Quali sono i settori "portanti" che cambieranno il cantone
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Visioni, paure e rischi,
ecco il Ticino del 2030
R.C.


Come sarà il Ticino del futuro prossimo? Cosa cambierà fra undici anni? Il Caffè ha provato a tratteggiare il cammino del cantone, a mettere a fuoco i possibili mutamenti sociali ed economici, con l’aiuto di quattro esperti che approfondiscono altrettanti settori che sono la spina dorsale di un possibile sviluppo. Sanità, formazione, innovazione e turismo. Settori cardine, attorno ai quali potrebbe ruotare quella "visione del futuro", come la definisce Renato Martinoni, per una vita professore ordinario di Letteratura italiana all’Università di San Gallo, sempre attento a cogliere le sfumature della sua terra.
Guardare lontano, cercare di capire cosa accadrà e come vivranno le nuove generazioni, non è un esercizio sterile. Vuol dire selezionare la linea d’azione, capire dove è necessario intervenire per disinnescare eventuali pericoli. Due anni fa a due docenti del Politecnico di Zurigo, Gerd Leonhard e Dirk Helbing, era stato chiesto dalla tv pubblica come immaginavano la Svizzera del futuro. E loro avevano individuato nelle tecnologie l’accelerazione di una serie di fenomeni che potrebbero stravolgere il mondo e l’organizzazione del lavoro con nuovi mestieri e con l’estinzione di altri. Ma la tecnologia potrebbe, avevano ipotizzato, toccare anche l’affettività e dunque la vita quotidiana. Già, chissà quali sorprese ci riserverà il domani.


L’analisi del professor Renato Martinoni sulle trasformazioni possibili
"Manca la visione di domanie questo rallenta i fenomeni"

"Il nostro territorio è piccolo ed è popolato da gente abituata a consuetudini e ritmi sedimentati nel tempo, che difficilmente possono essere scalfiti. Ecco perché io credo che il Ticino fra undici anni non sarà poi così diverso da quello di oggi", spiega Renato Martinoni, per anni professore ordinario di Letteratura italiana a San Gallo. "Una novità, ma non so se riuscirà a spezzare la divisione fra Sottoceneri e Sopraceneri, potrebbe arrivare dal nuovo collegamento fra Lugano e Bellinzona-Locarno con la galleria di base del monte Ceneri".
Per Martinoni, tuttavia, il Ticino è abituato a cambiare lentamente. "Siamo un Paese privilegiato e la paura di perdere quello che abbiamo accumulato è forte. Ecco perché preferiamo andare avanti con prudenza, rispettando certi equilibri, in una continuità conservativa che prevale rispetto alla voglia di cambiamento. In tutti gli ambiti della vita. D’altronde questa abitudine si evidenzia nel fatto che non riusciamo ad aprirci sia a nord che a sud". Renato Martinoni ricorda che all’Università di San Gallo "periodicamente ci si fermava per capire le visioni, cioè che cosa potrebbe succedere tra qualche anno. Ed è quello che dovrebbe fare la politica, avere visioni, cioè immaginare il futuro e dunque intuire i processi sociali, economici, culturali, in modo da poterli governare attraverso contenuti capaci di portare novità. Un modo, insomma, per capire cosa promuovere e cosa limitare. Invece vedo che si continua parlare di immigrazione e sovranismo, o di problemi laceri, che non portano ad alcun ragionamento". Ecco, secondo Martinoni, bisognerebbe incamminarsi verso il 2030 "almeno con l’auspicio di sollevare il dibattito interno. Culturale e politico".


La Sanità
Paolo Sanvido - Presidente Ente ospedaliero cantonale
"Un’offerta concentrata e un’alleanza coi privati contro la stretta dei costi"

