Il rapporto del neurochirurgo dell'Ars Medica indagato
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"Fasulle? In 35 minuti
fatti tre atti operatori"
REDAZIONE CAFFÈ


Controllo ampliscopico. Incisione cutanea interspinosa. Apertura della fascia e scollamento della muscolatura paravertebrale. Posa di divaricatore autostatico… Così si legge all’inizio del rapporto operatorio del neurochirurgo della clinica Ars Medica, finito sotto inchiesta per la denuncia in procura dell’ospedale Civico e del Medico cantonale. Rapporto che il Caffè qui pubblica integralmente. Il neurochirurgo deve rispondere del reato di "lesioni gravi intenzionali". Il sospetto, stando alla denuncia ricevuta in procura, è che abbia effettuato degli interventi fasulli. I casi presi sotto esame al Civico, ovvero i pazienti che si sono rivolti all’ospedale dopo essere stati operati all’Ars Medica, sono quattro. Ma sinora ci si è concentrati sul primo. La verifica e l’operazione fatta all’ospedale di Lugano risale al primo di febbraio. La lettera di denuncia in procura è dell’8 febbraio. E così si legge: "I dati analizzati sono fortemente sospetti per un falso intervento". Da qui, da questo sospetto nasce l’ipotesi di reato di "lesioni gravi intenzionali". E se ciò dovesse essere dimostrato -sempre stando alla segnalazione del Medico cantonale - bisognerebbe, alla luce della documentazione, prendere in considerazione altre ipotesi di reato relative alla fatturazione.

Lo specialista reintegrato
L’altra sera, venerdì scorso, la clinica ha comunicato che - alla luce delle verifiche interne alla struttura e da quanto emerso dagli interrogatori (effettuati in procura dal 23 al 30 agosto - la direzione ha deciso di consentire immediatamente al neurochirurgo di riprendere la sua attività all’Ars Medica. Stando alla clinica gli interventi contestati "non sono affatto stati simulati, bensì effettivamente eseguiti".
Fermiamoci un attimo.
Gli interrogatori in procura cui fa riferimento la clinica sono, a quanto risulta al Caffè, quelli del chirurgo del Civico che ha effettuato l’intervento relativo al primo caso (dei quattro segnalati, tre sono stati eseguiti da questo neurochirurgo, uno da un collega).
Giovedì 29 agosto la procuratrice Marisa Alfier, titolare dell’inchiesta, ha interrogato il neurochirurgo dell’Ars Medica.
Venerdì 30 agosto a riferire in magistratura la propria versione dei fatti è stato il personale di sala dell’Ars Medica, dove il 26 ottobre dello scorso anno è stata operata la paziente protagonista del primo caso. Dovrebbe trattarsi, stando al rapporto operatorio, di due infermieri strumentisti, un aiuto strumentista, un medico anestesista e di un infermiere anestesista. In totale sei persone. Quindi i "numerosi interrogatori", a cui fa riferimento nel suo comunicato la clinica, dovrebbero essere quelli qui sopra elencati. Saranno interrogati altri specialisti del Civico e magari anche il Medico cantonale, Giorgio Merlani? La sua lettera di denuncia, datata 8 febbraio, è scritta alla luce dei risultati dell’intervento effettuato al Civico e delle verifiche fatte da un’équipe di esperti dell’ospedale luganese. Direttore scientifico, primario, viceprimario, direttore sanitario della struttura...

