Un mercato sanitario enorme che spinge a consumare
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Offerta e tanti 'partner'
fanno crescere i premi
PATRIZIA GUENZI


Più c’è offerta, più c’è domanda e più si spende. Anche nella sanità funziona così. E, rispetto alla media svizzera, in Ticino c’è un’alta densità di farmacie, una rete ospedaliera decentralizzata e con un numero di letti superiore (5.52 per mille abitanti, 4.51 in Svizzera), un più alto tasso di densità di medici (31 per 10mila abitanti, 26 in Svizzera), una popolazione più anziana e meno sana e, infine, una mentalità, quella latina, che spingerebbe a "consumare" più sanità. Una realtà fotografata da Santésuisse, organizzazione mantello delle casse malati. Tra le cause del costante aumento dei premi in Ticino, c’è che ogni voce di spesa è superiore alla media svizzera (vedi grafico a lato). "Molta offerta ma anche troppi ‘partner’ indipendenti, nel senso di soggetti giuridici - osserva Carlo De Pietro, docente al Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale alla Supsi -. Un sistema istituzionale eccessivamente frammentato. Per cui il Cantone fatica ad avere un interlocutore unico con cui concordare un certo tipo di offerta, organizzazione, qualità, controlli". E lo stesso per i medici, i centri di fisioterapia, radiologia, le farmacie. Stefan Felder, economista sanitario e professore all’Università di Basilea, aggiunge un altro elemento: "L’assicurazione di base ha un ventaglio troppo ampio di prestazioni rimborsate".  
In vent’anni la spesa per la sanità in Svizzera è più che raddoppiata: 40 miliardi di franchi nel 1999, oggi si sfiorano gli 83 miliardi. Una cifra da capogiro. Il Ticino è tra i cantoni che per il 2020 ha registrato l’aumento maggiore dei premi (in media il 2,5%). Penalizzato da una popolazione in là con gli anni e più malata, dove, nel 2018, i costi pro capite sono cresciuti del 2.2% rispetto al 2017. "Ma anche un cantone - sottolinea Luca Crivelli, direttore del Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale alla Supsi - che sino ad oggi non ha granché promosso dei modelli di reti integrate di cura, soprattutto per i pazienti cronici. Favoriscono la qualità  e abbassano le spese. Inoltre, servirebbe una miglior connessione tra i vari settori di cura".
Intanto, soprattutto in Ticino, i pazienti si muovono in un enorme shopping center della salute, che li spinge a consumare sempre di più. Che fare? Alzare le franchigie, eliminare alcune prestazioni dall’assicurazione di base? "I pazienti già pagano abbastanza di tasca loro - replica De Pietro -. Non è imponendo a tutti franchigie più elevate che si risolve il problema". Piuttosto, riprende il professore, "non si devono snobbare alcuni argomenti, alcune soluzioni, anche se a prima vista non sembrano così incisive. Tutto aiuta. E le proposte del ministro della Sanità sono condivisibili". Ovvero, ripristinare la possibilità per i cantoni di avere più informazioni dall’Ufficio federale della sanità (in passato era possibile); in settimana l’ha chiesto anche il consigliere nazionale Giovanni Merlini a nome della Deputazione ticinese alle Camere. Inoltre, la riduzione delle riserve di un assicuratore se reputate eccessive. Infine, i premi devono essere conformi ai costi.  
Sia chiaro, una soluzione miracolosa non esiste. Altrimenti non saremmo a questo punto. Tra i vari suggerimenti, per De Pietro è urgente anche metter mano alla pianificazione, alzare l’asticella della qualità di tutti gli attori in campo, chiedendo  più ragionevolezza. "Il Cantone deve utilizzare tutte le leve che ha a disposizione - dice De Pietro -. Ad esempio usare al meglio lo strumento del contratto di prestazione, lavorando su condizioni di qualità; migliorare la condivisione dei sistemi informatici tra i vari partner". Una misura incisiva, secondo Comparis, è quella di "rimborsare i medici che curano pazienti cronici o anziani con un forfait" (vedi a lato). Ipotesi sottoscritta da Stefan Felder: "Giusto, visto che più prescrivono più guadagnano". Ma soprattutto, insiste Luca Crivelli, "bisogna ridurre la frammentazione dell’offerta. Non per niente in questa tornata i cantoni che hanno registrato un minor aumento dei premi sono proprio quelli che hanno investito nelle reti integrate di cura".
Infine si potrebbe pure risparmiare su quel 30% di prestazioni sanitarie giudicate inappropriate. Frutto, come detto, del fatto che la sanità è il settore economico di più largo consumo di beni e di servizi, in cui regna la complessità, l’incertezza, un’informazione imperfetta. E in cui la qualità è poco misurabile. Fattori, questi, che rendono praticamente incontrollabile il sistema e difficilmente criticabile l’azione di tutti gli attori coinvolti.
pguenzi@caffe.ch
29.09.2019


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