"Ci avvicineremo ulteriormente alla creazione di un ospedale cantonale a valenza universitaria". Sarà questa per Paolo Sanvido, presidente dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc), la sanità del 2030. E più in dettaglio: "L’offerta di alcune discipline si concentrerà ulteriormente in un’unica sede - spiega -, come già avvenuto all’Eoc per altre discipline, penso alla chirurgia altamente specialistica, oncologia, neurologia/neurochirurgia, pediatria e cardiologia/cardiochirurgia. Mentre tutte le urgenze si consolideranno a Lugano e a Bellinzona per le cure oncologiche e pediatriche. Questo risponde a sollecitazioni politiche".
Insomma, la sanità dovrà tener conto di opportunità e sfide legate all’evoluzione, anche tecnologica, dell’offerta ospedaliera, e alla maggior mobilità grazie al potenziamento del trasporto pubblico. "Il cantone si avvia ad essere una città diffusa, la famosa Città Ticino", osserva Sanvido. Di conseguenza, il servizio pubblico assumerà un ruolo di leadership nel progetto di master in medicina. Anche perché "le circostanze e l’evoluzione generale impongono un dialogo più attivo dell’Eoc con l’offerta privata, che va anch’essa almeno parzialmente messa in rete". Un’altra opportunità che dovrà dunque essere sviluppata. "Solo insieme riusciremo a far fronte alla carenza di medici e alla costante pressione sui costi sanitari".
Un fatto è certo. I rendimenti diminuiranno molto, si andrà verso una concentrazione dell’offerta prevalentemente su strutture pubbliche. La politica sanitaria nazionale, da un lato impone la concentrazione della medicina acuta e altamente specializzata mentre, dall’altro chiede lo sviluppo di un’offerta ambulatoriale che costi meno. "Saremo quindi obbligati - riprende Sanvido - a continuare con il processo di concentrazione delle attività specialistiche. Necessario per ridurre il rischio di eventi avversi, dovuti alla perdita di competenze in quegli ambiti dove la casistica è insufficiente, cosa che possiamo affrontare con un’organizzazione di primariato e una presa a carico multidisciplinare".
La chirurgia a bassa complessità sarà sempre più eseguita ambulatorialmente negli ospedali di prossimità, che continueranno ad offrire cure stazionarie a minore intensità e terapie geriatriche e riabilitative. Vista la speranza di vita in crescita e il conseguente aumento della cronicità e della fragilità geriatrica. "La responsabilità del servizio pubblico sarà anche quella di evitare la frammentazione della presa a carico dei pazienti - conclude Sanvido -, la super-specializzazione dovrà essere gestita correttamente dal punto di vista organizzativo e assistenziale sul territorio.


Formazione
Boas Erez - Rettore Università della Svizzera italiana
"Sarà fondamentale continuare a formarsi inseguendo i mestieri"

"In una società come la nostra che diventerà sempre più interculturale sarà fondamentale che il mondo della formazione continua e di base sappia recepire le indicazioni dell’economia e offrire di conseguenza un’istruzione adeguata alla popolazione", spiega Boas Erez, rettore dell’Università della Svizzera italiana (Usi). E prosegue: "Le diverse proposte formative dovranno riuscire a intrecciarsi sempre più diventando complementari, in questo modo il Ticino avrà la possibilità di diventare una terra di competenze".
Mai smettere di studiare. È la visione del rettore. Una visione che però porta inesorabilmente ad alcuni interrogativi. Chi dovrà sostenere la formazione? Chi dovrà affiancare le persone nella ricerca di una formazione il più possibile adeguata all’evoluzione della società? Erez non ha risposte. "Prima di tutto occorre rendere evidente questa necessità, in seguito probabilmente dovrà essere trovato un equilibrio, giacché l’onere non potrà essere tutto sulle spalle delle persone, né delle istituzioni, così come delle imprese". Di sicuro non si potrà ignorare che il mondo continua a cambiare alla velocità della luce e che tenere il passo diventa sempre più importante. Anche perché le sfide non mancano. "Arriveranno delle migrazioni importanti - precisa il rettore - e come conseguenza di ciò si evidenzierà sempre di più un aspetto interculturale della società, che nello stesso tempo dovrà essere capace di coniugarsi con la digitalizzazione e con la sostenibilità".
Erez ne è convinto. "Se prenderemo sul serio queste dinamiche tra 10 anni avremmo fatto un buon lavoro". Tanto più che l’Università non è un organo separato dalla società. Ma ne fa parte. Erez cita un esempio. "Come ateneo oggi possiamo contribuire a formare i docenti che insegneranno nelle scuole elementari - sottolinea - se avremo fatto un buon lavoro, gli insegnanti a loro volta ci porteranno gli studenti universitari di domani. È un cerchio virtuoso".
Agire oggi per raccogliere i frutti in futuro, insomma. Ecco perché il rettore dell’Università della Svizzera italiana non parla dell’imminente Master in medicina, né della possibilità che la Facoltà di teologia sia incorporata all’Usi. "Il Master partirà l’anno prossimo - osserva - non rappresenta una visione per i prossimi anni". Il discorso non cambia per la Facoltà di teologia. "Quando troverà il suo posto nell’Università della Svizzera italiana, la Facoltà di teologia andrà a rafforzare il polo universitario ticinese. Ecco perché non parlerei di una vera e propria sfida per la formazione. Le sfide vere sono altre. Spero davvero che si possibile coglierle per il bene del cantone".


Innovazione
Luca Gambardella - Direttore Istituto Dalle Molle (Usi-Supsi)
"Dobbiamo fare squadra, coinvolgere più soggetti se vogliamo crescere"

