I privati garantiscono il 30% del budget dei club sportivi
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Tra calcio e hockey
13 milioni di sponsor
CLEMENTE MAZZETTA


Senza di voi non si gioca". Lo scrive il Football club Lugano sul proprio sito web, presentando gli sponsor dell’anno. Indubitabile. Che senza sostegni economici dalle aziende del territorio le partite non potrebbero nemmeno iniziare, è sempre più vero.
Vale per tutti gli sport. Dal calcio, all’hockey. Proviamo a fare i conti. L’Hockey club Ambrì-Piotta ha un budget di circa 13 milioni e il 30% arriva dagli sponsor, dunque 3,9 milioni. L’Hc Lugano ha un budget di circa 19 milioni e il 35% giunge dai privati, quindi circa 6,6 milioni. Il Fc Lugano ricava circa 2 milioni dagli sponsor, il Chiasso attorno a mezzo milione. In tutto, le principali società sportive  ticinesi incassano dagli sponsor intorno a 13 milioni.
Ecco perché i contratti con imprese private nel mondo dello sport hanno ormai assunto un ruolo decisivo nelle strategie commerciali sia delle aziende, che delle società sportive. Un segnale arriva dai nomi degli stadi. È il nuovo concetto dei "Naming Rights" (i diritti di denominazione) per cui l’impianto del Bayern Monaco si chiama "Allianz arena" e la Resega di Lugano, da maggio, si chiama "Cornèr Arena", in virtù dell’accordo firmato fra la banca e l’Hockey club Lugano. Ma se la collaborazione fra la compagnia d’assicurazione e squadra di calcio tedesca ha portato nelle casse del Bayern sei milioni di euro, l’incidenza degli sponsor sul budget delle società ticinesi è da relativizzare.
Il suo peso s’aggira mediamente sul 20% del bilancio del Lugano calcio: appunto 2 milioni di franchi. "Gli sponsor ci garantiscono una fetta considerevole del nostro fabbisogno, indicativamente un quinto delle entrate - spiega il presidente Angelo Renzetti -. Ma in verità riusciamo a pareggiare i conti della nostra società solo valorizzando e vendendo i giocatori".
Senza le entrate extra derivate dal capitolo cessioni il Lugano non andrebbe da nessuna parte. E questo nonostante il bilancio complessivo sia il decimo di quello di un Basilea o dello Young Boys di Berna e che le retribuzioni dei calciatori siano notevolmente più basse. Il peso delle plusvalenze della vendita dei calciatori per il Lugano si situa attorno al 20%. Alla pari degli sponsor. Il resto si divide più o meno in parti uguali fra diritti tv, rimborsi della Lega, entrate dallo stadio. Quest’ultimo vero punto dolente per il Lugano, sia per la media degli spettatori non altissima (3.000), sia per la struttura ormai datata. "Avessimo un impianto come il Thun (il modernissimo  Stockhorn Arena) che può contare anche su 6 mila supporters, non dovremmo fare i salti mortali", aggiunge Renzetti che si augura di poter vedere un nuovo stadio con tutti i servizi, negozi compresi. Fra i principali sostenitori le Aziende industriali di Lugano (Ail), che sponsorizzano anche la locale squadra di hockey, la quale ha un budget decisamente più elevato, rispetto al calcio: fra 18 e 19 milioni di franchi. Le partnership sono suddivise in fasce e vedono al top, oltre alle Ail, la Kessel auto, l’immobiliare Artisa, Zurich assicurazioni e Philipp Plein.  
"Lo sponsoring è un elemento sempre più fondamentale per lo sport, che, piaccia o non piaccia è diventato un business a tutti gli effetti: per questo, oltre allo spettatore, all’abbonato, ci vogliono partnership sempre più forti - osserva Jean-Jacques Aeschlimann, manager dell’Hockey Club Lugano - ma anche servizi efficienti. Originali. Berna finanzia il suo club con un’efficace ristorazione".
Complessivamente gli sponsor garantiscono un 30, 35% delle entrate della squadra luganese, che oltre a cedere il nome della pista alla Cornèr, l’anno scorso ha "ceduto" anche 300 seggiolini dei propri tifosi per lasciar spazio ad un’innovativa struttura di hospitality. "Si è trattato di uno spazio dedicato ad un nostro sponsor (Artisa) che ha costruito a sue spese una serie di salette dove è possibile incontrarsi - spiega Luca Righetti, responsabile comunicazione dell’Hcl - avvicinando ulteriormente lo sport all’imprenditoria privata".
La costruzione è costata 2,6 milioni e i tifosi sono stati tutti risistemati attorno alla pista di ghiaccio. Quella dell’Ospitality è una nuova modalità di sponsoring che anche l’Hockey club Ambrì-Piotta intende utilizzare con la costruzione della nuova pista che, oltre a risolvere i problemi di sicurezza, servirà a rilanciare la squadra, l’economia locale e richiamare sostenitori. "Lo sponsoring si situa indicativamente attorno al 20-23% per cento del nostro budget (circa 13 milioni) ed è uno degli elementi importanti del nostro bilancio - dice Filippo Lombardi, presidente dell’Ambrì -, non il più importante essendo una squadra di un paese di valle che ha dei limiti oggettivi in questo tipo di finanziamento. Dipendiamo di conseguenza in percentuale maggiore dal nostro pubblico. È questa una delle ragioni per cui il nuovo stadio è per noi imprescindibile". Ritornando al calcio, paradossalmente lo sponsor ha una incidenza più forte nell’economia di una squadra come il Chiasso che milita in Challenge League. È stimata attorno al 30% di un budget di un paio di milioni. "Proprio il fatto che al 95% siamo sponsorizzati da aziende legate a Chiasso, sta a significare il forte legame fra squadra e territorio - spiega il direttore generale Nicola Bignotti -. Siamo particolarmente orgogliosi che la nostra società sia considerata elemento positivo anche per la promozione aziendale".

cmazzetta@caffe.ch
02.09.2018


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