Il business delle vecchie macchine destinate all'export
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La nuova vita delle auto
tra l'Africa e i Balcani
MAURO SPIGNESI


Arrivano nei garage almeno una, due volte al mese. Controllano la carrozzeria, provano il motore, danno uno sguardo agli interni. E poi iniziano la contrattazione sul prezzo. Dopo l’accordo ritornano con il camion e ripartono. Ci sono almeno una decina di aziende che ogni mese in Ticino acquistano vetture d’occasione, in alcuni casi con troppi chilometri sul tachimetro, malandate, che faticherebbero ad avere mercato nel parco dell’usato. E che ritrovano una nuova vita lontano.
L’anno scorso dalla Svizzera hanno preso la direzione dell’export 156.293 di queste auto, quasi 500 al giorno. E hanno fatto rotta soprattutto verso Africa e Balcani. Un tempo, raccontano in un garage del Luganese, andavano in Polonia, Albania, Serbia, Romania, Bosnia. E Medio Oriente. Ma da qualche anno in quei Paesi sono scattate una serie di restrizioni sugli standard di emissioni, sul chilometraggio e sull’età delle macchine. Così il tragitto dell’usato ha rapidamente cambiato direzione. Oggi fanno capolinea in Niger, Benin, Marocco o anche in Lituania.  
"Faccio questo lavoro ormai da trent’anni - dice Ali Mohsen, titolare della Gmr Cars - prima rivendevamo parecchio nell’Est europeo, oggi siamo molto concentrati sull’Africa. E devo dire che le nostre auto sono particolarmente apprezzate, perché il solo fatto che provengono dalla Svizzera è una sorta di marchio di qualità, una garanzia. Chi le acquista sa che sono state tenute bene, sa che hanno superato i collaudi e sa che il contachilometri se segna una precisa cifra è quella, non c’è stata alcuna alterazione. Non solo. Il cliente sa anche che in Svizzera la compravendita è corretta, alla luce del sole, e le macchine non provengono da truffe o da strani traffici, come invece avviene in altri Paesi".
È un fenomeno, questo dell’usato da esportazione, cresciuto progressivamente, in parallelo alla nascita di nuove aziende che battono la Svizzera garage dopo garage e stringono accordi commerciali. Ogni rivenditore fa capo a due, tre "commercianti" (come vengono chiamati) che il più delle volte pagano in contanti e si portano via le macchine. Eventuali difetti riscontrati, spiegano all’Associazione svizzera per il riciclaggio, "possono essere opportunamente risolti all’estero".
Nel duemila erano state appena 73mila le vetture a livello nazionale che avevano imboccato la strada dell’estero. Il 2006 invece è l’anno in cui è stata superata quota 100mila. Solo negli anni della crisi, dal 2009 sino al 2011, c’è stato un calo della domanda, per poi ripartire con una crescita particolarmente accentuata tre anni fa quando ci furono le promozioni (eurobonus) degli importatori svizzeri dopo la decisione della Banca nazionale di lasciar fluttuare la valuta elvetica, e ridare così slancio ai consumi.
Quello della Svizzera per chi acquista macchine usate da piazzare in Paesi con una economia fragile e dove il costo della vita e il livello salariale è basso, è un mercato interessante. E in certi periodi la domanda supera l’offerta. Perché ci sono mesi in cui pochi cambiano l’auto e quelle che restano nei piazzali dei garage sono una "prima scelta" e possono essere rivendute nel mercato interno. Tanto comunque dipende anche dalle politiche aziendali. Alcuni garagisti quando un cliente compra una vettura tendono a non ritirare quella vecchia, soprattutto se è malandata. Così sono nate aziende che acquistano direttamente dall’automobilista che passa alla cassa senza l’intermediazione del concessionario. Queste aziende, inoltre, comprano anche vetture che hanno subito incidenti, le sistemano e poi le rivendono o le spediscono anche loro all’estero così come sono e nei Paesi di destinazione vengono sistemare e poi rivendute.
Ma la maggior parte dei garage ticinesi, anche per fare una cortesia al cliente, si prendono carico di piazzare la sua vecchia vettura. È un po’ come concedere una seconda vita a queste macchine - fanno notare in un garage di Gordola - ma è anche un’operazione che evita maggiori carichi inquinanti che invece ci sarebbero se si portassero a rottamare. Il parco macchine elvetico, peraltro, è sempre recente, visto che un automobilista qui da noi fa i controlli periodicamente, deve appunto superare i collaudi, e cambia spesso il proprio veicolo.
Verso Africa (che assorbe la fetta maggiore, attorno al 37% dell’export), Balcani e Medio Oriente, vanno soprattutto le piccole vetture, quelle che hanno un valore attorno ai 3’000 franchi, che secondo i dati dell’Unione professionale svizzera dell’automobile (Upsa) costituiscono il 75% delle esportazioni. I modelli di case automobilistiche molto conosciute come Mercedes, Bmw, Audi, Volvo, Volkswagen, oltre a Smart e Skoda, trovano invece agevolmente compratori in Arabia e in piccole percentuali anche in America latina e Asia. Compratori che secondo la macchina sono disposti a spendere anche 30-40mila franchi. Naturalmente se la vettura è di un marchio prestigioso, è in buone condizioni e non ha un chilometraggio esagerato.
Gli esportatori raccontano che anche il segmento medio alto sta piano crescendo in Paesi come Africa e Medio Oriente. Ma lentamente si sta aprendo anche il mercato americano. L’anno scorso, infine, mentre oltre 150mila auto prendevano la strada dell’export, 77.076 veicoli sono invece finiti nel trituratore.

mspignesi@caffe.ch
14.10.2018


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