La strategia per Lugano Airport vista da due esperti
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Agno potrebbe "cadere"
ancor prima di decollare
ANDREA STERN


Obiettivo 2045. La Città di Lugano e il Cantone guardano dritti all’obiettivo fissato dai ricercatori del Centro di competenze dell’aviazione civile dell’Università di San Gallo. Nel 2045, sostengono, il Ticino avrà un aeroporto moderno, performante e redditizio. "Mi sembra un po’ azzardato prevedere utili con vent’anni di anticipo - nota l’ingegnere Giorgio Marcionni, direttore dell’aeroporto ai tempi di Crossair -. Il mondo dell’aviazione cambia in fretta. Si possono guadagnare soldi ma è molto più facile perderne tantissimi".
Di esempi, anche ad Agno, se ne sono contati parecchi. Ma i ricercatori di San Gallo non guardano indietro. Guardano avanti, al 2045. Allora, prevedono, i jet collegheranno Agno non solo con Zurigo e Ginevra ma anche con alcune delle principali città europee. Mentre le destinazioni turistiche limitrofe, come Locarno o Como, saranno raggiungibili in tutta comodità grazie ai droni adibiti al trasporto passeggeri. Fantascienza? "Non sorprende che lo studio indichi uno scenario positivo - riprende Marcionni -, d’altronde gli studi indicano sempre scenari positivi. Perché l’aeroporto di Agno ha un indubbio potenziale. Ma  l’impressione è che qui si siano fatti i conti senza l’oste. Ossia, senza le compagnie aeree". L’unica rimasta, Swiss, non offre garanzie per il futuro. E la condizione necessaria per attirarne di nuove, l’allungamento della pista, non potrà essere soddisfatta prima del 2031, quando sarà ultimata la circonvallazione di Agno e Bioggio. "Senza compagnie - afferma Marcionni - anche il più bell’aeroporto del mondo farebbe fatica a decollare. Di esempi di scali regionali semivuoti ce ne sono a iosa. A Parma, ad esempio, c’è un aeroporto tutto nuovo con un solo volo al giorno. L’aviazione cresce, ma cresce solo per gli aeroporti grandi. Per i piccoli la situazione è tutt’altro che rosea". Certo, tutto può cambiare. Ma indovinare cosa succederà tra venticinque anni è impossibile.
"L’orizzonte 2045 è decisamente lontano - commenta Remigio Ratti, docente universitario ed esperto di trasporti -. Fosse per me limiterei lo sguardo al 2024. Cinque anni sono sufficienti per realizzare la prima parte del piano di rilancio, quindi la costruzione degli hangar e il ripristino del collegamento per Ginevra. Allora si potranno fare delle nuove valutazioni, alla luce dei risultati ottenuti e dei cambiamenti di contesto". Poiché, aggiunge Ratti, "lo studio dell’Università di San Gallo analizza nel dettaglio i possibili scenari di sviluppo dello scalo di Agno ma non prende in considerazione i fattori esterni".
Come evolveranno il mondo dell’aviazione e più in generale dei trasporti? E l’economia ticinese? E i diretti concorenti dell’aeroporto di Agno? Sia Malpensa sia Linate sia Orio al Serio sono al centro di importanti progetti di rinnovamento e ampliamento. "Paradossalmente - nota Ratti -, l’aeroporto di Agno può ringraziare le ferrovie, che non hanno mantenuto le promesse. Malpensa avrebbe dovuto avvicinarsi al Ticino, invece è rimasta piuttosto lontano". Vi è però anche l’incognita di Alptransit con l’apertura della nuova galleria del Monte Ceneri che dall’anno prossimo abbatterà i tempi di viaggio per Zurigo. "Infine - aggiunge Ratti - non va sottovalutata l’onda verde che sta demonizzando il trasporto aereo su brevi distanze. Per ora i suoi effetti limitati ma non è escluso che a medio termine l’aviazione regionale possa pagarne lo scotto".
C’è comunque un punto su cui tutti sono concordi. Lasciare l’aeroporto di Agno così com’è significa prolungarne la lenta agonia. E quindi condannarlo a morte. "Almeno l’allungamento della pista e il nuovo sistema di avvicinamento sono indispensabili - afferma Marcionni - se si vuole salvare l’aeroporto". Tutti passi contemplati dal piano di rilancio, che può sembrare eccessivamente ambizioso se osservato dalla prospettiva dei 51 milioni di spesa ma che forse in realtà è solo lo stretto necessario. "In ogni caso qualcosa bisogna provare - conclude Marcionni -, senza affidarsi troppo agli studi. Ricordo che gli esperti sconsigliarono a Moritz Suter, fondatore di Crossair, di aprire delle rotte da Agno. Gli dicevano che sarebbero state un flop. Invece per diversi anni sono state un grande successo. Ci vuole coraggio, a volte".

astern@caffe
26.05.2019


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