Emma Bonino
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"No, il nazionalismo
non è una soluzione"
ROMANO BIANCHI


Deputata al Parlamento europeo, vicepresidente del Senato. E poi ancora, commissario europeo per le emergenze umanitarie, due volte ministro e candidata in più occasioni alla presidenza della Repubblica in Italia. Emma Bonino è soprattutto una combattente. Una forza della natura. Piemontese, famiglia modesta, oltre 40 anni di politica attiva alle spalle, profondamente liberale, pilastro del movimento radicale italiano. E poi, delegata per l’Italia all’Onu, ministro degli Esteri fino al 2014. Volto per eccellenza dell’Italia nel mondo, molto popolare, tanto che nel 2011 la rivista statunitense Newsweek la incluse quale unica italiana nell’elenco delle "150 donne che muovono il mondo".
Settant’anni, Bonino si è candidata al Senato in coalizione con il Pd di Matteo Renzi nella lista  Europa. "Chi me l’ha fatto fare a buttarmi di nuovo nella mischia? Bella domanda - dice divertita Bonino -. Ogni tanto me lo chiedo anch’io. Ma la risposta è evidente: in queste elezioni si contrappongono due concezioni del mondo contemporaneo: una volta all’apertura e al futuro, l’altra alla chiusura e a un nazionalismo retrogrado. Non possiamo starcene con le mani in mano e farci portare via tutto quanto abbiamo costruito finora grazie all’Europa".
Per Bonino l’Europa di oggi non basta. Ce ne vuole "di più", come recita il suo slogan elettorale. E chisseneimporta se oggi questo termine, Europa, sembra aver perso appeal per una crescente porzione di elettori. "L’alleanza europea ci ha garantito settant’anni di pace in un Continente che è stato in guerra per secoli. Per qualcuno questo non è un motivo sufficiente, ma in un mondo in cui le potenze straniere - Stati Uniti, Cina, India... - contano milioni di abitanti e un potere economico e commerciale che è dieci volte quello dell’Italia, cosa potremmo fare da soli?".
Una domanda che va a cozzare con chi pensa che di Europa oggi ne serva meno. Basta restare in Svizzera, che non è mai entrata a far parte dell’Ue, e dove le voci che chiedono una maggiore indipendenza nazionale sono forti. "Penso  - riprende Bonino - che questo ragionamento sia sbagliato. So che quello dell’immigrazione in Svizzera è un tema caldo. Ma gli stranieri contribuiscono, e hanno sempre contribuito, alla sua ricchezza. Gli svizzeri lo sanno bene e la politica nazionale deve riconoscerlo, non correre dietro alla linea dei nazionalisti, quella cui ci opponiamo con forza anche in Italia".
E tuttavia qualche problema, soprattutto nei cantoni di confine, l’immigrazione lo crea. Come il fenomeno del dumping salariale in Ticino. Emma Bonimo lo sa. "Ci sono dei problemi - spiega - che riguardano gli italiani che vivono in Svizzera, di cui siamo a conoscenza e che vogliamo affrontare. Ma lo dobbiamo fare adeguatamente. Non dimentichiamo che la Svizzera è sempre stato un partner strategico per l’Italia". In questi mesi Bonino ha pensato a lungo a come bloccare l’emigrazione per necessità. "Penso - dice - a diverse ipotesi. A partire, ad esempio, dalla creazione della Federazione leggera a livello europeo, un progetto che è d’interesse anche per la Svizzera che vive nel cuore del Continente. Ma la nostra priorità resta quella d’incentivare il lavoro e le attività imprenditoriali nel medio termine, dopo un primo periodo incentrato sulla riduzione del debito pubblico. In questo modo, potremmo far sì che per i nostri giovani andare all’estero sia una scelta. Non più una costrizione".
04.03.2018


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