Eoc, Supsi e centri scientifici dettano le nuove strategie
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Sulla ricerca scientifica
un'alleanza per il futuro
PATRIZIA GUENZI


Come i colorati cubetti del Lego, i poli della ricerca biomedica si stanno scomponendo per ricomporsi in modo più razionale. L’obiettivo, con il coordinamento dell’Università della Svizzera italiana (Usi), è quello di raggruppare per ottimizzare. Alcune settimane fa i principali protagonisti della "ricerca biomedica", appunto, hanno sottoscritto un accordo atto a tratteggiare una strategia di lavoro quantomeno nel medio termine. Dopo le discussioni e le polemiche attorno allo stabile Mizar a Molino Nuovo, in parte archiviate dopo l’accordo tra Ente ospedaliero cantonale (Eoc) e Cardiocentro, si tratta ora di incastrare fra loro i "cubetti" colorati, così da non disperdere risorse, soprattutto alla luce degli investimenti effettuati fino ad ora.
La ragione principale delle difficoltà finanziarie del Cardiocentro è dovuta agli investimenti milionari (mediamente 5 milioni l’anno dal 2014) per la ricerca scientifica, fatta attraverso la Fcre, ovvero la Foundation for Cardiological Research and Education. Da Taverne tutto o quasi avrebbe dovuto concentrarsi nel palazzo Mizar. Una spesa di oltre 40 milioni che avrebbe coinvolto la Città di Lugano e il Cantone. Un impegno finanziario quasi insostenibile per il Cardiocentro. Da qui discussioni, progetti, polemiche. Ora grazie a quella "piattaforma girevole" che è sempre più l’Università e il suo rettore, Boas Erez, gli attori della ricerca biomedica hanno e stanno individuando un nuovo futuro. Più sostenibile dal punto di vista economico e, si spera, in grado di valorizzare le vere "eccellenze".
Ente ospedaliero cantonale, Fcre, Istituto di ricerca in biomedicina (Irb), Institute of Oncology Research (Ior), Scuola Universitaria professionale (Supsi) e, come detto, l’Università, hanno tracciato, naturalmente tenendo conto anche del palazzo Mizar, una strategia di sostegno della ricerca biomedica nel cantone. I cubetti rossi con quelli rossi, i cubetti gialli con quelli gialli… cercando di individuare spazi e infrastrutture adeguate per gli uni e per gli altri. Per i rossi, per i gialli, per i blu… A Bellinzona, l’Istituto di ricerche in biomedicina (Irb) e l’Institute of Oncology Research (Ior) - parte dell’Istituto oncologico della Svizzera italiana (Iosi) - tempo un anno circa avranno nella capitale un nuovo stabile. Il trasloco di questi due istituti di ricerca libererà gli attuali spazi occupati in via Murate e in via Vela. Sono in corso trattative per definire con la proprietà i possibili futuri accordi, così da poter utilizzare e adattare questi spazi per altre attività di ricerca. Per esempio, trasferendo da Taverne ciò che attualmente costituisce la ricerca della Fcre legata al Cardiocentro. Anche l’Ente ospedaliero svolge a Taverne della ricerca scientifica. Qui si trova il Laboratorio di neuroscienze biomediche. Il tutto, questa è una possibilità, potrebbe essere trasferito a Bellinzona entro un anno e mezzo.
Nel rimescolamento dei "cubetti della ricerca" anche l’intenzione di non insediare a Lugano, nel palazzo Mizar, uno stabulario (un laboratorio per la ricerca scientifica sugli animali). Fra i vari progetti che si sono accavallati per il Mizar, la scorsa estate ha preso piede (ed è oggi un’idea concreta) l’ipotesi che il Dipartimento dell’educazione insedi al pian terreno e al primo piano una scuola media. È pura opportunità, quindi, evitare la presenza dello stabulario a Lugano. Il laboratorio per la ricerca sugli animali potrebbe dunque svilupparsi negli attuali spazi dello Ior a Bellinzona, dove già ne esiste uno, in via Vela 6 quindi, e un altro è previsto nello stabile in costruzione.
Si tratta ora di definire i dettagli dei nuovi e vecchi spazi e delle nuove e vecchie attività. Di individuare soprattutto le ricerche da sviluppare a Bellinzona e come utilizzare la "camera bianca" (detta anche "laboratorio pulito") attualmente al Cardiocentro.
Il progetto congiunto per la ricerca biomedica terrà soprattutto conto, come detto, sia degli importanti investimenti finora effettuati sia delle possibilità attuali e, soprattutto, future. Come si ricorderà l’accordo fra Ente ospedaliero e Cardiocentro, firmato la scorsa estate, prevede che la Fcre, la fondazione di ricerca legata al Cardio, venga separata amministrativamente e gestionalmente dal "nuovo" Cardiocentro integrato nell’Ente. L’Ente non potrà garantire un impegno finanziario così importante. Si pensi che dei 5 milioni l’anno confluiti dal Cardio alla Fcre, circa 1 milione era ed è utilizzato per la manutenzione di sofisticati macchinari.
pguenzi@caffe.ch
09.02.2020


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