La Città e Artioli "scaricano" lo stabile di Molino Nuovo
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"Ormai il Mizar
non serve più"
ANDREA STERN


Eravamo rimasti a dicembre. A quell’incontro tra i rappresentanti del Municipio di Lugano, del Cardiocentro e dell’Università della Svizzera italiana, al termine del quale erano state dissolte, in coro, tutte le nubi sul progetto Mizar. "Si va avanti con entusiasmo" avevano detto tutti. Ma alle parole non sono seguiti i fatti. "Da allora non è avanzato nulla - ammette Giorgio Giudici, presidente del Consiglio di fondazione del Cardiocentro -. Si attende che qualcuno faccia una mossa, ma non si sa bene chi dovrebbe fare questa mossa". Parole che non trasudano entusiasmo. "Da parte nostra posso solo confermare che i cinque milioni di franchi sono stati depositati - prosegue Giudici -. Altro però non è stato fatto".
L’ex sindaco di Lugano non lo dice, ma in realtà sembra che il Cardiocentro qualcosa abbia fatto: si sarebbe ritirato. "Il problema - afferma Michele Foletti, presidente della Lugano Medtech, la fondazione che dovrà gestire il polo di ricerca medica se mai vedrà la luce - è che la ricerca del Cardiocentro non si è sviluppata come si prevedeva. E quindi oggi gli spazi previsti nel Mizar non sono più necessari". Sono circa 1.500 i metri quadri che si ritrovano senza occupazione. Ai quali parrebbero potersi aggiungere i 1'000 metri quadri prenotati dalla Fondazione Agire. Facile capire che queste defezioni di peso mettono a rischio l’intero progetto. "Chiaramente - osserva Foletti - non possiamo pensare di comprare uno stabile con i soldi dei contribuenti per poi lasciarlo vuoto". E 48 milioni di franchi, l’importo necessario per acquistare lo stabile da Swisslife, non sono noccioline. "O si trovano dei privati interessati a subentrare nel progetto - dice ancora Foletti -, o tanto vale lasciar perdere".
Attenzione, lasciar perdere significa solo rinunciare all’acquisto dell’edificio di Molino Nuovo e non far cadere nel vuoto l’intero progetto. "Stiamo conducendo un’analisi del potenziale del settore medtech nel Luganese e più in generale in Ticino - spiega Foletti -, per capire quali potrebbero essere le necessità logistiche degli enti pubblici e dei privati". A dipendenza dei risultati si deciderà verso quale stabile orientarsi. "Siamo ancora in contatto con Swisslife, ma il Mizar non è più il nostro focus - conclude Foletti -. L’ubicazione del polo di ricerca potrebbe benissimo essere un’altra".
Lo stabile di Molino Nuovo, vuoto da anni dopo aver ospitato Ubs, Banca del Gottardo, Bsi e B-Source, sembrerebbe invece essere ancora gradito da un altro protagonista del progetto, il rettore dell’Usi Boas Erez. "L’abbondanza è meglio della scarsità - afferma -. In questi ambiti bisogna sempre prevedere un margine di crescita. È quindi meglio partire con un edificio spazioso che rischiare di essere frenati da problemi di ristrettezza". Erez precisa tuttavia che il suo compito non è quello di scegliere il contenitore, bensì i contenuti. "Io mi occupo - spiega il rettore dell’Usi - di valutare le attività che potrebbero far parte di questo centro di competenze. Un progetto di grande importanza strategica. Indipendentemente da dove verrà realizzato".
Difficilmente sarà al Mizar. "Quello stabile è sbagliato di natura - sostiene l’imprenditore Stefano Artioli, Ceo di Artisa Group -. È stato costruito per ospitare una banca e difficilmente può essere riconvertito. Farne degli appartamenti sarebbe troppo costoso. E di società che cercano spazi così grandi a Lugano non ce ne sono. Il Mizar è una cattedrale nel deserto destinata a restare vuota ancora per molti anni".

a.s.
24.03.2019


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