Mimmo Lucano
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"Io, sindaco modello
accolgo i migranti"
FRANCESCO ANFOSSI


ome in un romanzo di Melville o Stevenson, è stato un veliero a dare la svolta che cambiò la vita del comune calabrese di Riace, in provincia di Reggio Calabria, e del suo sindaco Mimmo Lucano, che dice: "Me lo ricordo bene quel veliero sgangherato con le vele ormai ammainate". Il vento e la deriva lo avevano portato nella Locride dalle coste dell’Asia Minore. Approdò un’alba del 1998 e si arenò tra gli scogli di questa terra, carico di trecento profughi curdi . "Stava lì, sballottato dalle onde, ad aspettare che il nostro destino cambiasse. Non si sapeva che fare di quella gente disperata e a me venne un’idea balzana: sistemiamola nelle vecchie case disabitate del borgo. Di posto ce n’era in abbondanza, si trattava di ruderi in cui regnava il silenzio da decenni. Mi presero per matto e cominciarono a chiamarmi il sindaco dei curdi. Ma la cosa funzionò, anche grazie all’aiuto e all’incoraggiamento dell’allora vescovo di Gerace Giancarlo Bregantini". Da quel giorno nulla fu più come prima, il vecchio centro storico disabitato cominciò a rivitalizzarsi, da vecchi ruderi silenziosi da decenni arrivavano nuove voci.
Mimmo Lucano ha così aggiunto alla fama dei Bronzi di Riace la popolarità internazionale di un modello di integrazione cui guardano da tutto il mondo, soprattutto da quando, nel marzo scorso, il suo nome è stato inserito nella classifica dei "potenti della terra" (insieme a Bergoglio, a Bill Gates, a Bono degli U2 e alla Merkel) del prestigioso periodico americano Fortune. Un potere anomalo, quello di Lucano: "E infatti non me lo so spiegare, non so nemmeno chi ha fatto la segnalazione, forse una studentessa americana venuta per una tesi di laurea, a meno che il periodico non intenda il potere di cambiare i pregiudizi legati all’accoglienza".
A Riace, nel 2009, era già venuto Wim Wenders, il regista de "Il cielo sopra Berlino", per girare "Il volo", un bellissimo documentario sull’immigrazione vista con gli occhi di un bambino di 8 anni, Ramadullah. "Mi hanno conferito riconoscimenti da tutto il mondo e m’invitano  in tutti gli angoli d’Europa. Lo scorso anno sono stato anche in Svizzera, a Berna, ospite di un’organizzazione che si occupa di cooperazione internazionale - ricorda Lucano -. Ho conosciuto gente straordinaria che lavora per l’assistenza e l’integrazione. Il giorno dopo la premiazione gli organizzatori mi portarono a visitare un centro di accoglienza per rifugiati del cantone. Rimasi colpito dall’organizzazione e dalla quiete "svizzera" della città in contrasto con quel luogo, che era un "non luogo", c’era una famiglia di sei persone stipata in una cameretta, le condizioni igieniche erano al limite. Per me l’integrazione è l’esatto contrario: noi a Riace diamo una casa vera a chi scappa dalla guerra e dalla fame". Col tempo Riace è diventato un crocevia di etnie e di popoli: curdi, afghani, palestinesi, senegalesi, eritrei, iracheni, serbi, libanesi e altre nazionalità sono passate da qui con i vari piani di accoglienza del ministero dell’Interno cui il comune ha aderito.   Cinquecento profughi, su una popolazione di 1800 abitanti, sono diventati residenti e hanno aiutato il paese a sviluppare attività di microeconomia: un laboratorio di ceramica e uno di tessitura, un bar, una panetteria, è rinata una scuola elementare ed è stata riattivata la raccolta differenziata dei rifiuti, con due asinelli che si inerpicano tra i vicoli del borgo antico.  Sperimentata  e tuttora in funzione una moneta locale: il municipio emette dei ticket con cui gli immigrati acquistano in paese cibo e altri beni di prima necessità. Poi i commercianti consegnano i ticket e ricevono i soldi che Roma ha stanziato per questi progetti di inclusione. E si lavora pure a un progetto per i terreni confiscati alle mafie su cui si vorrebbero creare nuove attività agricole. Ma è possibile replicare il "modello Riace"?
"L’importante è capire che la migrazione è la normalità - risponde Lucano -, in questo mondo in cui alla deriva, insieme ai migranti, ci sono anche i valori umani. È innanzitutto una questione di sensibilità, di comprensione per le sofferenze altrui. Questo prima delle soluzioni tecniche, che si possono trovare anche nelle metropoli, perché in fondo le città sono una somma di piccoli quartieri, piccole realtà come Riace".
02.04.2017


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