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Ecco come si rallenta l'invecchiamento della frutta
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Mele di un anno fa...
vendute come fresche
ANDREA STERN


Al negozio vengono vendute come "fresche" e in effetti all’apparenza sembrano appena raccolte. In realtà le mele in vendita nei supermercati possono avere alle spalle anche un anno di vita. A volte persino di più. È vero, solitamente riescono a camuffare la loro non più giovane età, riescono a mostrarsi ancora fresche e gustose. Ma c’è un trucco, che si chiama Smart Fresh ed è un prodotto fitosanitario contenente meticiclopropene. "La legge consente l’utilizzo di questo prodotto - sottolinea Evelyne Battaglia-Richi, presidente dell’Associazione consumatrici della Svizzera italiana (Acsi) -che è stato ritenuto non nocivo per la salute. Va bene. Ma il problema è che all’acquirente non viene data alcuna informazione. Quando è al negozio non sa se sta comprando delle mele fresche oppure se si sta portando a casa frutti che hanno già perso buona parte delle loro vitamine".
Prodotto dal gigante chimico Dow Chemical, lo Smart Fresh è apprezzato a livello mondiale per la sua capacità di ritardare i naturali processi di maturazione e deterioramento. La frutta si mantiene intatta per mesi, molto più a lungo che nelle apposite celle frigorifere. Dal 2005 i prodotti a base di meticiclopropene sono autorizzati anche in Svizzera, limitatamente ai trattamenti dopo il raccolto di mele, pere, prugne, susine e pomodori. Inoltre, tra i prodotti importati, li si può facilmente trovare sulle banane e molti altri frutti che guarniscono i banchi dei supermercati.
"Siamo di fronte - riprende Battaglia-Richi - a quello che potrebbe essere definito un inganno. Poiché il consumatore non ha modo di sapere che cosa sta acquistando. La legge prescrive che sugli imballaggi di frutta e verdura debba essere indicata la data di impacchettamento. Ma non la data di raccolta, che sarebbe invece molto più importante". Quindi va bene che si utilizzi una sostanza non nociva per ritardare il deterioramento della frutta. Ma al consumatore, sostiene l’Acsi, dovrebbe essere data la facoltà di distinguere tra un frutto naturalmente fresco e un frutto artificialmente fresco.
Una distinzione che i supermercati non fanno. Ad esempio Coop, interpellata da Beobachter, spiega che "per le mele la dichiarazione ‘fresco’ si riferisce a un prodotto che non è stato lavorato, non è stato cucinato, non è stato congelato e non contiene sostanze conservanti". Dal canto suo Migros, sempre su Beobachter, sostiene che le mele più anziane vengono presentate come "fresche" poiché hanno la medesima qualità di quelle appena raccolte. La stessa federazione ortofrutticola svizzera riconosce che "il contenuto vitaminico cala leggermente nel tempo, ma i frutti restano sani e croccanti".
Il contenuto vitaminico cala. Ma quanto? Qui le versioni divergono. Nel 2015 un’interpellanza socialista critica sullo Smart Fresh citava uno studio secondo cui oggi le mele in Europa e negli Stati Uniti conterrebbero venti volte meno vitamine rispetto al 1950. Ma gli esperimenti commissionati dal Consiglio federale hanno dimostrato che questa perdita di vitamine è dovuto ad altri tipi di stoccaggio, in particolare nelle celle frigorifere. Lo Smart Fresh, invece, mantiene "quasi inalterate" le proprietà nutritive delle mele.
L’ideale sarebbe la trasparenza. Sapere cosa si sta comprando. "Nell’attesa - conclude Battaglia-Richi - possiamo solo consigliare di privilegiare i produttori locali. Oltre ad avere una maggiore garanzia di freschezza, si contribuisce a salvaguardare l’ambiente".
astern@caffe.ch
01.09.2019


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