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Prime richieste di Ars Medica al Dss per il neurochirurgo
Immagini articolo
"Il danno economico
è di un milione di franchi"
R.C.


Sono molte pagine. E sono arrivate un mese fa, giusto in tempo perché non scadessero i termini. Un anno, più o meno un anno dalla chiusura delle corsie sanitarie in tutta la Svizzera per l’emergenza coronavirus. Era questo il termine che la clinica Ars Medica di Gravesano - come la Sant’Anna di Sorengo appartiene al gruppo privato Swiss Medical Network - doveva rispettare per avanzare una richiesta di risarcimento danni.
Febbraio-marzo di un anno fa. Sino ad allora, secondo la clinica, danni di immagine e, di conseguenza, economici. La richiesta è arrivata al Dipartimento sanità e socialità (Dss) e all’Ente ospedaliero cantonale. Circa 1 milione e 100mila franchi (da devolvere a "Genolier Foundation", fondazione a scopo benefico appartenente allo stesso gruppo).
Perché la richiesta? Perché nell’agosto del 2019, a dire della clinica, la pubblicazione sui media dell’apertura di un’inchiesta penale a carico di un neurochirurgo che operava all’Ars Medica, ha causato, appunto, un danno. Era ed è sotto inchiesta perché sospettato di aver effettuato "falsi interventi".
L’inchiesta è stata svelata all’inizio di agosto 2019 dal Caffè e, in verità, a distanza di due-tre settimane il procedimento penale ha concretamente preso avvio con i primi interrogatori. Perché sino ad allora, e dal febbraio di quello stesso anno, più o meno tutto era rimasto fermo. Come prevede la Legge sanitaria l’ospedale Civico aveva segnalato al Medico cantonale i casi di alcuni pazienti su cui era intervenuto in precedenza il neurochirurgo al centro della vicenda (pazienti che sofferenti e scontenti si erano, appunto, rivolti al Civico). Dopo alcuni esami, e quattro casi segnalati tra febbraio e luglio 2019, si era giunti ad una conclusione inquietante. Un gruppo di esperti del Neurocentro del Civico ha coinvolto, come da prassi, il Medico cantonale. Da qui la prima segnalazione alla procura. Sospetto di "falsi interventi", e "possibile pericolo per la salute pubblica". Era l’8 febbraio 2019. Il primo caso a cui, segnalati con la stessa trafila alla procura, ne sono seguiti altri tre. L’ultimo il 25 luglio 2019. È la vicenda di una paziente operata alla schiena giusto un mese prima all’Ars Medica dal neurochirurgo sotto inchiesta. Mentre il primo caso segnalato è quello, di cui maggiormente si è parlato, di una paziente allora 74enne operata alla schiena all’Ars Medica alla fine di ottobre 2018. La seconda segnalazione risale a marzo del 2019, la terza al 19 aprile 2019.
Il Civico ha, dunque, coinvolto il Medico cantonale dopo le proprie valutazioni e il Medico cantonale, incontrato il gruppo di esperti del Neurocentro, ha deciso volta per volta di segnalare le vicende in procura. Sono state sequestrate le cartelle cliniche ma da febbraio sino all’estate 2019 altro non si è fatto. Dopo la pubblicazione l’11 agosto della vicenda sulle pagine del Caffè i primi interrogatori. Il 23 agosto quello del chirurgo del Civico che aveva preso a carico la prima paziente (e non solo) al centro della vicenda.
La decisione della clinica privata di chiedere al Dipartimento sanità e all’Ente ospedaliero un risarcimento milionario affonda le radici nel 2019. Alla pubblicazione degli articoli seguì una denuncia contro ignoti da parte del gruppo sanitario privato. Ignoti che, evidentemente, ora la clinica individua all’interno del Dipartimento e dell’Ente ospedaliero. Ma a queste conclusioni non è giunta l’inchiesta penale affidata a suo tempo alla procuratrice Pamela Pedretti. Sono state interrogate alcune persone ma a nulla si è giunti. Anche perché la violazione del segreto d’ufficio, stando alla realtà delle cose, può avere origini diverse: magistratura, clinica, Ente, Dss, pazienti al centro della vicenda.
Il neurochirurgo fu sospeso dalla direzione della struttura privata per alcuni giorni. Venne poi reintegrato. Mentre l’inchiesta principale, ovvero quella aperta per le segnalazioni al Medico cantonale, ha preso concretamente avvio. La procuratrice Marisa Alfier ha chiesto una perizia medico scientifica. In Italia. E sia gli esperti del Civico sia il Dss hanno storto il naso. Ci si sarebbe potuti trovare di fronte a tecniche mediche differenti.
La perizia, stando alle informazioni del Caffè, è arrivata tra la fine dello scorso anno e l’inizio del 2021. Giungerebbe a conclusioni in parte o in gran parte favorevoli al neurochirurgo. È vero, nei casi segnalati, ha inciso, aperto uno "spazio" per l’intervento, ma poi ha subito richiuso. Perché? Forse si era reso conto dell’impossibilità di intervenire con successo. Ma le informazioni date ai pazienti e nei rapporti operatori quali sono? Quanto differiscono dalla realtà dei fatti? Nel primo caso, ad esempio, il rapporto operatorio pubblicato dal Caffè il primo di settembre 2019, registra l’asportazione del legamento flavo. Interrogato dalla procuratrice, il chirurgo del Civico che ha verificato l’intervento effettuato all’Ars Medica ha detto: "Non ho trovato quanto descritto dal rapporto operatorio che mi viene sottoposto. Io non ho trovato la rimozione dell’osso che schiaccia il nervo. E soprattutto non ho trovato l’asportazione del legamento flavo".
Sarà scontro di perizie?! Certamente la vicenda non si chiuderà in fretta. Né la pretesa di risarcimento per violazione del segreto d’ufficio, né il filone principale dell’inchiesta.
r.c.
27.03.2021


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