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Sotto accusa l'immobilismo del sindaco leghista
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La Grande Lugano
è al collasso
LIBERO D'AGOSTINO


Dove vanno le città? E che progetti hanno messo in piedi per ridisegnare il loro futuro? Il Caffè - ad un mese e mezzo dalle elezioni comunali -  inizia una serie di quattro puntate per tratteggiare la personalità, le ambizioni, gli aspetti economici e sociali dei principali centri del cantone, quelli che dovrebbero comporre e trascinare la "Città Ticino" in un gioco di sfumature culturali e identitarie. Ma anche di servizi. Dai trasporti alla scuola, dai piani di sostenibilità alla pressione fiscale. Insomma, alle strategie per proporre a chi va ad abitarle, queste città, una qualità della vita ad alto livello. Perché alla fine il valore aggiunto di una città sta tutto qui. Perché andare a vivere a Lugano piuttosto che a Bellinzona, a Locarno o a Mendrisio? La città funziona da calamita, deve avere una sua forza attrattiva altrimenti perde abitanti, come ha fatto in questi anni Lugano di cui parliamo in questo servizio che apre la serie. Dove da una parte si tratteggia il presente, le sue difficoltà e i suoi successi, e dall’altra si mostra il rovescio della medaglia raccontato dai protagonisti, i sindaci.  (1. continua)

Realizzato il Lac, il nuovo centro culturale, si è fermato tutto. Non si è mosso un solo mattone per i due grandi progetti, pensati già dieci anni fa, che dovevano cambiare il volto di Lugano: il Polo sportivo di Cornaredo e il Polo turistico congressuale di Campo Marzio. Un aeroporto ormai appeso al filo di due referendum che vorrebbero trasformarlo in "un campo di patate" e un piano viario che ha seminato il caos e crocefisso i commerci. Una Città immobile, che ha perso la fiducia in se stessa. La Grande Lugano rattrappisce. Si svuota e invecchia. Colpa di chi? Del sindaco Marco Borradori e degli altri due municipali leghisti, Lorenzo Quadri e Michele Foletti, impegnati solo a far quadrare i conti ma senza piani di rilancio, accusa il Plrt luganese.
Borradori, "non è all’altezza" della carica, ha tuonato Karin Valenzano Rossi, capogruppo liberale radicale in consiglio comunale; "il trio leghista ci ha trascinato in un pantano", ha rincarato Rocco Olgiati. A meno di due mesi dalle elezioni di aprile, la macchina elettorale si è messa in moto e non si risparmiano colpi. Dal fragore delle polemiche emerge sconfortante l’immagine di una Lugano incapace di progettare il suo futuro, di un municipio, a maggioranza relativa leghista, che non ha un’idea di sviluppo per la Città. Ma sarebbe scorretto attribuire immobilismo e mancanza di progettualità solo alla Lega. Dal 2013 nell’esecutivo ci sono anche un vice sindaco e un municipale del Plrt. "Con loro in sette anni abbiamo condiviso il 99% delle decisioni, spesso senza nemmeno bisogno di votare", ha replicato duro Borradori.
La verità è che scomparso Giuliano Bignasca, il padre padrone della Lega, e uscito di scena l’ex sindaco plrt Giorgio Giudici, Lugano ha perso la capacità di reinventarsi, di sognare. Anche a costo di lasciare nelle casse cittadine un debito da un miliardo di franchi. Per la fatale legge del contrappasso a Bignasca, che rimproverava "il braccino corto" a chi non voleva spendere per la città, è succeduto Foletti, il guardiano di ferro delle finanze comunali. Oggi la Lega può vantarsi di aver risanato i bilanci, dopo aver seminato però fin troppi allarmi e paure sul crac finanziario, mortificando per anni ogni velleità di modernizzazione di un polo urbano rimasto per di più ingabbiato in 21 piani regolatori. Ma è mancata soprattutto, e non solo nella Lega, la capacità di leggere i profondi cambiamenti che stavano scompaginando il tessuto sociale e l’economia, col ridimensionamento della piazza finanziaria, minando nelle fondamenta la Grande Lugano. Chi ha segnalato il pericolo è rimasto inascoltato.
Mentre negli altri cantoni le città crescono, qui invece dal 2014 si perdono abitanti: altri 565 in meno nel 2019, (108 solo nel centro). Nel 2015 si contavano 68.677 residenti, ora poco più di 67mila. Il saldo demografico resta negativo: l’anno scorso  506 nascite contro 717 decessi. La fascia di età più numerosa è quella tra i 50 e 59 anni e il tasso di anziani è tra i più elevati in Svizzera. Da Lugano, anche a causa degli affitti troppo alti, si va via. Si trasloca addirittura verso Bellinzona, un’emorragia destinata ad intensificarsi con l’apertura della galleria ferroviaria del Ceneri. Ma si continua a costruire, sebbene ci siano già più di mille appartamenti sfitti (oltre 2.100 in tutta la regione). Facendo scempio anche di ciò che resta delle eleganti residenze borghesi e di altri pregevoli edifici dell’inizio del secolo scorso, che ancora riuscivano a dare un’aura di storia e signorilità alla città. ldagostino@caffe.ch
23.02.2020


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