function iscriviti() {window.open("http://ads.caffe.ch/ppl/","_blank","width=620,"menubar=no","resizable=no","scrollbars=no")};




L'opinione del presidente dell'Associazione bancaria
Immagini articolo
"Fusione e digitale
le sfide della Piazza"
MAURO SPIGNESI


In un periodo di incertezza dovuta alla pandemia, in un momento complicato per i mercati, le banche svizzere si sono dimostrate un punto di riferimento importante, solido, per risparmiatori e investitori", spiega Alberto Petruzzella, un passato da dirigente di Ubs e poi "regional head", direttore di Credit Suisse nella Svizzera italiana. Oggi Petruzzella è presidente dell’Associazione bancaria ticinese, che proprio nel 2020 ha compiuto cento anni. D’altronde la piazza finanziaria a livello nazionale l’anno scorso ha tenuto bene. Il risultato operativo aggregato delle banche - come ha comunicato SwissBanking - è cresciuto nel 2019 a 66,1 miliardi di franchi, con un incremento dell’1,1 % rispetto al 2018. L’utile lordo delle attività operative è aumentato di un miliardo. Lo scorso anno i patrimoni amministrati sono cresciuti del 13,8% a 7893,4 miliardi.
È una buona base di partenza. Questo significa che la Svizzera e la sua piazza finanziaria sono sempre un porto sicuro per i clienti a livello internazionale?
"I numeri sono buoni. Le affluenze di capitali sono buone. Adesso bisognerà vedere se questi soldi resteranno qui e verranno investititi. Ma bisogna ragionare a medio termine perché il futuro a lunga scadenza è difficile da decifrare, in particolare in una situazione molto fluida come questa".
Una situazione in cui si assiste a tentativi di fusione (chissà se mossi da intenzioni reali) come quello ventilato tra Credit Suisse e Ubs e "acquisizioni" come è avvenuto in Ticino dove BancaStato ha rilevato il portafoglio di Efg. Continuerà questa tendenza?
"Io direi che le tendenze in atto sono due. La prima riguarda le specializzazioni. Perché sta diventando maledettamente complicato fare questo mestiere e quindi, ad esempio nel private banking, si deve gestire clientela che arriva da tutte le parti del mondo. Serve uno specialista che parla russo o uno che parla arabo, poi ci sono i clienti asiatici, gli americani. Insomma bisogna specializzarsi pensando a un certo numero di Paesi, operando una sorta di selezione preliminare".
Come si si inserisce in questo quadro l’operazione lanciata da Banca Stato?
"In realtà quello che è successo a Banca Stato riguarda il modo di fare retail con la clientela commerciale, che sembra una cosa banale, invece bisogna iniziare a investire parecchi soldi i questo ambito. Perché la tecnologia nello specifico gioca un ruolo fondamentale. Vediamo quanto accade nelle grandi banche che vogliono automatizzare diverse operazioni, che già sfruttano l’intelligenza artificiale da tempo, hanno call center che in realtà svolgono la funzione che un tempo era affidata agli sportelli".
È il segno del cambiamento in atto. Non crede?
"Certo. Tutto cambia. Il cliente piano piano ha cominciato ad abituarsi al digitale, a fare da sè. Poi, ci sono banche che sorgono e svolgono buona parte della loro attività su piattaforme Internet. Oggi servono investimenti importanti, massicci. E non si può più investire in tutti i settori. La maggior parte degli istituti si devono specializzare e decidere cosa vogliono fare, perché appunto non possono coprire tutta l’offerta. E qui arriviamo alla seconda tendenza".
Quale, esattamente?
“Partiamo da un dato. A livello globale, ed è chiaro che qui il discorso per noi riguarda soprattutto Ubs e Credit Suisse, la dimensione della banca gioca un ruolo rilevante. I grandi si sono attrezzati per reggere l’impatto del mercato internazionale sempre più complicato. Per i piccoli il discorso è diverso”.
Perché è diverso?
“Lo ha spiegato il presidente di Ubs, Sergio Ermotti, in un convegno a Parigi aveva sottolineato come il problema attuale non sia il too big to fail, cioè troppo grandi per fallire. Ma semmai bisognerebbe preoccuparsi del too small to survive, cioè troppo piccole per sopravvivere, riferito alle realtà di dimensione ridotta che fanno fatica se confrontate alle numerose norme internazionali e regolamenti”.
Nella piazza ticinese, si attende una risposta per capire se si potrà operare in Italia. La possibilità che si chiuda un nuovo accordo sulla fiscalità per i frontalieri ha acceso una piccola speranza?
“Noi restiamo realisti. Ma è innegabile che una luce di speranza si sia accesa. L’accordo sui frontalieri sembrava finito su un binario morto. Si diceva che fosse bloccato dalle pressioni delle regioni di frontiera italiane. Poi, prima Cassis e dopo Sommaruga, sono andati in Italia. Ora mi pare che oltre il fumo ci sia anche dell’arrosto”.
Qualcosa si è mosso. Ma basta?
“Per noi operare in Italia è vitale. Bisogna trovare una soluzione. Siamo in un limbo senza chiarezza sul futuro. Aspettare non è un’opzione. La speranza è l’ultima a morire, certo, ma non siamo ancora a un accordo tra le parti”.
Uno dei punti di disaccordo riguardava il fatto che le banche svizzere erano obbligate ad aprire una sede in Italia. E oggi?
“Le piazze finanziarie ovunque sono diventate sempre più digitali. Buona parte delle operazioni si svolgono su piattaforme Internet o via telefono. Ha ancora senso parlare di sportelli o di aprire sedi in Italia? O di stabilire che noi andiamo da loro e che loro vengono da noi? No, non ha molto senso e non lo chiedono neppure i clienti. Però le leggi sono quelle e dobbiamo prenderne atto”.
Se l’accordo non arriva?
“Se si continua così, con questa situazione sospesa, indefinita, per la piazza finanziaria sarà un problema. Se non troviamo una soluzione, alla lunga il Ticino potrebbe assomigliare al canton Friborgo o ad Appenzello che hanno le loro banche e servono i clienti locali”.
Con l’Italia il Ticino resterebbe una piazza internazionale?
“Quello italiano storicamente è stato il nostro mercato di riferimento. In più abbiamo il vantaggio di parlare la stessa lingua, di condividere la stessa cultura. Siamo pochi di fronte di un Paese di 60 milioni di abitanti. Magari non tutti gli italiani sono ricchi - anche se il risparnio delle famiglie è buono - ma basterebbe acquisire l’1 per cento della potenziale clientela”.
Invece?
“Invece si potrebbe lavorare tranquillamente, con vantaggi reciproci. Perché non ha più senso operare come vent’anni o cinquanta anni fa nell’ombra”.
A proposito di ombre. La strategia del “denaro pulito” sembra funzionare. Tante inchieste penali su truffe, frodi e riciclaggio sono nate grazie alle segnalazioni delle banche.
“Non mi sorprende, avviene da tempo. Però bisogna tenere presente che nonostante tutti i nostri sforzi non è semplice. Si parla di milioni di transazioni e qualcosa potrebbe sfuggire. Ma ci aiuta il fatto che con la tecnologia è più facile far scattare l’allarme e con l’abbandono progressivo del cash tutto deve passare nel circuito bancario lasciando tracce. Anche in questo ambito abbiamo dimostrato di essere affidabili”.
La tecnologia crea nuove professioni. Serve più formazione?
“Ci sono professioni che stanno sparendo, altre che stanno nascendo. Ma bisogna fare attenzione. Da tanti anni nelle grandi banche sono arrivati gli informatici, che sono sì capaci di scrivere il codice per un software ma hanno bisogno di sapere cosa fare. Bisogna lavorare in equipe, l’informatico deve avere accanto figure professionali bancarie che facciano da interfaccia, indispensabili per individuare soluzioni tecnologiche”.
E chi non si aggiorna?
“Non tutti riusciranno a cambiare. Per questo in alcuni casi bisogna trovare soluzioni sociali per quella parte di personale che non riesci a traghettare. Ma la strada è tracciata. Certo, serve tempo, sarà una transizione lenta. Poi, non è che tutti gli sportelli spariranno anche se l’uso del cash è sempre più raro. Resterà però la consulenza che è il nostro grande valore aggiunto”.
mspignesi@caffe.ch
03.10.2020


