Nuovi salari a 4.000 impiegati del commercio ticinese
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Trovate le 550 firme
per la legge sui negozi
LIBERO D'AGOSTINO


Oltre 550 firme dei commercianti per un contratto collettivo che spianerà la strada alla nuova legge sugli orari dei negozi. Finalmente ci siamo. Una volta che Berna darà il via libera al Ccl, si potrà archiviare una legge vecchia di mezzo secolo e di cui in Ticino, tra una votazione popolare e l’altra, si discute da oltre un ventennio. "È stata dura ma ce l’abbiamo fatta. Se non ci sarà qualche ricorso, avremo un contratto collettivo con indubbi vantaggi salariali per circa 4.000 lavoratori, mentre i negozianti avranno un’arma in più per affrontare una crisi che sta devastando il tessuto commerciale del cantone" afferma Paolo Locatelli, vice segretario cantonale del sindacato Ocst. Ma basterà questo per salvare i commerci ticinesi? Basteranno una mezz’ora di apertura in più al giorno, sabato un’ora, e tre domeniche con i negozi aperti, per arrestare l’emorragia delle chiusure? Dal 2008 allo scorso anno almeno 400 saracinesche abbassate per sempre.
L’impressione è che dopo tanto parlare si sia arrivati troppo  tardi con la nuova legge sugli orari per arginare le conseguenze degli acquisti oltre frontiera, un fenomeno ormai di massa nel cantone che, stando all’ultimo dato ufficiale, nel 2017 ha  toccato il mezzo miliardo di franchi, l’equivalente di 1.200 posti di lavoro, e per frenare la crescita esponenziale dello shopping on line. "Questa è purtroppo la dimostrazione di come i tempi della politica non sempre siano sintonizzati sulle necessità immediate dell’economia e della società, - osserva il direttore delle Finanze Christian Vitta -. In questo caso ci sono state di mezzo anche due votazioni popolari che hanno allungato parecchio la procedura, ma sono i tempi della democrazia. Certo sarebbe stato preferibile reagire tempestivamente alle difficoltà del settore".  
Un settore che in Svizzera, secondo uno studio dell’Istituto Bak Basel, è zavorrato da costi - per forniture, personale, affitti, trasporti ed energia - superiori del 31% rispetto alla concorrenza dei Paesi vicini. Sono anche questi costi a falcidiare le attività commerciali e a penalizzare i consumatori che si difendono con gli acquisti oltre confine o sulla grande rete.
Con la legge sugli orari dei negozi, Vitta ha almeno fatto un importante passo avanti laddove altri due ministri Marina Masoni prima e Laura Sadis poi, avevano dovuto fermarsi e alzare le mani. "Oggi ci sono le premesse necessarie per avere una legge più moderna e sostenuta dal voto popolare - dice -. Speriamo non ci sia qualche ricorso che blocchi di nuovo tutto".
Ricorso che potrebbe essere inoltrato dal sindacato Unia o dal Movimento per il socialismo che hanno sempre contestato la nuova normativa, ma anche da qualche privato.  Per Locatelli sarebbe grottesco se Unia o l’Mps attaccassero la volontà popolare ostacolando l’entrata in vigore di un contratto collettivo a cui non c’è alternativa. Se non un contratto normale di lavoro che fissa un salario minimo da 3’000 franchi mensili, senza tredicesima, per le attività commerciali con meno di dieci dipendenti. "Mentre questo Ccl - precisa - riconosce 3’200 franchi per un venditore non qualificato e 3’600 franchi per un impiegato del commercio al dettaglio, con tredicesima per tutti e tutele come il limite al lavoro su chiamata o la costituzione di una Commissione paritetica per controllare l’applicazione del contratto".
Un contratto che interessa soprattutto alcune migliaia di dipendenti dei piccoli negozi, visto che nella grande distribuzione accordi aziendali e regolamenti interni riconoscono già dei buoni livelli salariali.  Per tutti, grandi e piccoli commerci, la nuova legge sugli orari significa uscire finalmente dal macchinoso sistema di deroghe e permessi per le aperture straordinarie. Il che non è poco.
"Come Cantone stiamo cercando di innescare un binomio virtuoso tra turismo e commercio - spiega Vitta -, migliorando le condizioni quadro del primo si favoriscono anche le attività commerciali. Credo che i nuovi orari dei negozi possano essere un aiuto per superare le attuali difficoltà". Un passo certamente importante, nota Locatelli, che aggiunge: "Solo se riusciremo a costituire in Ticino una comunità contrattuale tra datori di lavoro e sindacati, potremmo pensare a modelli di orari più avanzati".

ldagostino@caffe.ch
26.08.2018


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