Salgano i casi di coronavirus registrati in Svizzera ma...
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contro virus e contagi
MAURO SPIGNESI


Il primo week end ai tempi del coronavirus e dell’epidemia globalizzata, è stato all’insegna del silenzio. Silenzio al derby di hockey tra Lugano e Ambrì, silenzio nelle strade dove gli ultimi coriandoli volano via nel ricordo di un carnevale che si è inceppato a metà. Forse domani, lunedì, tornerà il rumore quotidiano. Quando riapriranno le scuole che porteranno una nota di normalità, una prepotente voglia di ripartire con ottimismo nonostante i timori, nonostante le paure (ne riferiamo a pagina 7) di oltre cinquemila genitori che hanno firmato per tenere chiusi gli istituti, così come avviene in Lombardia. Ma intanto ieri, sabato, al mercato tradizionale di Bellinzona, la gente è arrivata senza paura, in tutta tranquillità.
Ma questo è stato anche il fine settimana dove l’emergenza in Ticino è sfumata via insieme alle dimissioni dell’unico paziente contagiato, dimesso dalla clinica Moncucco (la sua storia la raccontiamo a pagina 6). Resta, a livello nazionale, un bilancio di 18 ricoveri (gli ultimi una ragazza nel canton Berna, quattro componenti della famiglia italiana i cui bambini erano risultati positivi al tampone e due pazienti a Ginevra), "mentre per altri 5 si aspetta ancora la conferma del laboratorio di Ginevra - ha spiegato Daniel Koch, capo divisione malattie trasmissibili all’Ufficio federale della sanità -. Per il momento non è prevista la chiusura delle scuole o delle frontiere".
L’inizio di questa emergenza - dove complessivamente ha retto l’antidoto fatto di divieti e controlli messo in atto - è stata scandita da conferenze stampa del Consiglio federale e del gruppo di lavoro del Cantone che ha istituito una speciale hotline che ha sgravato  i pronto soccorso. "In vista dello sviluppo della situazione epidemiologica in Italia, bisogna prepararsi alla comparsa di nuovi casi in Svizzera - ha detto ancora Koch - e per far questo bisogna razionalizzare le risorse per concentrarci sui casi più gravi. Pertanto, nei casi lievi serve autodisciplina. Chi ha solo  tosse o un semplice raffreddore non corra in ospedale, altrimenti si sovraccarica il sistema". Anche per questo, sempre da domani, lunedì, alla Moncucco, come già negli ospedali dell’Eoc, sarà in funzione la tenda con personale della Protezione civile per orientare chi si presenterà al pronto soccorso.
Intanto la decisione del Consiglio federale, che ha dichiarato lo stato di "situazione particolare" (in ottemperanza alle legge sulle epidemie) vietando sino a metà del mese le manifestazioni con oltre mille persone, rischia di arrecare parecchi danni. La prima vittima (ne parliamo nel secondo fascicolo) è il Salone dell’auto di Ginevra, che non si farà. Mandando in fumo, secondo gli organizzatori, qualcosa come 220 milioni di franchi di giro d’affari.
E mentre l’Ocst ha chiesto di incentivare il lavoro ridotto per evitare licenziamenti nelle aziende colpite dalla crisi - anche dei riflessi economici parliamo nel nostro approfondimento - per effetto del coronavirus, potrebbero esserci tagli nel settore turistico azzoppato dal timore dei viaggi e delle vacanze. D’altronde tanti hanno paura. I morti a livello globale sono quasi tremila, a fronte di oltre 85mila casi. Per limitare il rischio di contagio è quindi stato ridotto il raggio d’uscita del personale medico in tutta la Svizzera.
Molti Cantoni, inoltre, dopo la decisione di Berna di vietare le grandi manifestazioni hanno deciso misure ancora più restrittive. Il canton Berna e la città di Coira, ad esempio, hanno deciso che possono essere vietati anche eventi che ospitano meno di mille persone. Berna, in più, richiederà agli organizzatori di essere in grado di dimostrare che nessun partecipante è tornato da una regione colpita da Covid-19 negli ultimi 14 giorni.
mspignesi@caffe.ch
01.03.2020


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