Unia chiede un contratto collettivo e Berna più regole
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"Quella delle badanti
è ormai una giungla"
PATRIZIA GUENZI


Otto ore al giorno? Ma quando mai! Sarebbe bello, purtroppo spessissimo sono molte di più. È parecchio relativo il rispetto delle 42 ore di lavoro a settimana". Giangiorgio Gargantini, responsabile del settore terziario del sindacato Unia, non si è stupito della "denuncia" di una badante polacca che su Tio, qualche settimana fa, si era sfogata così: "Ero costretta a lavorare 24 ore su 24, non potevo uscire neanche dieci minuti per fare due passi". "Quello è un caso limite, almeno spero, ma siamo consapevoli - dice Gargantini - che è un po’ una giungla il settore delle badanti, poco strutturato e non considerato da molti come una professione. Sollecitazioni ne riceviamo anche noi, e parecchie". Da qui l’intenzione di arrivare il più presto possibile ad avere finalmente un contratto collettivo di lavoro che tuteli chi accudisce gli anziani. "Necessità su cui abbiamo più volte sollecitato il Cantone - aggiunge Gargantini -, visto che sempre più queste figure professionali faranno parte della nostra realtà".
Una realtà dai contorni spesso opachi, in cui numerose donne straniere si muovono in punta di piedi per il timore di perdere il lavoro. Senza lamentarsi, continuando ad accudire l’anziano, a volte anche giorno e notte. Una realtà su cui anche il Consiglio federale vuole intervenire. Entro metà 2018 Berna intende regolamentare, con la collaborazione dei Cantoni, l’assistenza domestica agli anziani 24 ore su 24, stabilendo disposizioni minime per il conteggio delle ore di presenza in base alle esigenze di assistenza dei clienti. Più tutele, insomma, per le badanti, che spesso non trovano neanche il tempo di informarsi sui loro diritti: "Capita che vengano qui, nei nostri uffici, accompagnate dall’anziano perché non lo possono lasciare solo neanche mezz’ora, una condizione comune a molte di loro", riprende  Gargantini.
Secondo un rapporto del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (Defr), in Svizzera si stimano circa 10mila badanti pendolari, la maggior parte delle quali si ferma per 2-4 settimane per assistere a domicilio una persona anziana. Successivamente queste badanti rientrano nel loro Paese per un periodo altrettanto lungo, per poi ritornare nuovamente in Svizzera e rioccupare lo stesso posto di lavoro. Stanto alle stime del Defr, questo modello assistenziale riguarderebbe attualmente circa 5mila anziani.
La difficoltà principale per una badante è separare lavoro e vita privata. Vivendo a stretto contatto con l’anziano, in un certo senso è come se fosse sempre disponibile. Anche la notte. "Da qui l’urgenza di intervenire - insiste il sindacalista -. Da tempo abbiamo organizzato un comitato che conta qualche centinaio di badanti; si riuniscono regolarmente in assemblea, anche con colleghe di altri cantoni. Ma serve un contratto collettivo". Prima, però, bisogna definire il partner sociale con cui discutere. "Potremmo fare come Ginevra - spiega Gargantini -, dove il Cantone ha preparato un contratto di lavoro ‘su misura’ per loro. In Ticino, invece, è richiesto soltanto di rispettare il salario minimo, secondo la legge federale".
Un salario all’ora o mensile per 42 ore settimanali. Eppure, spesso chi si occupa di un anziano può arrivare anche a lavorarne cinquanta di ore a settimana, una decina di ore al giorno. E poi c’è la notte. "Una badante dorme praticamente con un occhio solo - osserva Gargantini -. Se è una persona coscienziosa, è ovviamente preoccupata per il suo paziente. Ma ogni badante ha diritto al riposo, altrimenti durante il giorno non può avere le forze per affrontare il suo compito, che è molto pesante e di responsabilità. Sempre più badanti che ci chiedono aiuto sono già in burnout".

p.g.
10.09.2017


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