Elisabetta Sgarbi
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"È giusto per un editore
perseverare negli errori"
ALESSANDRA COMAZZI


Elisabetta Sgarbi è una donna assai bella, elegante, non teme i colori, gira film e documentari, ha fondato la Milanesiana, "laboratorio di eccellenza" di letteratura, cinema, musica, arte, scienza, filosofia. Il suo progetto è quello di far incrociare saperi e arti diverse, un po’ come fa lei, che si può a buon diritto considerare un bell’esempio di eclettismo. È stata direttore editoriale della Bompiani fino al novembre 2015, poi hai intrapreso una via coraggiosa e controcorrente, fondando una casa editrice nuova, La Nave di Teseo, libera nelle scelte e indipendente. Fondata dagli autori: Umberto Eco, Sandro Veronesi, Edoardo Nesi, Furio Colombo, Sergio Claudio Perroni; dagli editori: la stessa Sgarbi, Mario Andreose, Eugenio Lio, con il supporto di un gruppo di imprenditori e rappresentanti della società civile e degli editori Nicky e Jean Claude Fasquelle. La sessantenne Sgarbi è direttore generale e editoriale. "Sento la bellezza delle cose nuove e grandi - dice -. In un solo anno di vita, anzi meno, la Nave di Teseo ha raggiunto una quota di mercato ragguardevole, inimmaginabile all’inizio di questo viaggio. Abbiamo dato forza a autori bravissimi, come Elena Stancanelli, finalista al Premio Strega; non c’è stata settimana in cui non siamo stati in classifica. Da Bompiani ero un direttore editoriale, e ho dato moltissimo, basti vedere quanti e con quanto accanimento la volevano".
Un via nuova, intrapresa  per mantenere autonomia, e non accettando che Mondadori e Rizzoli fossero ormai un gruppo unico. "In nessun Paese al mondo un gruppo editoriale ha il 35 per cento del mercato - ribadisce -. Ci sono editori più grandi di Mondadori e Rizzoli, ma sono transnazionali, si confrontano, in ciascun perimetro linguistico con concorrenti paritari. Si aggiunga a ciò che in Italia i grandi gruppi dispongono di tutta la filiera editoriale, dalla produzione alla vendita. E questo crea enormi squilibri. Non volevo essere complice di un sistema che non condivido; una scelta. La vita è fatta di scelte". Umberto Eco, che, com’è noto, è stato con la Sgarbi uno dei soci fondatori della Nave di Teseo, è morto poco tempo dopo. Al di là della perdita oggettiva, umana e letteraria, un problema per la nuova realtà industriale e intellettuale. "Quando scompare una persona come Eco è un problema per la comunità intera. La casa editrice - Eco amava ribadirlo - non era fondata da lui e su di lui, ma con lui. Non poter lavorare con lui è la perdita più grave della casa editrice".
Il comparto industriale dell’editoria è, in proporzione, quello che ha perso in questi ultimi anni il maggior numero di posti di lavoro. Su come una nuova casa editrice possa contrastare la crisi, Sgarbi ha idee ben precise: "L’anomalia della situazione italiana è che bisogna sperare che Mondadori vada bene. Se inizia a perdere quote di mercato, sarà un problema per tutta l’editoria, per tutto il sistema, librerie comprese, anche dal punto di vista degli impieghi nel settore. Insomma dovremmo lavorare tutti perché la Mondadori vada bene". Sgarbi non sottovaluta la fusione anche di altri grandi gruppi editoriali, come L’Espresso-Itedi. "Non è che io sia contro le concentrazioni, ma ci sono soglie che vanno rispettate per il bene del mercato - spiega -. Le sinergie vanno cercate, è un mercato molto difficile e instabile. È evidente che il mercato si sta riconfigurando: Mondadori non poteva certo alzare barricate contro la fusione Stampa-Espresso-Secolo XIX, visto che era sotto osservazione dall’autorità antitrust. E ‘Il Corriere della Sera’ stava andando verso l’editore Cairo. Ma mi sembrano in sostanza gruppi omogenei per potere. Diverso è il tema delle case editrici".
Più stimolante, per Elisabetta Sgarbi parlare dei suoi prossimi progetti editoriali, di chi le interessa pubblicare. "A gennaio - rivela - pubblicheremo il nuovo romanzo di Mauro Covacich, ‘La città interiore’. Bellissimo". E a proposito del suo eclettismo, non va dimenticato che è anche regista. "A Torino, al Festival, il 24 novembre, presenterò un lavoro cui tengo molto, su Romanino in valle Camonica, iniziato nel 2012 con Giovanni Reale. Avrà i testi di Luca Doninelli, e la voce di Toni Servillo. Si intitola ‘La lingua dei furfanti’".
E se la televisione, come disse Karl Popper, è spesso considerata "cattiva maestra", può ospitare anche cose belle. Lo dimostrano proprio alcuni lavori della Sgarbi in versione regista, come "Quiproquo", presentato al Festival del cinema di Venezia, e poi trasmesso da Rai 5. Dopo, è andato in onda molto altro. "Tutti i lavori sul fiume Po, sulla Resistenza nel Polesine, ad esempio - ricorda Sgarbi -. Recentemente è andato su Rai Storia ‘Per soli uomini’. I miei film sul Delta del Po sembravano film inattuali , fuori dal tempo, e invece oggi sono più che mai dentro il contemporaneo e la nostra vita, persino della cronaca. Non amo generalizzare e non lo faccio sulla televisione, che guardo. Se non si è in grado di vedere le differenze, non si è intelligenti". Elisabetta Sgarbi, tra l’altro, ha partecipato a un talent show televisivo dedicato agli scrittori, ‘Masterpiece’, ma non sembra propensa a ripetere un’esperienza simile, magari su un’altra rete: "Penso che tutto si possa fare, ma in modo radicalmente diverso". Preferisce parlare della Milanesiana, il ‘laboratorio di eccellenze’ da lei fondato. "È la mia idea di sapere, di cultura, live, che ha la durata di 21 giorni". Sul suo sito viene definita "laboratorio delle eccellenze". Ecco di nuovo la parola laboratorio. Sgarbi sembra credere molto nella necessità non soltanto di trovare talenti, ma poi di non abbandonarli, anzi di coltivarli e valorizzarli. "Ma certo. Si può sbagliare, ma l’editoria è uno di quei luoghi in cui, spesso, perseverare negli ‘errori’ è la cosa giusta da fare. È facile credere in un autore quando l’autore va bene. Bisogna crederci anche quando le cose non vanno bene. A volte la situazione contingente non lo permette, a volte l’autore stesso non lo permette. Ma in linea di principio credere nel proprio istinto è una legge non scritta. La Milanesiana - essendo svincolata da condizionamenti esterni - è un luogo di assoluta libertà. E quindi di ricerca. E  spero si avverta". Aggiunge una considerazione a proposito della Svizzera: "Mi muovo spesso tra Locarno, Lugano, Mendrisio, cui mi legano amicizie e naturalmente il Festival del Cinema. Una mia aspirazione è gettare un ponte - che non sarebbe neppure troppo difficile da edificare - tra La Milanesiana e alcune realtà culturali svizzere. È una apertura verso il nord Europa che penso potrebbe essere fruttuosa".
Inevitabile chiederle com’è il rapporto con suo fratello, Vittorio Sgarbi, critico e storico dell’arte, molto conosciuto per le sue polemiche sviluppate proprio in televisione: "Il rapporto è ottimo. Gli voglio bene come a un fratello".
15.01.2017


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