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La seconda ondata potrebbe rendere insufficienti i letti
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Lo scenario Covid peggiore
mettera in difficoltà le corsie
PATRIZIA GUENZI


La risposta della rete sanitaria ticinese certamente ci sarà e già c’è alla seconda ondata pandemica. Ma le previsioni - oggi molto incerte sebbene la rapida crescita dei contagi in questi ultimi giorni e ore già sembra dire che le cose non stanno andando per il verso giusto - ma le previsioni, dicevamo, potrebbero concretamente mettere in difficoltà quanto sino ad oggi approntato. Attualmente la Carità è pronta ad ospedalizzare 120 pazienti contagiati e 42 in cure intensive. La Moncucco 100 in reparto e 19 in terapia intensiva.
Christian Camponovo, direttore della Clinica Luganese Moncucco e autore di un rapporto confidenziale interno che traccia le previsioni future (vedi articolo a pagina 3), è preoccupato: "Come ci si può rendere facilmente conto facendo due somme, la disponibilità di posti letto e di postazioni in terapia intensiva a disposizione è inferiore a quella ‘utilizzata’ in primavera. Ciò vuol dire che la rete oggi prevista sarà insufficiente se a verificarsi sarà il primo scenario, ovvero quello peggiore, quello con una diffusione incontrollata dei contagi. Un aumento importante del numero totale di ammalati come quello prospettato nello scenario uno, il peggiore, non potrà essere gestito con quanto deciso dal governo". Le parole di Camponovo, nero su bianco sul rapporto confidenziale, destano preoccupazione. "La clinica, l’Ente ospedaliero cantonale e anche altre strutture private potranno in questo caso (ndr. scenario peggiore) essere obbligate a fare importanti sacrifici per far fronte ai bisogni della popolazione".
Ed eccoci al punto dolente della riflessione: "Essendo le risorse limitate, qualora si dovesse realizzare lo scenario peggiore, sarà necessario fare dei compromessi tra la qualità delle cure e la quantità di pazienti ricoverati. Il rapporto tra produttività e qualità delle prestazioni non potrà essere quello abituale e dovrà essere oggetto di attente analisi e condivisione con le altre strutture coinvolte". Insomma, non tutti i pazienti potranno essere ospedalizzati e curati.
Certo è, scenario uno o scenario due, che la rete sanitaria dovrà al più presto, entro una manciata di giorni, attrezzarsi per far fronte a ciò che le linee di previsione dicono. "Dobbiamo essere pronti a gestire in regime ambulatoriale e stazionario molti più casi di quanti pensiamo e anche a far fronte a necessità che fino ad oggi abbiamo sempre gestito con una certa ‘facilità’. La paura delle persone potrebbe, ad esempio, far aumentare notevolmente la pressione sui pronto soccorso, la constatazione che di Covid si continuerà a morire e il dubbio sul quale sia il virus da cui si è stati infettati (influenza stagionale o Covid) potrebbe portare molte persone a rivolgersi a un medico o a una struttura sanitaria".
C’è un altro aspetto, importante, sottolineato da Camponovo. "A differenza di quanto successo a marzo, quando la pandemia aveva colpito una manciata di nazioni, ora è tutto l’emisfero nord e altri paesi faticano a ‘liberarsi’ dal virus. E così per la Svizzera. Il Covid potrebbe toccare un po’ tutti i cantoni e non limitarsi, come durante la prima ondata, a pochi cantoni. Ciò potrebbe quindi rendere difficoltoso l’approvvigionamento di materiali, farmaci, apparecchiature... Inoltre, la forte diffusione del virus, oltre a far aumentare esponenzialmente i consumi di alcuni beni e rendere assai improbabili gli aiuti tra le regioni, potrebbe causare importanti limitazioni nella produzione".
p.g.
17.10.2020


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