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Le ipotesi di contagio del direttore della clinica Moncucco
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"Da ottobre il coronavirus
riprenderà la sua corsa"
PATRIZIA GUENZI


Una montagna, una vetta o una collina. Poche ore prima dell’apertura di tutte le attività - era lo scorso 11 maggio -, da Berna al Ticino le ipotesi sull’andamento del coronavirus prevedevano tre scenari e una speranza. Un picco improvviso dei contagi; una ripresa progressiva; un aumento importante dei casi ma ancora gestibile a livello di strutture ospedaliere; una risalita graduale. Quest’ultima la speranza, contenuta anche in uno studio, riferito al Ticino, del direttore della Clinica Luganese Moncucco, condiviso con l’Ente ospedaliero e lo Stato maggiore, che in quel periodo stava ancora gestendo l’emergenza. "Penso che il virus si potrà tenere sotto controllo per un paio di mesi. Ma da ottobre no, a quel punto temo che il coronavirus riprenderà la sua corsa", dice al Caffè Christian Camponovo, direttore della Moncucco. Complice, probabilmente, anche la fine della bella stagione, la vita all’aperto.
Per ora i numeri, a quasi due mesi dalla ripresa di tutte le attività, non si possono definire allarmanti. Preoccupanti, però, sì. Soprattutto a  livello federale, visto che nel giro di una settimana i casi positivi sono raddoppiati. In Ticino la situazione è, per ora, più tranquilla. "Rispetto ad altri cantoni ho notato un maggior rispetto delle regole", dice Camponovo. Fatto è che lo scorso giovedì, dopo parecchi giorni con zero o al massimo un caso, in Ticino si sono registrati cinque contagi, il giorno dopo sette. E, sempre in settimana, in un ritrovo pubblico di Bellinzona è entrata una recluta risultata poi positiva al test che ha costretto le autorità a intervenire: rintracciare tutti gli avvventori, sulla base dei dati consegnati al responsabile del locale (purtroppo molti risultati fasulli), e a mettere in quarantena oltre 300 persone.  "La difficoltà sta proprio nell’isolare il più velocemente possibile chi ha avuto contatti con un soggetto positivo. Più i numeri sono grandi, più è complicato. Il rischio è tornare alla situazione di marzo, con una crescita esponenziale dei contagi".
Anche per questo il Consiglio federale ha introdotto alcune misure. Ma già alcuni cantoni stanno correndo ai ripari, tra cui il Ticino. Qui alcuni locali hanno preferito richiudere. "Bisogna insistere sulla prevenzione per scongiurare un altro blocco del Paese - dice Camponovo -. Che, non dimentichiamolo, qualche conseguenza su quei pazienti cronici che necessitano di costanti cure mediche l’ha avuta".
Evitare un secondo lockdown, dunque. "Anche se mi chiedo però quale sarebbe l’alternativa - osserva Camponovo -. Sapere oggi quali sono le giuste misure per evitare una pandemia bis non è facile". Anche per questo, in molti avevano criticato l’eccessiva velocità di Berna nel riaprire tutto. "Serviva più prudenza, riprendere poco alla volta le attività. Oggi ci permetterebbe di individuare con più facilità cosa sta incidendo di più nella diffusione", osserva Camponovo.
Una montagna, una vetta o una collina. Comunque vada le strutture sanitarie sono pronte. E alla Moncucco la guardia resta alta. Visite limitate e rigidi controlli all’entrata della clinica. "Molti visitatori fanno fatica a capire il motivo, visato che, ad esempio, si può andare in discoteca liberamente", commenta Camponovo.
Tuttavia, per scongiurare lo scenario peggiore, quello che ci riporterebbe tutti alla casella numero 1 in un perverso gioco dell’oca, è fondamentale l’assoluto rispetto delle misure di sicurezza. Nella speranza che l’Organizzazione mondiale della sanità si sbagli prevedendo che "il peggio deve ancora arrivare".
04.07.2020


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