Secondo Santésuisse avremo un surplus di camici bianchi
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Mancheranno medici,
anzi no saranno troppi!
PATRIZIA GUENZI


Altro che penuria di medici di qui al 2030! Al contrario, saranno troppi, soprattutto nel settore ambulatoriale. Con poche eccezioni, che riguardano soltanto alcune specializzazioni. Lo sostiene un’elaborata analisi di Santésuisse. Contro ogni allarmismo, dunque, l’organizzazione mantello che raggruppa una parte delle casse malati, fotografa la situazione sanitaria di qui ad una dozzina di anni, prevedendo tempi più che rosei: un surplus di camici bianchi in Svizzera e nella maggior parte dei settori. Dati in evidente controtendenza rispetto alle previsioni dell’Associazione medici di famiglia e dell’infanzia (Mfe) che da tempo si dice invece molto preoccupata: nel 2025 mancheranno 4mila medici in Svizzera. "Non è assolutamente vero ciò che dice Santésuisse, a noi risulta esattamente il contrario. Oltre il 60 per cento di chi oggi esercita cesserà l’attività. Andremo quindi incontro ad una forte penuria di generalisti", questa la replica di Philippe Luchsinger, presidente Mfe (vedi articolo a lato).
Per la sua proiezione, Santé́suisse ha utilizzato come base di partenza la densità dei medici in Svizzera nel 2015. Nel raffronto con l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), la Confederazione già allora poteva contare su un eccesso  anziché una carenza di medici, anche se con nette differenze regionali. Per il 2030, la proiezione prevede dunque un eccesso di dottori, fatta eccezione per poche specializzazioni, e questo anche se la domanda di prestazioni sanitarie dovesse aumentare per ragioni sociodemografiche o medico-tecniche.
Tra le spiegazioni di questa eccedenza, gli esperti di Santésuisse sottolineano l’attuale piano sanitario e la gestione strategica delle prestazioni mediche che, a loro dire, generano troppa offerta. Aggiungono anche che la pianificazione dei bisogni di cure ambulatoriali, che sino ad oggi tiene conto delle "frontiere" cantonali non ha più senso. Il fatto che ventisei cantoni propongano una copertura integrale delle cure, quando l’offerta di molte infrastrutture costose non è sufficientemente sfruttata, è un modo di agire decisamente troppo dispendioso. Inoltre, la maggior parte dei cantoni investe il denaro dei contribuenti nelle proprie infrastrutture sanitarie senza alcun coordinamento con i cantoni limitrofi. Ad esempio, come determinare o che genere di medici sono necessari? In quali settori si impone una limitazione? Su che base si continua a ripetere che in Svizzera mancheranno medici di famiglia e ci saranno invece troppi specialisti?
Insomma, tante domande che a tutt’oggi non hanno risposte precise. Ma una cosa è certa: per pianificare le esigenze di cura e creare quindi delle regioni sanitarie sovracantonali si dovrà guardare oltre i confini cantonali. Una gestione strategica della sanità deve tenere obbligatoriamente conto dell’offerta degli ambulatori ospedalieri.
Il tema è di quelli che da tempo impegnano anche Berna. Il Consiglio federale sta infatti valutando di inasprire le condizioni per esercitare a carico dell’assicurazione malattia. Una disposizione che contribuisce ad aumentare le qualifiche dei fornitori di prestazioni (i medici) e la loro conoscenza del sistema sanitario svizzero, nonché a limitare il flusso di medici che intendono aprire un proprio studio.

pguenzi@caffe.ch
21.01.2018


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