Leggi in anteprima
le notizie del Caffè

ULTIM'ORA
Dall'
Amministrazione
Dalla
Polizia cantonale
Ultim'ora
13.10.2020
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Ticino e Svizzera, settembre 2020
07.10.2020
I Servizi del Gran Consiglio hanno proceduto alla pubblicazione dell'ordine del giorno della seduta parlamentare del 19 ottobre 2020
05.10.2020
Notiziario statistico Ustat: Statistica delle abitazioni vuote, Ticino, 1° giugno 2020
17.09.2020
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale, andamento e prospettive di evoluzione dell’economia ticinese, settembre 2020
14.09.2020
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Ticino e Svizzera, agosto 2020
09.09.2020
I Servizi del Gran Consiglio hanno proceduto alla pubblicazione dell'ordine del giorno della seduta parlamentare del 21 settembre 2020
09.09.2020
Notiziario statistico Ustat: Le transazioni immobiliari in Ticino nel secondo trimestre 2020
27.08.2020
Notiziario statistico Ustat: Popolazione residente permanente, Ticino, 2019
21.08.2020
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, luglio 2020
21.08.2020
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale alberghi e ristoranti, Ticino, luglio 2020
LE FIRME DEL CAFFÈ
Loretta Napoleoni
Loretta Napoleoni
Un deficit federale
con cifre da record
Lorenzo Cremonesi
Lorenzo Cremonesi
Nello scenario siriano
mani russe e iraniane
Guido Olimpio
Guido Olimpio
Corrotti, criminali e latitanti
con il passaporto di Cipro
Filippo Ceccarelli
Filippo Ceccarelli
Il governo MaZinga
nella crisi dell'Italia
Luigi Bonanate
Luigi Bonanate
Primavera di tensioni
per quattro leader
Elisabetta Moro
Elisabetta Moro
Cibo, ambiente e clima
portano alla nuova umanità
Luca Mercalli
Luca Mercalli
Abbiamo appena dieci anni
per evitare una catastrofe
Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
Per le famiglie servono
sostegni continuativi

IT Illustrazione
Cover stories
Sfoglia l'archivio »
La lettura
Leggi »
Instant book
Leggi »
I racconti
Leggi »
Altre
pubblicazioni


Per le tue vacanze
scopri il Ticino
Vai al sito »



Vai al sito »



Le infografie


I video della settimana
Inviate i vostri video a caffe@caffe.ch

In tutta Europa
la corsa
per contenere
il contagio

Cresce d’intensità
il conflitto
fra Armenia
e Azerbaigian

DIREZIONE, REDAZIONE
E PUBBLICITÀ

via B. Luini 19 6600 Locarno
Svizzera

caffe@caffe.ch
+41 (0)91 756 24 00