Jacques Herzog
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'L'architetto si misura
con la storia e la società'
STEFANO VASTANO


Ci sono edifici che ti tolgono il fiato. Con tante di quelle dimensioni, ed angoli, che t’invitano di continuo a guardarli, e ad entrarci per scoprirne volumi ed interni. La nuova Elbphilharmonie, la Filarmonica sull’Elba inaugurata l’11 gennaio scorso e firmata da Jacques Herzog e Pierre de Meuron, è una di queste architetture mozzafiato. Non appena arrivi sul Kaiserkai, uno dei moli della Speicher Stadt, il vecchio quartiere industriale della capitale anseatica, colpisce la mastodontica (e paradossale) facciata di questo Tempio dell’arte: nella sua facciata principale, la Filarmonica si staglia su una base larga 82 metri. Mentre il tetto, un’onda di vetri frastagliati, sfiora i 110 metri: in tutta Amburgo, solo il campanile della chiesa di Saint Michel (132 metri) è più alto. "Abbiamo lavorato 15 anni alla Filarmonica", dice Jacques Herzog, 67 anni, davanti a una delle 1.100 finestre - molte delle quali ricurve - che formano la ‘pelle’ della Filarmonica: una cascata di riflessi, balconi e luci. Sotto di noi, come un vivo serpente grigioverde, le acque e i barconi sull’Elba. "La nostra è una disciplina - prosegue Herzog, come sempre senza cravatta e oggi tutto in nero - in cui il Tempo è decisivo. Ogni progetto deve esser pensato per il futuro, per tutti gli anni in cui vive nella società e nella storia quotidiana degli uomini e di una città particolare. Questa profonda responsabilità storica e sociale è uno dei primi aspetti che distingue l’architettura dalla moda".
Il famoso Duo svizzero ne ha già firmate tante di architetture spettacolari in mezzo mondo: dal geniale ampliamento della Tate Modern a Londra, alla scintillante Allianz Arena di Monaco, sino al famoso Stadio nazionale di Pechino.  La nuova Filarmonica di Amburgo però, con i suoi 26 piani, una piccola e una Grande Sala da concerti, le 244 stanze dell’hotel "The Westin Hamburg" nonché 44 appartamenti di lusso è uno degli edifici più costosi mai realizzati in Germania: ci sono voluti 789 milioni di euro per tirare su questa maestosa Tenda, o Teatro, o Tempio sull’Elba. "Ci siamo ispirati a questi tre modelli- riconosce Herzog-, al Teatro di Delfi perché qui avevamo un ex-magazzino nel porto di Amburgo, ben radicato con la sua base in mattoni nella città. Su questa base abbiamo innalzato una Tenda per celebrare feste e festival. Ma è evidente che la Filarmonica ha anche la verticalità di una Arena".
Il Maestro Thomas Hengelbrock potrà ora dirigervi la sua Orchestra sinfonica di Amburgo in questo polifunzionale Tempio della musica. E l’incredibile è che, ancor prima di Amburgo, l’infaticabile coppia svizzera ha anche inaugurato lo scorso dicembre la nuova sede della Fondazione Feltrinelli a Milano, una grande piramide di vetro nel cuore della metropoli lombarda. "Certo, l’amministrazione, la politica e la città di Milano sono realtà diversissime da Amburgo - puntualizza Herzog-, ma per me tutti gli edifici sono come i tuoi bambini, ognuno con il suo aspetto e il suo carattere distinto. Credo però che con la nuova Fondazione Feltrinelli sia venuta su una struttura di una certa rilevanza per la città di Milano".
