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L'Università d'estate sul Gottardo nelle pagine di un giornale di Oslo
"Terra insubre" raccontata
dall'estremismo norvegese
STEFANO PIANCA


È l'agosto 2011, ma sul passo del San Gottardo sembra inverno. Una spruzzata di neve ha imbiancato il paesaggio attorno al Lago della Sella. Un clima da profondo nord, perfetto per ospitare Olav Torheim, redattore e anima di "Målmannen", una rivista norvegese che difende la purezza (e non solo) della lingua. Torheim ha accettato con entusiasmo l'invito di "Terra Insubre", che in un rifugio a 2500 metri, organizza l'ottava edizione dell'Università d'Estate.
Il diario di quella settimana finisce sul numero di gennaio 2012 del suo giornale. Il servizio è illustrato con fotografie scattate probabilmente dallo stesso autore. Perché sono, in parte, le medesime che si ritrovano sulla bacheca Facebook di "Målmannen", assieme ad altre, più inquietanti, immagini. Come, ad esempio, quelle con le vittime tedesche di Dresda rasa al suolo dagli alleati nel 1945, oppure la foto-ritratto di Julius Evola, mito da sempre, altri direbbero "cattivo maestro", dell'estrema destra italiana. Tra gli ammiratori di Evola, c'è anche Torheim che su Fb confessa di "guardare da vicino il suo lavoro".
In effetti Evola teorizzava l'appartenenza a una razza, non su basi biologiche ma culturali e spirituali. In parte le stesse teorie sviluppate da Torheim e divulgate tramite "Målmannen". I linguaggi, scrive il norvegese, sono geometrie mentali e di conseguenza diversi modi di concettualizzare il mondo. Il nemico, per lui, è rappresentato da quella visione universalistica che considera tutti gli idiomi equivalenti. Dalla lingua alla politica il passo è breve: l'immigrazione diventa per "Målmannen" (che vuol dire "custodi") un pericolo perché contamina la purezza originaria. Da lì scatta la difesa oltranzista delle tradizioni contro una presunta islamizzazione della Norvegia. La stessa "difesa" che Torheim trova al San Gottardo, in quei giorni di agosto del 2011. La stessa voglia di autonomia, come scrive nel suo "reportage" alpino: "In Italia, Francia e Spagna i governi hanno cercato di obbligare i cittadini ad accettare la cultura nazionale invece di quella regionale, locale. A tener testa allo spirito nazionale c'è il desiderio di una regione di essere autonoma, di fare da sé. E nel nord Italia ci sono riusciti molto bene, meglio che in altri Paesi. La partita per l'indipendenza in Italia è rappresentata dalla Lega Nord, che non accetta i diktat di Roma. Anche i rappresentanti della Lega a Roma si impegnano per rafforzare la cultura locale, tra questi ci sono anche imprenditori".
Oltre a discutere, in quei giorni, c'è tempo per fare escursioni alla scoperta della "natura selvaggia". Ma anche per mangiare "piatti tradizionali del nord Italia, come la polenta". E l'impasto giallo, se non ti entra dalla bocca, te lo scodellano nelle orecchie. Per rallegrare gli "studenti" d'altura, era stato infatti invitato "Ul Mik Longobardeath", cantante che piega il dialetto milanese all'heavy metal. Tra le sue non irresistibili opere, si possono citare brani come "Bonarda bastarda" o "Polenta violenta", in cui "Ul Mik" urla la propria ricetta: "Quater legur e 'n fasan, a l'è mei del ramadan, lassa stà la cocaina, avanti cul vin russ!". Lepri, fagiani e vino rosso sono le "armi" nostrane contro cocaina e Islam.
E tra un falò acceso nella notte alpina e una cantata in gruppo, il norvegese sottolinea di sentirsi  a proprio agio con gli insubri: "Gli italiani del nord - osserva - hanno una mentalità che somiglia a quella dell'Europa del nord, perciò mi sono trovato molto bene e mi sono sentito in sintonia. Gli attivisti insubrici fanno in sostanza le stesse osservazioni e chiedono le stesse cose di noi attivisti norvegesi, di noi che viviamo nei piccoli villaggi di montagna".
05.04.2015


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