Il personale di sala
Torniamo alla decisione di reintegrare in clinica il medico. Si basa, come detto, sugli interrogatori del neurochirurgo indagato e del personale di sala dell’Ars Medica e su quello del neurochirurgo del Civico che è intervenuto sul primo e su altri due pazienti provenienti dalla clinica. Tra febbraio e fine luglio scorsi. Il neurochirurgo del Civico ha nella sostanza ribadito quanto appurato dall’équipe di esperti e comunicato al Medico cantonale (vedi articolo nella pagina accanto). Il neurochirurgo dell’Ars Medica avrà certamente illustrato ciò che risulta dal rapporto operatorio del 26 ottobre 2018. E cioè.
In sala non figura alcun medico assistente, sempre stando al Rapporto che oltretutto è anche utilizzato per la fatturazione. Erano presenti, così si legge, due infermieri strumentisti e un aiuto strumentista. Erano presenti inoltre un anestesista e un infermiere anestesista.
Qual è la diagnosi chirurgica indicata? "Stenosi osteolegamentosa L3 L4 sinistra, con cisti sinoviale, e L4 L5 sinistra".
Qual è l’intervento da effettuare? Si legge: "Foraminotomia L3 L4 sinistra con asportazione cisti sinoviale e foraminotomia L4 L5 sinistra".
In altre parole, la foraminotomia è un’operazione che allevia i sintomi della compressione della radice nervosa. Stando al rapporto operatorio gli interventi di foraminotomia necessari sono due. Uno tra le vertebre L3 L4 e uno tra le vertebre L4 L5. Sempre nella parte sinistra. Inoltre si parla dell’asportazione di "cisti sinoviale". Evidentemente una: cisti sinoviale, così sta scritto. Non è dato sapere al Caffè se la cisti fosse stata individuata precedentemente l’intervento o nel corso dell’operazione. La paziente al Caffè ha però detto di aver saputo di "due ernie" e solo successivamente all’intervento, informata dal neurochirurgo dell’Ars Medica.

I tempi dell’anestesia e dell’intervento
Il rapporto operatorio indica l’inizio dell’anestesia, quello dell’intervento e la fine. L’anestesia, con intubazione, è iniziata alle 11.45. L’intervento, sempre stando a quanto si legge sul rapporto, è iniziato alle 13.05 ed è terminato alle 13.40. In totale, così pare da quanto scritto ufficialmente, la sua durata è stata di 35 minuti.
In questo arco di tempo il rapporto operatorio descrive nel dettaglio cosa è stato fatto. Dieci righe che il lettore può vedere nella copia riportata in questa pagina.
Torniamo alla segnalazione del Medico cantonale. Gli esperti nel Neurocentro del Civico spiegano che la risonanza magnetica effettuata sulla paziente, prima della loro operazione, è perfettamente identica a quella realizzata prima dell’intervento all’Ars Medica. Circostanza questa che fa sorgere un primo interrogativo. Ma eccone subito un secondo. L’incisione, scrive nella sua segnalazione il Medico cantonale, è un po’ più alta rispetto al livello da operare. Stando al Civico tra L4 e L5 e non tra L3 e L4. È vero però, si legge nella segnalazione, che all’altezza di L3 e L4 figura un’incisione della cute e del tessuto sottocutaneo. "E poco altro". Poi si aggiunge, nella lettera inviata in procura, che "sia a livello L3 L4 che L4 L5 si osservano tracce di attività, ma nessuna compatibile con nessun tipo di intervento chirurgico con qualsivoglia indicazione sotto il profilo medico sanitario".

"INTERVENTO MAI REALIZZATO"
Il Medico cantonale, ed evidentemente anche gli esperti del Civico, in quei giorni di inizio febbraio non aveva a disposizione il rapporto operatorio (quello qui descritto), e lo ha pure comunicato alla procura. Ma aveva a disposizione "uno scritto del neurochirurgo dell’Ars Medica dove si affermava di aver praticato un foraminotomia L3-L4 e L4-L5". Intervento, così si è scritto nella denuncia in procura, "in realtà mai realizzato come dimostratoci in maniera assai convincente dagli specialisti".
Quindi… Durante l’interrogatorio il neurochirurgo ha spiegato ciò che sta scritto sul rapporto operatorio. Il personale di sala si suppone abbia confermato ciò che sta scritto sul rapporto operatorio. Il chirurgo del Civico ha nella sostanza confermato ciò che è riportato nella denucia del Medico cantonale. A questo punto si tratta di un vero e proprio giallo.
I risultati delle risonanze magnetiche dovrebbero essere indizi, se non prove, inequivocabili. Il filmato dell’operazione effettuata al Civico il primo di febbraio dovrebbe essere un indizio importante. Va da sé che la procuratrice Alfier, che per ora non ha comunicato nulla, potrà chiedere una perizia. E va da sé che forse solo dopo quest’ultima si potranno individuare dei punti fermi su quanto è accaduto e su quanto non è accaduto. Resta il fatto che la clinica ha deciso di reintegrare immediatamente il neurochirurgo, rilanciando la palla al Medico cantonale che nella sua denuncia ha parlato di "pericolo per la salute pubblica". Come dire: decidano altri se il neurochirurgo vada o no sospeso (alla sua attività era stato detto stop tre settimane fa dopo le rivelazioni del Caffè). r.c.
01.09.2019


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