Anche ad Amburgo d’altronde i due architetti di Basilea hanno creato con la loro "Piazza" di 4 mila metri quadrati ed aperta all’altezza dell’ottavo piano della Filarmonica "un segno democratico" importante, come lo definisce Herzog, per l’intera città di Amburgo. "Con questa ‘terrazza’ si instaura infatti un dialogo tra le due Città di Amburgo, quella storica e il nuovo quartiere sul porto. Ma soprattutto questa Piazza al centro della Filarmonica vuole essere luogo d’incontro per tutti i cittadini, e non solo per chi ama la musica". Entrando nella Grande Sala da concerti della Filarmonica immagini subito che sarebbe piaciuta a Ludwig, il re bavarese con la mania delle grotte in stile Capri.
Hanno lavorato due anni per rivestire con 11mila pannelli in fibra di gesso (color panna) le pareti della Sala: "Con questa ‘pelle’ in fibra di gesso volevamo marcare la dimensione minerale della Sala ed implementarne la funzione acustica. Lei ha immaginato una grotta, ma si può pensare ad un atollo corallino, alla musica nelle sue manifestazioni ed echi tellurici". Già oggi l’Elbphilharmonie è, come l’Opera per Sydney, l’icona della metropoli anseatica. E il bello è che anche a Berlino Herzog & de Meuron stanno imprimendo il loro caratteristico segno.
Nel piazzale del ‘Kultur Forum’, tra la National Galerie di Mies van der Rohe e la Philharmonie di Hans Scharoun, sorgerà il "Museum der Moderne" con i capolavori del 20°secolo delle tre collezioni private Marzona, Marx e Pietsch. "Nel Kultur Forum di Berlino - nota Herzog- ti confronti da un lato con l’architettura molto astratta della National Galerie di Mies van der Rohe, dall’altro con la Filarmonica così gioiosa e quasi neobarocca di Scharoun. E tu col tuo nuovo museo devi riuscire ad esprimere una nuova identità, decisa e non sottomessa alla potenza degli altri due edifici".
Per questo nel centro di Berlino, entro il 2021, Herzog & de Meuron tireranno su una specie di fienile o una cascina industriale, piena di luce e di ben 15mila metri quadrati. "Sì, il Museo a Berlino esprimerà qualcosa di archetipico e nelle forme più essenziali di una Haus: una Casa topograficamente rilevante, al suo interno aperta in modo funzionale e in grado di ospitare degnamente l’arte del 20esimo secolo. Con il nuovo Museo a Berlino ci interessava costruire sia all’esterno che all’interno un’armonia tra due poli estremi, mediare cioè tra l’astratto e il giocoso, tra l’estrema funzionalità e il tempio dell’architettura". Anche a Milano, a Porta Volta, i due architetti hanno voluto sintetizzare una Casa radicalmente pura nella sua funzionalità; ma al contempo aperta e trasparente nel suo gioco di vetrate: "Pure a Milano abbiamo voluto costruire un paradosso: una casa aperta, trasparente, ma con un segno essenziale, arcaico nella sua forma.
Dalla strada, l’edificio può sembrarti chiuso. Ma davanti ne noti la trasparenza, insieme all’elemento gotico che a Milano ha una sua tradizione. In prospettiva poi è una cascina, "altro elemento forte dell’ambiente lombardo e che Aldo Rossi amava molto".
Ma il punto davvero "essenziale" di queste opere non è tanto, o solo, la formula estetica, né le dimensioni."Per me non è rilevante costruire il più grande stadio del mondo, la chiesa più ampia o la Tower più alta - dice Herzog-, quanto invece lavorare insieme a gente isprirata e che segue le proprie passioni. Fare architettura per una città in cui committente ed istituzioni si impegnino in un progetto importante, con uno spirito comune. Il mestiere dell’architetto è riuscire a mettere insieme queste due parti, imprimere energia positiva alla città plasmando uno ‘spirito comune’". Questo è il segno davvero profondo, squisitamente etico e politico, di ogni grande architettura  che non sia semplice moda o trend. "Sì, l’architettura è una disciplina politica - conclude Herzog- , se coinvolge in questo senso sia la gente che le istituzioni".
29.01.2017


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