Dodici professionisti sul mercato e il lavoro che verrà
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Gli artigiani, la Lia,
le regole in chiaroscuro
ANDREA BERTAGNI E ANDREA STERN


Dodici categorie, dodici artigiani, dodici pareri sul passato e il futuro. Sulla legge per gli artigiani, la Lia, e il lavoro che verrà. Un’istantanea con più sfaccettature quella che emerge dalle voci dei protagonisti, da chi lavora sui cantieri, e prova sulla propria pelle le contraddizioni di una normativa che è stata applicata frettolosamente e poi cancellata. "Con la Lia - spiega Gabriele Zecca, titolare della Punto ponteggi per l’edilizia a Quartino - non è cambiato nulla. Noi abbiamo pagato la tassa, ora vogliamo indietro i soldi perché prima di proporre una legge bisogna vedere se è fattibile. Quello che serviva davvero era un contingente per i frontalieri. Bisognava trovare un equilibrio, noi per lavorare abbiamo dovuto fare formazione, ottenere un diploma. Con che risultato?".
Nel frattempo il mercato procede in chiaroscuro. "Il lavoro? È meno di prima. Si fatica a trovare un incarico - dice Davide Schlub, pittore di Brissago - eppure la Lia era una bella idea, bisognerebbe riprovare, almeno ha dato un’immagine positiva a chi era iscritto all’albo. Prima  chi non poteva lavorare perché non era in regola qui non veniva, oggi è tornato a fare ciò che vuole". Secondo Rolando Filipponi, vetraio di Tegna, "le piccole aziende non sono state aiutate. E tutte le leggi non hanno portato benefici. Quello che bisognerebbe fare sono più controlli contro gli irregolari".
"A me la Lia ha fatto perdere un lavoro importante - racconta Salvatore Schipani, giardiniere di Riva San Vitale - perché chi mi aveva dato l’incarico voleva i documenti per vedere se io fossi in regola. Avevo spedito tutto a Bellinzona e ogni volta che sollecitavo mi dicevano che stavano controllando le carte. Il loro ritardo mi ha solo provocato guai".
Anche Nando Forte, gessatore di Bellinzona, la legge l’ha "odiata sin dal primo giorno. Per 18 anni ho lavorato con lo Stato e siccome non avevo tutto in regola, avevo piccole difficoltà, non mi hanno fatto più lavorare. Sono stati due anni buttati via. Fortunatamente molti clienti sono ritornati". Tiziano Marra, piastrellista di Bellinzona, punta il dito contro "quella inaccettabile montagna di documenti che doveva essere presentata per l’iscrizione all’albo. Ora che non c’è più la legge il lavoro è tornato". Secondo Giuliano Folisi, lattoniere di Lamone, "la Lia scremava le ditte non preparate, non era sbagliata. Però abbiamo pagato e abbiamo perso tempo. Ora qualcosa contro la concorrenza che arriva dall’Italia serve, portano i loro prodotti e li spacciano come svizzeri. Molti lattonieri sono italiani perché da noi ogni anno abbiamo appena 3 o 4 apprendisti e poi ci sono aziende incapaci che riempiono il mercato".
Sergio Cereghetti, titolare di una ditta di impianti sanitari a Villa Luganese, dice che la legge "era buona ma strutturata male. Le aziende artigiane ticinesi che da anni lavorano e vivono qui non avrebbero dovuto pagare. semmai il Cantone avrebbe dovuto chiedere una cauzione doganale alle imprese estere. Poi c’è la piaga delle ditte bucalettere, affidate ai prestanome e due ispettori non bastavano per controllare tutti i cantieri". Un aspetto, quest’ultimo, che mette in evidenza anche Christian Di Vito posatore di pavimenti a Bellinzona: "La norma non è servita, gli irregolari entravano comunque. Per il mio lavoro non è cambiato nulla".
Più positivo lo spazzacamino Paolo Cadenazzi, di Coldrerio: "La legge almeno metteva dei paletti mentre ora ci sono solo palliativi. Oggi la qualità è stata abbandonata, si gioca al ribasso con i prezzi tra le stesse imprese ticinesi. Servono regole precise". Erwin Moccia, falegname di Minusio, avverte: "La Lia ha aiutato comunque a gestire la situazione. Una situazione che va affrontata visto che ci sono gessatori a 15 franchi l’ora. Il problema non sono le aziende serie italiane ma l’illegalità che ora è tornata sul mercato". Per Fabio Ombelli, carpentiere di Melide, "la legge in teoria era interessante ma è stata pensata senza criterio da burocrati invece che da professionisti. Il lavoro? C’è. Grazie ai tassi ipotecari bassi si costruisce".

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