Lidia Ravera
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"La vecchiaia?
Nulla di tremendo"
ROSELINA SALEMI


Lidia Ravera in fondo non è cambiata. Ha sempre gli occhi che bucano l’anima, la figura nervosa e sottile da ragazza, "peso 52 chili", dice con un pizzico di civetteria, "metto gli stessi vestiti di quando ero al liceo che oltretutto sono tornati di moda…". Ha stessa testa vivace, sessantottina, che ha prodotto l’idea geniale di infilarsi nel dibattito sull’età con un romanzo spiazzante, Il Terzo Tempo (Bompiani) ovvero la vecchiaia che vince.
"È la storia di Costanza, 64 anni, che eredita dal padre un austero ex convento a Civita di Bagnoregio, e si lascia prendere da un progetto vagamente sconsiderato. Radunerà in quella casa bella e nuda i compagni con cui giovanissima ha condiviso a Milano la vita e l’impegno politico, per ricreare una comune, una famiglia ‘larga’ con la quale discutere del futuro perché un futuro c’è sempre". E spiega: "Se è vero che la quarta età è come l’infanzia, si dipende dagli altri, la terza è come l’adolescenza. Il corpo cambia, si trasforma, hai voglia di stare con quelli come te, con quelli che ti somigliano. E invecchiare in coppia è terribile, l’uno è lo specchio dell’altro, non c’è più curiosità, né desiderio di avventura. Invece bisogna trovarlo".
Dopo trenta romanzi, a partire dall’ormai mitico Porci con le ali, Ravera ha ancora l’energia, la voglia di scoprire e raccontare il mondo, un po’ come Costanza (ovvio che c’è dell’autobiografia: a Civita da Bagnoregio è davvero stata, ma alla comune non ha ancora pensato). "Ho avuto sempre paura della vecchiaia, a 12-13 anni, a 26, quando ho scritto Ammazzare il tempo. Arrivata ai sessanta, mi sono detta: beh, è tutto qui? Non c’è davvero niente di tremendo, se non lo sguardo degli altri, il giudizio sociale intollerabile. Un disprezzo incomprensibile, con l’alibi dello scontro generazionale. Non posso accettare l’idea che essere nato prima o dopo possa essere un merito o un demerito. Sono del 1951: io e altri come me abbiamo davanti una trentina d’anni. E siamo una maggioranza. Perché negare la nostra vita, il passato, la carriera di esseri umani che abbiamo fatto? Io voglio arrivare ai novanta e anche ai cento, sì mi vedo benissimo centenaria… Non c’è un’età migliore delle altre".
Non è soltanto provocazione. Dietro c’è una riflessione molto seria sull’Europa che fa pochi figli, ha un’età media alta (gli over 65 sono il 28%) e venera la giovinezza, "che è bella ma faticosa e contorta. Io mi sento meglio adesso che a vent’anni. Ho imparato a vestirmi, compro le creme giuste, vado a correre esattamente come prima, so chi sono. Mai stata così rilassata. Allora mi domando: perché noi che abbiamo riscritto il copione della giovinezza con la ribellione, i viaggi, la conquista dell’indipendenza non possiamo riscrivere il copione della vecchiaia?".
In questa ardita riscrittura c’è spazio per tutto, seduzione compresa. "Voglio essere profonda dentro e seducente fuori, a modo mio, con la mia età. Seduzione è la capacità di condurre gli altri a te. È questa la vera bellezza. Da giovane, certo, ero più carina, ma guai a inseguire il momento in cui sei stata carina: dura pochissimo. All’epoca avevo la fila fuori dalla porta (avevo scritto lo scandaloso Porci con le ali, figuriamoci) e dovevo selezionare. La maggior parte dei maschi erano banali, non valevano un’unghia di me. Oggi l’uomo che mi cerca è intelligente, spiritoso e colto, non devo far fatica". C’è però un altro aspetto della vecchiaia, non così edificante. Gli aggettivi con cui si descrivono le donne anziane. "Già, fanno pensare agli ortaggi. Fresca, sfiorita, sterile. Gli uomini invece hanno un bonus di fascino e possono scegliersi una compagna pescando fra tre generazioni!".
Come la young senior Costanza, Lidia Ravera vuole vivere al massimo, senza paura, i trent’anni che ha davanti. Intanto Il Terzo Tempo è diventato un blog. Sottotitolo: Come invecchiare senza essere vecchi. Prontuario per abitare il tempo, senza permettergli di fare di noi quello che vuole. Un magnifico programma.
16.07.2017


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