Leo Gullotta
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"Se dalla vita ricevi
alla vita devi restituire"
ALESSANDRA COMAZZI


Leo Gullotta, un altro grande attore siciliano: nato a Catania, ha compiuto 71 anni il 9 gennaio, proprio durante la tournée che sta realizzando con la commedia di Noël Coward "Spirito allegro", regista Fabio Grossi, che resterà in scena al Teatro Carcano di Milano fino al 19 febbraio. L’attore era il sesto figlio di un papà pasticcere. "Sono sempre stato un ragazzino curioso, e lo sono ancora - ricorda -. Ho cominciato a recitare giovanissimo, e giovane ero già in scena con Stasera si recita a soggetto di Pirandello. Non ho più smesso, ma dopo dieci anni con Turi Ferro ho pensato che un attore deve guardare, incamerare, per migliorare. Ho fatto cabaret, ho scoperto i muscoli facciali e un genere". Fino ad arrivare al Bagaglino. Che era teatro, compagnia e poi divenne spettacolo televisivo. Andando in video per 22 stagioni, sempre con la regia di Pierfrancesco Pingitore, cominciando nel 1987: lo show era Biberon, sulla prima rete Rai. "C’ero io e c’erano Oreste Lionello, Pippo Franco, Gabriella Ferri. Entravamo nelle case degli italiani con grande affetto, e l’immaginario del pubblico fu molto colpito. Arrivavano i politici, con loro si rideva e si giocava, ma gli unici realmente spiritosi furono Giulio Andreotti e Calogero Mannino. In Italia restò famosissimo il momento in cui invitavamo l’ospite politico di turno a tirarsi una torta in faccia. E l’invito veniva accettato. Il re era davvero nudo. Cercavamo di far ridere, e spesso ci riuscivamo, ma il nostro era un lavoro duro, durissimo. Tutto scritto. Copioni, pagine. Certo, l’improvvisazione ci poteva anche stare, ma l’improvvisazione funziona quando c’è, introiettato da ognuno, un canovaccio ben chiaro di battute, interventi, codificazioni di personaggi. E furono milioni di spettatori".
Se chiudi gli occhi, ti sembra di sentir parlare Woody Allen. Nei film in lingua italiana, naturalmente, dopo Oreste Lionello, da anni gli dà voce lui. E Gullotta ha doppiato Allen nella prima serie diretta e interpretata dall’attore-regista americano, prodotta da Amazon. "Sì, si intitola Crisi in sei scene, e racconta gli anni che precedettero il ‘68 - spiega Leo -. Un racconto indagatore tra finti intellettuali e studenti-pantera, molto sociale, un linguaggio nuovo per Allen. È bello andare avanti ed evolversi. Sempre restando, come ritengo che lui sia, e come mi ritengo io stesso, buoni artigiani dello spettacolo". Così l’attore siciliano intende il suo lavoro. E fa l’esempio di Spirito allegro dell’inglese Noël Coward. "L’autore scrisse la commedia nel 1941, in piena guerra: voleva esorcizzare la morte. Noi la riproponiamo adesso, in questi tempi tristi, rissosi e incerti, per esorcizzare il pessimismo, la negatività. Viviamo in un’epoca spaurita, e invece dobbiamo uscire di casa, lasciare internet per qualche ora. È una medicina per la mente, una bella edizione, elegante nelle scene e nei costumi; una commedia ispirata ai film di  Lubitsch. Ci sono equivoci, ambiguità, tutto espresso in un gioco aperto con il pubblico". Una bella casa, una seduta spiritica, una prima moglie defunta che, evocata, non se ne vuole più andare. "Faccio questo lavoro da 54 anni, e son contento. Ho lavorato con  Salvo Randone, Enriquez, la Moriconi, Glauco Mauri: la lezione più forte che ne ho tratto è che bisogna cercare di essere persone perbene".
In gennaio è uscito nelle sale L’ora legale, il nuovo film di e con Ficarra e Picone: "Mi piacciono molto, puntano l’osservazione umoristica verso il sociale. È la storia di un paesino, con due candidati sindaci. E io sono il prete del paese, simpatico e curiosetto. E pure proprietario di un bed&breakfast". Ancora Sicilia, quindi, dopo la sua partecipazione alla fiction Rai Catturandi, diretta da Fabrizio Costa. Tutta l’isola era protagonista, tra palazzi storici, città, entroterra. Nel cast Massimo Ghini, Alessio Boni, Anita Caprioli, il palermitano Vincenzo Amato, Ranieri Monaco di Lapio. "Io interpretavo un avvocato - ricorda Gullotta - impegnato ad aiutare Alessio Boni, mentre il capo era Massimo Ghini, che doveva contrastare una complicata operazione della criminalità organizzata. Ci sembrava giusto far conoscere meglio il lavoro così difficile di queste persone che rappresentano lo Stato e la giustizia. È stato un esperimento anomalo, un modo per ridare alla televisione il suo ruolo educativo, che è importante".
Un attore talmente poliedrico da essere pure diventato protagonista del libro di Elvia Gregorace, "Mister Gullotta, Leo My Huge Pumpkin". Curioso titolo, Leo Grande Cocomero. "L’autrice mi faceva domande, io rispondevo, è venuto fuori un racconto particolare, il grido di dolore dei giovani verso una società che si rifiuta di considerare le loro qualità. E intanto questi ragazzi non possono farsi strada se non dicendo ‘mi manda Picone’. Non va bene. Per questo credo che un po’ di ‘Spirito allegro’ sia un balsamo".
E cioè: che succede se per casa comincia a girare un fantasma? E se i fantasmi diventano inaspettatamente due? C’è una sola via per saperlo: seguire le poco rassicuranti vicende di Charles Condomine, così come ci vengono raccontate da Coward nella commedia. "Nella sua autobiografia  lo scrittore  racconta di averla composta in soli sei giorni durante una vacanza nel Galles e non c’è motivo di non credergli - rivela -. Il successo dello spettacolo fu epocale, sebbene il debutto nel West End non fosse stato entusiasmante. Era il 1941, anno di guerra, e a molti sembrò di cattivo gusto parlare di morti e di fantasmi. Ma i trapassati di Coward erano così travolgenti che, dai e dai, ebbero la meglio sulle mutrie. Risultato: 1997 recite filate. Un record. Ci sono equivoci, ambiguità, un gioco aperto con il pubblico. E la traduzione di Masolino d’Amico è giustamente elegante e raffinata. Insomma, mi dà soddisfazione davvero, in questi tempi di crisi e di tristezza, aiutare gli spettatori a sorridere".
Gullotta parla senza problemi della sua omosessualità, ammettendo semplicemente al Maurizio Costanzo Show "Ho fatto coming out semplicemente, quando me l’hanno chiesto. Anni fa, in conferenza stampa, alla presentazione del film Uomini uomini uomini mi domandarono se fossi gay e ho risposto di sì. Ricordo ancora che durante il Gay Pride del 2000 a Roma sono salito sul palco e ho detto: eccomi, sono l’unico uomo di spettacolo gay. Che paese ipocrita l’Italia". L’attore lancia anche un messaggio ai genitori dei ragazzi omosessuali: "Non vi dovete vergognare di nulla. I vostri figli sono persone con sentimenti. Bisogna vergognarsi solo di chi spaccia o è mafioso". Gullotta ci tiene a terminare il colloquio sottolineando un principio che, nella sua esistenza, assicura di aver sempre seguito, con soddisfazione: "Se dalla vita hai ricevuto, alla vita devi restituire".
12.02.2017


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