Monica Duca Widmer
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"Quel conto in sospeso
con la signora fortuna"
CLEMENTE MAZZETTA


Ingegnere di che ramo…? "Chimico, ingegnere chimico", chiarisce Monica Duca Widmer, 57 anni, neo presidente dell’Università della Svizzera italiana. Ex politica, mamma di due ragazzi di 23 e 26 anni, sposata con un ingegnere chimico (Philipp) incontrato al politecnico di Zurigo negli anni ‘80. "Inevitabile: quando ero ragazza e dicevo che cosa stavo studiando al Politecnico, si faceva il vuoto attorno a me", racconta scherzando. Una scelta inusuale per una donna, quella di specializzarsi in ingegneria chimica. Soprattutto trent’anni fa. "Amo fare le cose. Mi è sempre piaciuta la chimica, ma non mi vedevo in un laboratorio a fare analisi - dice -. Così quando andai al Politecnico e vidi le colonne di distillazione, invece delle provette, restai... estasiata. E scelsi quella strada molto tecnica che continua a piacermi". Oggi dirige EcoRisana a Manno, un’azienda da lei fondata nel 1992 che si occupa di risanamenti dei siti contaminati.
Spiega che mentre i chimici lavorano in laboratorio, fanno analisi, l’ingegnere chimico progetta, costruisce impianti, processi innovativi. "In pratica è un ingegnere meccanico che capisce qualcosa di chimica", sintetizza per i profani. I settori di cui si occupa vanno dall’industria alimentare, alla chimica, cosmetica, farmaceutica, biocombustibili… Tanto che gli ingegneri chimici sono detti, per la versatilità delle loro capacità tecniche e scientifiche, "ingegneri universali".
E un po’ universale è pure la vita di Monica. Che si laurea a Zurigo nel 1984, ottiene il dottorato all’Università degli Studi di Milano nell’87 mentre è responsabile della produzione alimentare di una multinazionale. "Mi occupavo della messa in funzione degli impianti in Italia, Francia, Spagna, Giordania per una ditta di liquori". Poi rientra. Mette su famiglia. Capisce che si stanno aprendo nuove prospettive nel settore dei siti inquinati. Si aggiorna ritornando al Politecnico di Zurigo. Fa consulenze per la sicurezza chimica e protezione dell’ambiente per la ditta del marito per qualche anno. Poi nel 1992  apre un’azienda tutta sua. Comincia a farsi conoscere. Entra in svariate commissioni, da quella Federale per la protezione atomica, biologica e chimica (fino al 2007), a quella dell’armamento di cui è vicepresidente, a quella per la ricerca energetica. Fa parte della Fondazione scienza e gioventù. È in molti consigli: in quello dei Politecnici federali, della  Fondazione ricerche solari di Locarno, della Supsi, della Ferrovia Monte Generoso, della Migros Ticino, di cui dal 2011 è presidente. Dal 2014 è vicepresidente dall’ Accademia svizzera delle scienze tecniche. È stata presidente di Telethon della Svizzera italiana fino all’anno scorso.
Ne ha fatto di strada la ragazza nata sulle sponde del Lago Maggiore: cresciuta ad Ascona negli anni ‘70 è andata a scuola al collegio Papio. "Nell’ultimo anno ebbi anche come professore don Mino Grampa, che è stato il nostro vescovo. Me lo ricordo benissimo. Se lo ricorda anche lui che insegnava storia che ero un po’ testona nelle materie umanistiche. Più portata per quelle scientifiche. tanto che sono andata al Poli a Zurigo. Unica ragazza a seguire i corsi di ingegneria chimica".
Non fa a tempo ad uscire dal Politecnico, che entra nel mondo del lavoro. Fra l’88 e il ‘90 gira ovunque. Anche in Medio Oriente. "Allora la formazione degli ingegneri era rivolta subito alla produzione. Il contesto internazionale era più pacifico. Si poteva viaggiare e lavorare tranquillamente". Di quell’esperienza, le resta la passione per i romanzi, per la letteratura orientale e la voglia di viaggiare. "Ogni anno organizziamo un viaggio di famiglia in uno Stato nuovo cercando di conoscere la gente, gli usi, i costumi, la cultura". È stata in Marocco, Oman, Egitto, Tunisia, Iran , Brasile, Amazzonia... "Quando il tempo me lo consente, mi concedo delle lunghe camminate sulle nostre montagne, anche d’inverno e con le racchette se c’è neve".
Per 16 anni è stata in Gran consiglio. In politica è entrata spinta dai colleghi, ed è uscita per un colpo del destino. Un pareggio incredibile, nel 2011, quando era in corsa per il Consiglio nazionale: ottenne 23.979 preferenze, come Marco Romano. Una possibilità su 600 milioni. Vince il sorteggio elettronico, che però non viene comunicato subito. Poi viene annullato perché si scopre che le probabilità di vincere e perdere non sono sempre le stesse. E perde quello manuale. "Dover passare attraverso un pareggio elettorale e due estrazioni è stato eccessivo anche per me che non ho mai vissuto la politica come prioritaria. Prima viene la famiglia, la mia vita, il mio lavoro... Sfortuna? Fu una situazione imprevista gestita in modo, come dire, un po’ improvvisato da parte dell’Istituzione". Cosa che la convinse a ritirarsi. "Avevo dato: dopo 16 anni in parlamento o andavo a Berna, o a casa". Felicissima di ritornarvi a tempo pieno. In Gran consiglio era entrata nel ’95.  "Avevo sollecitato i colleghi della Camera tecnica, ingegneri e architetti, che presiedevo a candidarsi per le elezioni perché eravamo sottorappresentati. Finì che spinsero me a fare quel passo. E dire che pensavo proprio di non farcela". Invece viene eletta al primo colpo. Si occupa di formazione, vota l’istituzione dell’Università della Svizzera italiana. Discute della nuova legge sugli ordini professionali, del nuovo inceneritore. È relatrice per l’istituzione dell’azienda cantonale dei rifiuti. "Tutto questo per poi finire sulle caricature del Mattino per le mie posizioni contro lo sfruttamento della prostituzione, per la difesa della dignità delle donne. Ma era solo una minima parte della mia attività parlamentare volta ai temi della formazione, della scuola, della promozione delle materie scientifiche, dell’ambiente...". In quegli anni si cominciò a legiferare sulla protezione del territorio. Erano i tempi di Mario Camani precursore  della cultura ambientale del Cantone. E che per questo anche lui fu insultato e vilipeso dal Mattino. "Fu un periodo difficile. Fui attaccata in ogni modo. Non solo sul Mattino, ma anche con lettere di insulti, scherzi di cattivo gusto, invio di prodotti di sex shop a casa". Una guerra ignobile che non l’abbatte. "Ma ho sofferto, ha sofferto la mia famiglia. Ho tirato dritto perché sono convinta di vivere in un Paese libero. So difendere le mie idee". Dati cause e pretesti, e le attuali conclusioni, avrebbe fatto lo stesso? "Ma sì, ho avuta la grande soddisfazione di essere stata presidente del Gran consiglio, di aver girato il Ticino, di aver incontrato la nostra gente. Un’esperienza felicissima". Che l’ha fatta sentire a casa. Compresa.

cmazzetta@caffe.ch
@clem_mazzetta
22.01.2017


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