Katja Wiesendanger
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"Lasciate che i figli
vivano liberi e felici"
STEFANO PIANCA


ome latino, ma sensibilità moderna, aperta e proiettata al futuro. Tanto più che, da pochi mesi, a guidare Pro Juventute Svizzera è una donna, Katja Wiesendanger, 43 anni. La nuova direttrice col Caffè parla dei suoi progetti e della sua visione di gioventù: "Vogliamo rendere la Svizzera un posto eccezionale per i bambini. Un luogo riconosciuto in tutto il mondo". Ecco cosa manca al momento per diventarlo: "Pro Juventute è sempre stata attiva là dove vi erano delle lacune educative. Oggi vediamo che esistono delle esigenze di educazione in materia di identità, di capacità di stare con gli altri - intesa come comunità - e di pari opportunità".
Per identità del bambino la direttrice intende "la salute e in particolare la salute psichica. Abbiamo anche istituito un numero telefonico d’aiuto, il 147". In pratica l’equivalente, per i più piccoli, del Telefono Amico. "Un servizio che vuole agire a stretto contatto, poiché andiamo dove i ragazzi sono già. Quindi sul web, le chat... per entrare nel merito di questioni di contenuto e non soltanto, tra virgolette, di sostegno momentaneo". Il compito di discutere coi giovani di temi concreti sarà affidato a specialisti come operatori sociali o psicologi.
Il secondo innovativo campo d’azione parte da uno studio, secondo cui "i bambini restano senza qualcuno che li osservi soltanto per 29 minuti al giorno. Prima, negli anni ‘70, eravamo sulle 3-4 ore. Quello di stare troppo poco da soli è oggettivamente un limite. Vogliamo tornare ad offrire ai bambini e ai giovani questo tipo di spazi. In altre parole gli spazi eccessivamente strutturati, non sono sani per la crescita", sottolinea la direttrice. Con "strutturati" si intendono luoghi tanto attrezzati da non aver bisogno di fantasia per poter essere vissuti; così come i pomeriggi farciti di ogni iniziativa, proposta dai genitori. "Gli esempi si sprecano. Accanto agli importanti impegni scolastici abbiamo: lezioni private, attività sportive, corsi di musica...". Una sfida, ma anche un punto di partenza per, spiega, "conquistare nuovi spazi in città; liberarne altri e rendere questi spazi raggiungibili e quindi utilizzabili da parte dei bambini". Una strada chiusa può diventare un mondo a disposizione dei giovani. "Lo spazio di gioco libero, non necessariamente strutturato, deve ritornare ad essere presente nella quotidianità dei nostri bambini".
La direttrice di Pro Juventute è anche "mamma", a weekend alterni, dei due figli, di 13 e 15 anni, avuti in precedenza dal suo compagno. "Da un lato - spiega - c’è il desiderio di approfittare quanto più del tempo assieme, dall’altro bisogna fare uno sforzo per non ‘strutturare’ ogni momento. Il segreto è non far nulla di programmato per un giorno intero. Puntando su attività create al momento, lasciandoli da soli o condividendole. Basta uscire di casa, ma il prerequisito è che davanti a casa ci sia uno spazio libero da poter utilizzare, da poter frequentare".
Infine, terzo punto, ci sono "le pari opportunità, ossia che tutti i bambini, di qualsiasi estrazione sociale, di qualsiasi cultura o lingua, abbiano le stesse chanches di inserirsi nel mondo del lavoro". Ma la direttrice non trascura l’integrazione dei figli di chi arriva da lontano. "Anche qui stiamo sperimentato programmi che vanno nella direzione delle pari opportunità. Ci sono problemi molto concreti come la capacità di annunciarsi per un posto di apprendistato, di scrivere un curriculum o affrontare un colloquio di lavoro. Con l’aiuto di professionisti del settore andiamo nelle scuole per fare questo tipo di esercizio coi ragazzi". In un Paese dove gli stessi svizzeri spesso non si capiscono fra regioni linguistiche viene da chiederle se pensa che accadrà anche in futuro. "Sicuramente le differenze culturali sono meno marcate in tenera età. È solo crescendo che non ci si capisce più e dobbiamo lavorare affinché le diversità diventino un arricchimento".
26.03.2017


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