"È difficile ipotizzare quale sarà il settore trainante, di successo, fra 10 anni. Dobbiamo avere visioni concrete, porci obiettivi realizzabili, facendo in modo che la ruota dell’innovazione continui a muoversi coinvolgendo più soggetti", dice Luca Maria Gambardella, direttore Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale (Usi-Supsi).
L’economia ticinese, che nel corso dell’ultimo decennio, stando ad uno studio dell’istituto di ricerca di Basilea Bak Economics, ha avuto una crescita per alcuni versi sorprendente, mostrando una notevole capacità di adattamento, superando le crisi e le difficoltà settoriali, sta facendo un salto di qualità.  
"Siamo competitivi a livello svizzero. Per il futuro dobbiamo continuare con questo processo d’innovazione e di digitalizzazione in modo dinamico se vogliamo perseguire risultati economici interessanti - aggiunge Gambardella -. Registro un grande interesse del settore bancario nell’implementazione del digitale. Digitalizzazione che diventa sempre più fondamentale per le industrie che hanno una  necessità di combinare la precisione elvetica con una maggior competitività".
L’innovazione non riguarda solo i campi tradizionali dell’industria e del bancario, coinvolge il turismo, il settore della moda, la scuola, la formazione permanente.  "La stessa digitalizzazione da sola non basta, bisogna fare squadra coinvolgendo i vari settori economici, le aziende, la Camera di commercio, ma anche la popolazione, i media, le amministrazioni comunali, le città. Lugano ad esempio con il Digital Day sta già facendo molto", precisa Gambardella. Isolati non si fa nulla.  
"Non si tratta di inseguire la moda, le nuove tecnologie sono necessarie non solo per vivere meglio, servono per produrre reddito. Vedo molti settori maturi per questo salto tecnologico. Registro un flusso positivo, aziende che vengono, progetti che partono, alleanze che si creano. Occorre continuare con questo slancio".
L’innovazione resta centrale nello sviluppo di molti settori (ha coinvolto Ticino Turismo con il progetto Desy) ma deve  andare di pari passo con la formazione. Gli imprenditori e le aziende devono poter disporre di personale con una formazione adeguata. "Un  obiettivo su cui Usi e Supsi con il Dipartimento delle tecnologie innovative stanno facendo molto, rinnovando i piani di studi, istituendo master adeguati, come quello sull’intelligenza artificiale all’Usi - conclude Gambardella -. C’è una tensione da parte di tutti verso questa nuova frontiera dell’innovazione tecnologica, sia per quanto riguarda la formazione di base che per quella continua".


TURISMO
Angelo Trotta - Direttore Agenzia turistica ticinese
"Abbiamo cinque sfide da affrontare e vincere per rilanciare il settore"

"Il turismo è - e resterà - una carta fondamentale nella strategia di sviluppo del Cantone. Sia per l’indotto economico, che già oggi rappresenta il 10% del Pil, sia per l’occupazione, per le professioni connesse". Angelo Trotta, direttore dell’Agenzia turistica  ticinese, ha le idee chiare sul quel che ci vuole per rilanciare il settore. A metà ottobre presenterà un bilancio dei suoi primi 100 giorni e le linee strategiche che intende adottare per lo sviluppo del turismo che l’anno scorso ha registrato - in controtendenza rispetto al resto della Svizzera - una flessione di pernottamenti.
Ne anticipa alcuni aspetti per il Caffè: "Il nostro obiettivo è senza dubbio quello di aumentare le presenze turistiche. Abbiamo una capacità ricettiva superiore a quella effettivamente utilizzata. Più quantità, ma anche un aumento di livello, di qualità delle presenze. In sostanza, alla domanda quale sarà il turismo del 2030, rispondo che sarà un turismo che abbinerà quantità e qualità, che sarà diversificato su più segmenti, certamente più giovane, più fashion, ma anche più verde, più attento alla riscoperta dell’ambiente, del territorio, della gastronomia, insomma della nostra unicità". Non solo rivolto agli svizzero tedeschi, che sono sempre i benvenuti, ma anche agli extraeuropei. "Il turismo di oggi - aggiunge Trotta - è confrontato con cinque macrotendenze: tecnologia, personalizzazione,  sfida ambientale, autenticità, mobilità". Per la tecnologia, per la digitalizzazione è già partito il progetto  Desy (acronimo di Digital Destination Evolution System), che ha l’obiettivo di "profilare" il turista, sapere come si comporta, cosa visita, cosa fa, così da poter predisporre dei pacchetti individualizzati (o quasi). "Inoltre vogliamo comunicare in maniera sempre più social, interagendo con i turisti - aggiunge Trotta -consapevoli che l’obiettivo dell’aumento delle presenze non deve andare a discapito dell’ambiente". La sfida è conciliare quantità con qualità ambientale. "Vogliamo sviluppare il turismo verde, delle escursioni, delle bici, della riscoperta della qualità ambientale".
Non solo, in un mondo più globalizzato, la risposta ticinese punta sull’autenticità, sulla valorizzazione enogastronomica, dei sapori e saperi del Ticino. "Quanto al livello di mobilità, che avrà una svolta con il tunnel del Ceneri - conclude Trotta -,  stiamo lavorando bene con il Cantone. Oggi con Ticino ticket, il turista che pernotta in Ticino anche solo per un giorno può viaggiare gratuitamente per tutto il cantone. Stiamo lavorando alla versione 2 di Ticino ticket, per ampliarla al settore culturale, possibilmente digitizzandola".
15.09.2019


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19.09.2019
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