Le idee di Berna per la pensione ma TravailSuisse le boccia
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Se lavori oltre i 65
rendite più ricche
PATRIZIA GUENZI


Gli incentivi finanziari da che mondo è mondo funzionano sempre. Per incoraggiare i lavoratori a continuare l’attività anche dopo l’età pensionabile, a Berna si sta pensando di promettere bonus, rendite Avs maggiorate e alcune modifiche per il 2° e il 3° pilastro. L’intento è di riuscire a convincere soprattutto l’esercito dei baby boomers, i nati negli Anni 50 ormai quasi sulla via della quiescenza. E mai come di questi tempi il discorso si fa urgente, visto l’affossamento della riforma della previdenza, bocciata lo scorso autunno dai cittadini, che nelle intenzioni del ministro socialista della sanità Alain Berset avrebbe dato fiato alle asfittiche casse dell’Avs. Soprattutto a spese delle lavoratrici, a cui sarebbe stata alzata di un anno l’età della pensione. "Oggi come oggi è ridicolo parlare di questo, prima bisogna risolvere molti altri problemi che da tempo affliggono i lavoratori", osserva Linda Rosenkranz, portavoce di Travail.Suisse, l’organizzazione mantello dei lavoratori.
Ma Berset e il Consiglio federale sembrano determinati a trovare presto misure concrete. L’incentivo più allettante punta a contabilizzare le quote Avs di chi lavora dopo i 65 anni (64 le donne). Oggi questi versamenti non cambiano il calcolo globale della rendita finale, che si ferma al raggiungimento dell’età pensionabile per legge. Il cambiamento permetterebbe invece a chi mantiene un’attività (anche se già al beneficio dell’Avs) di aumentare globalmente la sua rendita. Così da colmare eventuali buchi assicurativi.
Un’altra pista prevede di esonerare dal pagamento delle quote Avs i lavoratori over 65, il che aumenterebbe il loro stipendio a fine mese. Interessante anche per l’imprenditore, che non pagherebbe più la sua parte. "Proposte ridicole che non possono essere prese in considerazione - le definisce Linda Rosenkranz -. Già oggi le persone a 60 anni non trovano più lavoro. E ripeto, prima ci sono numerose questioni che il mondo economico e la politica dovrebbero affrontare".
A tuttoggi, lavorare dopo l’età legale della pensione (senza percepirla) conviene. Ogni anno in più aumenta la percentuale di bonus in modo esponenziale (vedi tabella in alto a destra). In cinque anni di attività, uomini e donne vedono la loro Avs maggiorata del 31,5%. La formula non è ancora cambiata, malgrado la speranza di vita continui a crescere. Un ridimensionamento lo prevedeva la riforma (bocciata) della previdenza di Berset.
Se oggi i 65enni (le 64enni) devono decidere se continuare con l’attività o prendersi la rendita, in futuro potrebbero magari beneficiare di una parte di Avs e lavorare a tempo parziale. Potrebbe essere possibile, ad esempio, ridurre l’impegno professionale già a partire dai 62 anni, ma con la prospettiva di continuare dopo i 65 (64 le donne). Sempre che si abbia la fortuna di mantenere il proprio impiego così a lungo.
Più delicato il discorso sul 2° pilastro (cassa pensione). Attualmente, il datore di lavoro può, ma non deve, versare la sua parte di quota per i lavoratori over 65. In futuro, lo Stato potrebbe renderlo obbligatorio. Sarà però difficile imporre delle regole uguali a tutte le casse pensione. Comunque sia, già oggi le imprese hanno un ruolo cruciale per favorire il lavoro dei senior, indipendentemente dagli incentivi finanziari del 2° pilastro. Ad esempio, riducendo il tempo di lavoro, dando vacanze più lunghe o congedi non pagati. Per il 3° pilastro (risparmio privato, deducibile dalle imposte), l’idea è di rendere possibile effettuare versamenti anche dopo i 70 anni.  pguenzi@caffe.ch
11.02.2018


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