Inedito studio sul numero degli "incidenti" annui in corsia
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"Evitabili 1.200 morti
negli ospedali elvetici"
PATRIZIA GUENZI


La Svizzera ha un deficit nella qualità delle cure ospedaliere che causa almeno 1200 decessi all’anno". Emerge dallo studio di Bernard Burnand, professore dell’Istituto universitario di medicina sociale e preventiva di Losanna. Un’inchiesta, pubblicata lo scorso giugno, che per la prima volta, nero su bianco, sfata il mito di una Confederazione che offre la sanità migliore del mondo. Sino ad oggi ci si è sempre basati su dati estrapolati da studi fatti negli Usa, vista l’assenza di statistiche dettagliate sui cosiddetti "eventi indesiderati", "incidenti" in corsia che non dipendono dall’evoluzione naturale di una malattia o da complicanze post-operatorie inattese. Un concetto ampio, che va dalle infezioni nosocomiali alle piaghe da decubito, dalle cadute allo scambio di pazienti. Con conseguenze che in molti casi si rivelano mortali, oltre che molto costose per le casse malati.
A dare finalmente i numeri relativi alla Svizzera, il corposo studio del professor Burnand che ha esaminato i dossier di mille pazienti di un ospedale pubblico di media importanza, il cui nome è volontariamente anonimo. Prendendo in considerazione 400 operazioni chirurgiche e 600 ricoveri per malattia. In sostanza, nel 12,3% delle ospedalizzazioni è stato registrato almeno un evento indesiderato. Quasi la metà di questi poteva essere evitato, stando ai criteri della ricerca. Sul totale di quelli capitati, il 60 per cento non ha avuto conseguenze per il paziente, mentre il 23 per cento si è rivelato grave. Sino ad oggi questi dati venivano estrapolati da studi fatti negli Stati Uniti alla fine degli anni Novanta.
Ogni anno in Svizzera, secondo le statistiche, su un milione di persone ricoverate in uno dei 285 ospedali o case della nascita, 120mila pazienti sono vittime di un "incidente", la metà (secondo i risultati dello studio) potrebbe essere evitata. Sino ad oggi, come detto, per calcolare i decessi imputabili a questi avvenimenti indesiderati evitabili ci si è sempre basati su cifre internazionali. E il calcolo l’ha spiegato il dottor Oliver Peters, vice direttore del Chuv di Losanna, a Le Matin Dimanche, che al tema ha dedicato un ampio servizio: bisogna applicare il coefficiente dei decessi dello 0,2% che si trova negli studi americani. Per la Svizzera, si arriva dunque a 1200 pazienti morti in seguito ad un evento indesiderabile evitabile. Ed è ancora una stima cauta. In effetti, alcuni specialisti, pure loro basandosi soltanto su stime internazionali, parlano di un numero di 2-3mila morti l’anno.
Più prudentemente l’autore dello studio ammette la difficoltà di fare delle estrapolazioni a partire da un solo ospedale. Per avere delle cifre esatte, infatti, servirebbero altri istituti, diversi per importanza e con concentrazioni di pazienti affetti da patologie più gravi. Anche perché il legame tra evento indesiderato evitabile e la morte di un paziente non è sempre così evidente. Non è infatti così facile stabilire un rapporto di causalità tra un errore medico e un decesso.
Tuttavia, un fatto è certo: si può e si deve fare meglio. Anche nella virtuosa Svizzera che vanta sì un sistema sanitario molto soddisfacente, con picchi di eccellenza, ma dove c’è un margine di miglioramento della qualità delle cure e, di conseguenza, della sicurezza dei pazienti. Senza bisogno di aumentare risorse o spese. C’è già tutto ciò che occorre per garantire cure ancora più soddisfacenti. L’esempio viene dal Chuv, ospedale che da tempo ha messo in atto misure in questo senso. Come la checklist chirurgica, consigliata fin dal 2009 dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e che oggi dovrebbe essere prassi in tutti gli ospedali e cliniche della Svizzera. Il Chuv l’ha resa obbligatoria già nel 2010.

pguenzi@caffe.ch
24.09.2017


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