Voci di lavoratori favorevoli e contrari al salario minimo
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Venti franchi l'ora
possono (non) bastare
MAURO SPIGNESI E ANDREA STERN


Se Mauro Paluello si guarda alle spalle, lui che è arrivato a un passo dalla pensione, e ripensa a tutti i mestieri che ha fatto nella sua vita, gli basta un piccolo calcolo per rispondere alla domanda: "Quanto dovrebbe essere il salario minimo? Per vivere dignitosamente in Ticino almeno 25 franchi lordi all’ora. Esclusa l’indennità vacanze. Lo sanno tutti, sotto questa cifra si vive, per carità, ma facendo i salti mortali. Basta una spesa non preventivata e sono dolori". Paluello ha lavorato a lungo nel settore informatico e in quello della sicurezza privata, insegnando anche ai corsi per nuovi agenti. Spesso in situazioni precarie, su chiamata, pagato all’ora. "La precarizzazione - dice - è la forma più snervante del lavoro. È la mancanza di certezza che non ti permette di guardare al futuro. Vivi alla giornata".
Probabilmente le speranze di Paluello e di quelli che come lui sperano d’essere pagati almeno 25 franchi all’ora, non si concretizzeranno. I componenti della Commissione della gestione del Gran consiglio, da destra e da sinistra, stanno convergendo su 20 franchi orari. Ed è probabile che alla fine, forse anche prima di Natale (e dopo anni di dibattito) si trovi un accordo. Un accordo che riguarda da 12 a 16mila lavoratori. Ma 20 franchi possono bastare? "È più o meno il salario di base che già oggi viene offerto agli operai non qualificati - dice Sascha Lorenzi, 46 anni, operaio meccanico che vive nel Malcantone -. Ci sono datori di lavoro che pagano qualcosina di più, altri di meno, specialmente nel Mendrisiotto".
Il salario minimo di 20 franchi l’ora non sarebbe una rivoluzione, dunque. "No - afferma Lorenzi -, ma forse permetterebbe di favorire i residenti perché il datore di lavoro sceglierebbe il personale in base alla qualità, non al costo". Residenti che comunque con 20 franchi l’ora non potrebbero concedersi grandi sfizi. "Sono sufficienti se si vive da soli e senza lussi - sostiene ancora Sascha Lorenzi -. Se però uno ha famiglia, allora deve per forza chiedere gli aiuti allo Stato, altrimenti non ce la fa. Inutile girarci intorno".
In questi anni di dibattito, di proposte e controproposte, di votazioni popolari (nel 2015), in Gran consiglio si sono arenate tutte le ipotesi di introdurre una garanzia contro dumping e precariato per i lavoratori dei settori sprovvisti di contratti collettivi. Operai, impiegati e tecnici, che spesso sono pagati molto, ma molto meno rispetto ai venti franchi all’ora che già consentono a malapena di vivere in Ticino, seppure con l’aiuto di integrazioni cantonali, a cominciare da quelle sulla cassa malati. Eppure per lungo tempo il dibattito si è concentrato proprio sul limite di 20 franchi, su chi voleva pagare meno e chi di più. I Verdi (ma anche i socialisti) hanno alzato la posta in gioco: 21,50 franchi. Ora la maggioranza della Commissione sarebbe pronta a dire sì ai 20 franchi all’ora ma consentendo alle aziende un periodo di tempo (si parla due o tre anni) per organizzarsi e mettersi a regime.
Ma alla fine basteranno questi bendetti 20 franchi all’ora? "Certe paghe sono accettabili se, come me, non si deve pagare l’affitto - osserva Giacomo Casalini, ventenne di Lugano, che dopo aver lavorato come operaio edile sta ora facendo un apprendistato di montatore di sanitari -. Vivendo ancora dai genitori, io potrei benissimo accettare un salario di 20 franchi l’ora. Ma la mia intenzione è di prendermi un appartamento mio. Anche per questo ho intrapreso un nuovo, interessante apprendistato. Quando sarò diplomato, potrò chiedere una remunerazione migliore".
Se Giacomo Casalini, come Sascha Lorenzi e Mauro Paluello, e con loro da 12 a 16mila lavoratori che verrebbero toccati dalla misura sperano di avere un salario dignitoso, il mondo dell’economia continua a dividersi (vedi articolo a fianco). Eppure il Gran Consiglio nella primavera del 2015 aveva approvato l’iniziativa popolare dei verdi "Salviamo il lavoro in Ticino!", che poco dopo era stata approvata anche in votazione con il 54,7%. Da allora tante parole e basta.
Sono state inanellate una proposta dietro l’altra. I socialisti, ad esempio, in partenza hanno lanciato l’idea di una base oraria con una forchetta da 21 a 21,50 franchi. Che tradotto in busta paga vuol, dire un salario mensile di 3’866 franchi lordi. Bastano, per vivere? È una domanda costante.
Basta una paga che parte, che gira attorno alla cifra dei 20 franchi orari? "Un passo avanti, seppur piccolo, è sempre meglio che un passo indietro - dice Nadia Mazzi, 46enne di Locarno, che dopo aver lavorato in fabbrica per paghe inferiori al futuro salario minimo sta ora facendo una riqualifica -. Ma tra 18, 19 o 20 franchi l’ora non cambia tanto. Si continua a fare fatica. Per vivere tranquilli ci vorrebbero almeno 25 franchi all’ora". E qui si torna all’inizio, alla proposta lanciata da Mauro Paluello e maturata in quasi quarant’anni di lavoro.
astern@caffe.ch / mspignesi@caffe.ch
20.10.2019


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