I social network fanno aumentare le denunce per ingiurie
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Agenti, politici sportivi,
nella trappola del web
MAURO SPIGNESI


Pensavano d’essere fra quattro amici al bar, invece erano su internet e il loro insulto postato magari in un momento di rabbia è passato, come si dice alla tv, in mondovisione. Prima di finire dritto dentro un incarto del ministero pubblico. Ingiurie, diffamazione e calunnie, sono diventate tra le denunce più comuni da quando esiste internet e soprattutto da quando esso è accessibile a tutti e tutti sono iscritti ai social network. Come Facebook, dove politici, professionisti, sportivi hanno lanciato insulti senza pensare alle possibili conseguenze. Che sono poi puntualmente arrivate attraverso una denuncia.
Persino gli agenti di polizia sono caduti nella trappola, postando richiami non proprio democratici di personaggi condannati dalla storia. Perché oggi, come spiegano gli esperti, chi scrive qualcosa sul web non ha poi scampo. Verrà sempre rintracciato e se l’offesa è dimostrata, condannato. Con l’avvento della Rete, inoltre, anche la giurisprudenza si sta pian piano adattando al nuovo mondo digitale con piccoli, ma rilevanti accorgimenti. Ad esempio ha fatto discutere una sentenza del Tribunale federale pronunciata nel 2015 su un caso di diffamazione partito da un articolo pubblicato su un blog ticinese, che ha aperto il dibattito sui tempi di prescrizione. Questo perché tutti ritengono che fintanto che una ingiuria, una calunnia o una diffamazione restano su internet, il reato vive. E cioè che qualsiasi giorno è buono per far partire il termine e calcolare appunto la prescrizione, cioè quattro anni. Se nel giro di questo periodo non c’è una sentenza la persona va prosciolta. In questo caso la sentenza di primo grado diceva che il termine dei quattro anni andava calcolato dal momento in cui l’offesa era stata cancellata. Se invece si fosse calcolato il termine dal momento in cui il post che conteneva l’offesa era stato caricato su internet, ovviamente molto prima, l’effetto sarebbe stato tardivo.
Sulla Rivista ticinese di diritto l’avvocato Gianni Cattaneo ha analizzato sin nel dettaglio la vicenda giudiziaria e ha sostanzialmente sostenuto che oggi più che mai si impone una revisione della normativa. Il legislatore, prima dell’era web, aveva pensato ai quattro anni perché "gli effetti delle lesioni dell’onore svaniscono con il passare del tempo". Questo nel caso di stampa o tv o radio.  In pratica il legale ha sostenuto che oggi vanno allungati i termini di prescrizione, aggiungendo un’aggravante formale alla normativa. Questo perché contrariamente alla stampa il reato commesso online persiste più nel tempo, perché i post offensivi possono essere condivisi, replicati.
09.04.2017


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