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Così la politologia analizza i richiami nostalgici al passato
"La destra populista
non è estremismo"
CLEMENTE MAZZETTA


I partiti della destra euroscettica avanzano in tutta Europa, mentre quelli più estremi che evocano lo scontro di civiltà, che si richiamano al nazismo e al fascismo, ad una simbologia arcaica, covano sotto la cenere, a nord e a sud delle Alpi. "Sarebbe però sbagliato vedere nella crescita della destra populista in Europa, un primo passo verso l'aumento dell'estrema destra che ha altre cause e motivazioni - sostiene il politologo Simon  Bornschier, dell'università di Zurigo -. Soltanto in Grecia 'Alba dorata' ha avuto un successo consistente. Altrove si è ai minimi termini, al di sotto del 5%. Aggiungo che in Svizzera i movimenti di estrema destra, se esistono, sono fenomeni decisamente isolati. Ricordo che in passato c'erano più partiti di destra rispetto a oggi: nel '91 avevano l'11%. Poi con la crescita dell'Udc sono via via scomparsi". In effetti, stando al Servizio delle attività informative della Confederazione (Sic), i membri delle organizzazioni estremiste di destra non superebbero il migliaio. I gruppi maggiori si concentrano nella Svizzera tedesca, in particolare nel canton Argovia. In pratica l'Udc di Blocher avrebbe prosciugato l'acqua dello stagno dove avrebbero potuto "nuotare". In Italia invece la Lega di Matteo Salvini si è alleata con Casa Pound, movimento neofascista, offrendogli visibilità e spazio di crescita.
"Stiamo però attenti a non generalizzare: i modelli che spiegano l'aumento della destra populista non servono per spiegare la crescita della destra estrema. Sono due realtà abbastanza diverse - osserva Bornschier -. La destra populista, che è un fenomeno molto ampio, punta sull'identità nazionale, sulla valorizzazione della propria cultura, si oppone chiaramente al multiculturalismo, ma non afferma che esistano razze, concetti sostenuti proprio dai movimenti dell'estrema destra, che sono chiaramente razzisti".
Non solo, questi gruppi si rifugiano in miti e rituali anche religiosi del passato, richiami medievali, celtici, romani. "Potremmo dire che mentre questi guardano nel lontano passato per darsi un'identità, la destra populista guarda indietro ma più vicino: ha nostalgia della società degli anni '50. E avendo un elettorato moderato non voterebbe mai per un partito di estrema destra".  Il successo elettorale di questa destra moderata troverebbe spiegazione nel classico pendolo della storia e della società che si sposta da una parte all'altra. "Certo, la destra populista che è in crescita in Europa, può essere considerata come una reazione ai successi della sinistra degli anni '70 del secolo scorso. Essa si pone in difesa di valori universali con temi propri, come la concezione di comunità che deve crescere in modo tradizionale, non aperta agli stranieri, che deve mantenere e preservare le proprie tradizioni. Non è multiculturale, ma non è razzista". Difficile dire, infine, se questa destra populista sia una risposta efficace alla crisi economica e alle difficoltà dell'Unione Europa. "Certo è  che la questione dell'Europa, già presente in passato, sta prendendo sempre più piede. È l'euroscetticismo il fattore che sta determinando il successo di questa destra, ancor più incisivo della questione dell'immigrazione - conclude Bornschier -. Basterebbe ricordare che solo pochi anni fa il Fronte Nazionale in Francia non era per niente contro l'Ue, sosteneva solo un altro modello, quello dell'Europa delle patrie. Ora invece si oppone".

cmazzetta@caffe.ch
@clem_mazzetta
05.04.2015


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