Il mistero di una badessa a Roma forse tesoriera in Ticino
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I segreti di Madre Tekla
nella Banca di Lugano
MAURO SPIGNESI


Dal giardino della casa di Santa Birgitta, da dove si accede attraverso una scala di pietra quasi di fronte Hotel De La Paix, il panorama è spettacolare. Dalla via Calloni si vede Lugano che scivola via verso il lago. Qui vivono le sorelle brigidine, le suore dell’Ordine del Santissimo Salvatore di Santa Birgitta (o Brigida), che si riconoscono per il copricapo con la corona di lino bianco formata da 5 pezze circolari di tessuto rosso a croce. E da qui si dipana il mistero di Madre Tekla, che usciva con una borsa colma di soldi diretta verso una banca al centro di Lugano. È la stessa Madre Tekla Famiglietti, originaria di un piccolo paese in provincia di Avellino, dal 1977 all’anno scorso badessa dell’ordine e amica delle alte sfere del Vaticano e di molti potenti politici? È la stessa Madre Tekla che proprio a Lugano ha mosso i primi passi come religiosa prima di finire a Roma, nel convento che si affaccia su piazza Farnese, dove era diventata una delle persone più vicine a papa Wojtyla?
Ma andiamo con ordine. In via Silvio Calloni le suore gestiscono una dimora per pellegrini, un piccolo hotel in centro città a prezzi economici (127 franchi per una camera singola). Qui è passato quest’estate il giornalista Gianluigi Nuzzi proprio per chiarire questo mistero che racconta nel libro-inchiesta "Peccato originale" (Edizioni Chiarelettere), dove si svela l’intreccio di conti nelle banche luganesi che come rigagnoli poi finivano nello Ior, l’istituto del Vaticano.
Tutto comincia quando l’economista Angelo Caloia viene chiamato da Giovanni Paolo II tra le sacre mura a far pulizia proprio nella banca vaticana dopo le dimissioni di monsignor Paul Casimir Marcinkus, il "banchiere di Dio", travolto dallo scandalo del crac del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. È il 1989. Caloia fa ordine in Vaticano. E cominciano a venire a galla conti con soldi che non si sa esattamente da dove vengano.
A tirare i fili di questo sistema molti religiosi. Anche Madre Tekla, scrive Nuzzi, che nel suo libro riporta il racconto di un ex dipendente dello Ior, l’Istituto del Vaticano per le opere religiose. L’uomo, Pietro Orlandi, racconta che Madre Tekla, la badessa, quando entrava nella banca del Vaticano, "depositava incredibili somme di denaro" e offriva laute mance agli impiegati.
Torniamo a Lugano. Nuzzi scrive: "Un’altra suora che si faceva chiamare madre Tekla la ritroviamo anche in Svizzera". È lei, la badessa? "Non c’è certezza che sia la stessa sorella, probabilmente un’omonima", si legge fra le pagine del libro. Sta di fatto che negli stessi anni usciva dalla casa di via Calloni e entrava da una porta secondaria al Banco di Lugano, poi inglobato in una grande banca, e con l’ascensore saliva al terzo o quarto piano. Un ex dipendente la ricorda schiva, dai modi sbrigativi. Mostrava un apparente disprezzo per il denaro. "Ogni volta - ha spiegato a Nuzzi l’impiegato - si presentava con un borsone semirigido in pelle che conteneva un tesoro in contanti. Entrava in ufficio con la valigia chiusa, la spingeva sul tavolo e chiedeva di accreditare la somma sul conto". E quando il funzionario della banca le chiedeva di quanto si trattasse, lei rispondeva: "Non conto mai il denaro, lo faccia lei". Era brusca anche quando le si chiedeva da dove venisse tutto quel contante. "È un’altra nostra fedele che ci ha lasciato", rispondeva.
Il sistema dei depositi delle brigidine al Banco di Lugano, spiega Nuzzi, era quello cosiddetto "a grappolo", cioè formato da diversi conti e sottoconti, alcuni collegati direttamente allo Ior. In quei tempi non c’era la strategia del "denaro pulito", e le banche non avevano gli anticorpi di oggi per contrastare eventuali operazioni di riciclaggio. Non è certo il caso delle brigidine, ma per l’autore del libro che ha svelato tanti segreti del Vaticano, c’erano sacerdoti, suore e monsignori che gestivano montagne di soldi. "Una dinamica inconfessabile - scrive Nuzzi - che è andata avanti almeno sino al 2014". E che papa Francesco punta a sradicare.
Peraltro il nome di Madre Tekla Famiglietti, da Roma a Lugano così legge sul registro di commercio del Ticino, risulta presente in due associazioni religiose, entrambe senza scopo di lucro. La prima è l’Associazione di Santa Birgitta. La seconda, invece, oltre che attività di carattere religioso e umanitario, si occupa di costruire e gestire appartamenti da affittare "a pigione moderata" per anziani o giovani coppie a Collina d’oro Montagnola.

m.sp
12.11.2017


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