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Una modalità di vendita della "carne sostenibile"
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Il "crowdbutchering"
per spartire le mucche
ANDREA STERN


entre bruca l’erba del prato, Amelie non sa che un cliente ha appena ordinato quattro chili della sua carne. Su Internet, il cliente si è lasciato convincere dalla bontà di quella mucca di razza Aubrac, nota alle autorità come Ch 120 1435 4126.9. Mentre pascola beatamente in una fattoria biologica del canton Berna, Amelie non sa che con questa prenotazione la sua quota di vendita è salita al 78%. Non sa che quando raggiungerà il cento per cento il suo allevatore la accompagnerà a piedi fino al macello e la farà abbattere. Potrebbe succedere domani, potrebbe succedere tra un mese. Tutto dipende da quanti clienti riuscirà a "conquistare" su Internet.
È il "crowdbutchering", termine inglese derivato da "crowdfunding" che unisce le parole "folla" (crowd) e "macellazione" (butchering). È una nuova modalità di vendita della carne che secondo i suoi fautori consente di promuovere un consumo consapevole e di combattere lo spreco. Ad arrogarsi il merito di aver ideato il "crowdbutchering" è un certo Moritz Meier, un ingegnere informatico bernese che nel 2014 ha fondato il portale kuhteilen.ch insieme a Xavier Thoné, uno chef belga. L’obiettivo era quello di andare incontro alle esigenze dei consumatori, che sempre di più vogliono sapere la provenienza della carne nei loro piatti.
Meier e Thoné hanno dunque iniziato a mettere in vendita su internet alcuni animali provenienti dagli allevamenti biologici del canton Berna. Ogni animale viene presentato con il suo nome e con una scheda che ne riassume le origini e le caratteristiche. Il cliente può così prenotare la propria carne con cognizione di causa. Ma non deve avere fretta. Poiché l’animale verrà macellato solo quando il totale della sua carne sarà stato prenotato. Inoltre, per garantire la qualità, la consegna a domicilio delle parti prescelte avviene solo tre o quattro settimane dopo la macellazione. Solitamente via posta, in contenitori isotermici ma chi preferisce può anche ritirarle di persona.
L’idea ha fatto breccia, Meier e Thoné sono stati subissati di richieste. Altri due giovani imprenditori hanno aperto poco dopo un secondo portale di "crowdbutchering", in Svizzera romanda, col nome di happymeat.ch. Attualmente i due portali offrono mucche, maiali, agnelli, polli, a volte bisonti e in certi periodi dell’anno anche cervi e cinghiali. Tutti animali che devono essere allevati in maniera sostenibile. E che vengono venduti a prezzi leggermente superiori alla media. Per quattro chili di Amelie, ad esempio, bisogna essere pronti a sborsare 189 franchi, o 179 se si ha la fortuna di beneficiare di uno sconto. Altre razze bovine costano ancora di più, 249 franchi per quattro chili di carne.
C’è chi è disposto a pagare anche parecchio pur di non mettere in tavola un anonimo pezzo di carne di origine ignota. Meier è convinto che il "crowdbutchering" potrà rendere più sostenibile un settore troppo spesso contraddistinto da allevamenti intensivi. Lui stesso non rinuncerebbe mai a una bella bistecca. Figlio di contadini, non riuscirebbe a immaginare una vita senza carne. Ma è convinto che sia opportuno mangiarne meno e, soprattutto, mangiarne di miglior qualità. a.s.
24.11.2019


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