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Commercio da reinventare a ridosso della dogana
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La crisi sulla frontiera
che colpisce i  negozi
ANDREA STERN


Chiasso non si trova neanche un macellaio. Ma in compenso ci sono oltre una cinquantina tra parrucchieri ed estetiste. A Ponte Tresa non ci sono più negozi di alimentari. Non mancano però i bar. A Brissago invece resiste qualche chiosco e poco più. Oltre alle immancabili stazioni di benzina, che contraddistinguono il paesaggio di tutte le zone di frontiera. L’economia di confine fatica ma sopravvive. Lotta, cerca di mantenere le posizioni. Certo, qui, a cavallo tra Ticino e Italia, il business ha sempre ruotato attorno a quel concetto che gli esperti chiamano "le rendite di differenziale". In altre parole, si è sempre approfittato delle differenze di prezzo che rendono più attrattiva l’una o l’altra parte del confine. L’ideale, hanno suggerito in molti, sarebbe quello di ragionare attorno all’idea di regione insubrica. Ma è un’ipotesi difficile da percorrere perché bisogna fare i conti con le regole nazionali che invece di avvicinare le due parti della frontiera le allontanano. Così il commercio lungo la frontiera resta incastrato in mezzo a due economie che hanno velocità diverse.
Entrambe le velocità sono attualmente piuttosto lente. In Ticino il commercio al dettaglio ha registrato una buona progressione netta negli ultimi 10 anni, con 1.418 cessazioni e 1.670 fondazioni di attività ( 252), secondo uno studio Crif (azienda che si occupa di solvibilità delle imprese), eppure annaspa. Ma non è che nelle province di confine - come spiegano anche i negozianti nelle pagine successive del nostro Focus -  vada molto meglio. "Gli effetti negativi della crisi - nota Sergio Rossi, professore universitario di economia - si fanno sentire dalle due parti del confine". Con alcuni distinguo, che fanno pendere la bilancia del commercio di confine più da una parte che dall’altra. "In Ticino - afferma Rossi - è venuta a mancare una certa clientela italiana molto benestante spesso legata alle banche". Mentre nei supermercati italiani non mancano di certo i consumatori ticinesi.
E per molte persone, aggiunge Rossi, il supermercato italiano è un’ancora di salvezza. "Troppi ticinesi sono confrontati con una riduzione del potere d’acquisto - afferma l’economista -. Aumentano le spese, aumenta il costo della cassa malati, ma i salari restano fermi al palo".
Il Ticino invece offre forse solo la benzina al consumatore italiano che vuole risparmiare. Ma, tra tasse sul CO2 e avanzata delle auto elettriche, anche i distributori hanno un futuro incerto davanti a loro. "Dipende tutto dai fattori economici - nota Luca Bertossa, sociologo -. Ai tempi a Chiasso, per esempio, c’era una miriade di negozi di intrattenimento elettronico. Lo Stato italiano era molto protezionista nei confronti dei prodotti elettronici esteri. Quindi la gente veniva a comprarli in Svizzera. Gli stessi fenomeni potrebbero riproporsi. Ma dipende tutto dai prezzi". Gli unici prodotti per i quali i prezzi hanno un’importanza ridotta, aggiunge Rossi, sono quelli di consumo immediato. "Le gelaterie o le paninoteche resistono meglio - afferma -. Mentre i negozi di arredamento, gioielli o abbigliamento sono i primi a subire al concorrenza estera".
E qui si può fare poco. Certo, in Italia è stata introdotta la carta benzina per frenare l’esodo di automobilisti verso il Ticino. Oggi chi vive nella fascia di confine beneficia di uno sconto di 23 centesimi di euro al litro. Ma secondo Rossi si tratta di una soluzione inapplicabile al settore commerciale. "Sul piano teorico - osserva Rossi - si può immaginare una carta sconto per i consumatori ticinesi. Ma sul piano pratico penso sia impossibile. In Svizzera i costi sono molto alti e i margini di guadagno ridotti. Sarebbe difficile operare ulteriori sconti. L’unica soluzione per rilanciare i consumi interni sarebbe quella di intervenire sui salari, aumentandoli".
Oppure ingegnarsi. Mantenendo, come fanno molti, servizi di qualità, promuovendo i prodotti ticinesi (come si sta facendo) e articolando l’offerta cercando di sfruttare le possibilità che offre il commercio online che non conosce confini. Così gli stessi negozi "fisici" potranno reinventarsi.
astern@caffe.ch
15.12.2019


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