Mauro Gianetti
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"Amo ancora la bici
dopo quarant'anni"
ANDREA STERN


Aveva 12 anni quando vinse la sua prima corsa. Era un mercoledì pomeriggio e Mauro Gianetti girovagava per le vie di Isone in sella alla Graziella di sua mamma. Lo raggiunse Ettore Fora, autista del pullman che portava i ragazzi alle medie di Bironico, pedalando sulla sua Colnago. "Mi propose di fare una gara - racconta Gianetti - fino all’antenna radiofonica. Io partii come uno scalmanato e quando lui arrivò in cima io ero lì da due minuti e mezzo ad aspettarlo con l’orologio in mano. Subito dopo lui corse da mio padre e gli disse che doveva assolutamente farmi correre in bicicletta".
Detto fatto, già la domenica seguente Mauro Gianetti partecipò alla sua prima "vera" gara, con la Colnago di Ettore Fora. Arrivò quinto su oltre novanta partecipanti, quasi tutti più grandi di lui. "Per me fu come una vittoria, ero stato nettamente il migliore del mio anno. Fino ad allora non sapevo nemmeno dell’esistenza di corse ciclistiche giovanili, ma da quel giorno mi innamorai di questo sport e non mi fermò più nessuno".
Sono passati 40 anni e Mauro Gianetti, oggi 53 anni, lavora ancora nel mondo delle due ruote e non ha perso un briciolo della sua passione. Ritiratosi dalle competizioni nel 2002 dopo trenta vittorie tra i professionisti e un memorabile secondo posto ai Mondiali del 1996 a Lugano, ora è membro del comitato direttivo e business manager dell’Uae Team Emirates, squadra che nella rosa vanta atleti del calibro di Fabio Aru, Alexander Kristoff e Alberto Rui Costa. "Ho corso per diciassette anni e credo di essermi sfogato. Già allora mi interessava l’aspetto commerciale intorno alla squadra, la sua gestione, il suo equilibrio. Oggi sono quindi felice di fare il manager". Un lavoro che lo tiene a lungo lontano da casa, come ai tempi in cui era ciclista. "Sono abituato a girare, anche se per me il Ticino rimane il posto più bello del mondo. Ho visto dei luoghi straordinari, ma dobbiamo renderci conto che qui abbiamo il meglio. Quattro stagioni, ognuna diversa dall’altra, mentre in altre regioni si trova tutto l’anno lo stesso clima". Per non parlare delle montagne, la passione di Gianetti, che quando può si allena volentieri in compagnia del consigliere nazionale Rocco Cattaneo. "Ci tiriamo il collo a vicenda. Cerchiamo sempre la salita, siamo due camosci!".
Gianetti ha accompagnato Cattaneo anche nella trasferta in bici a Berna, lo scorso 24 novembre, poco prima dell’insediamento dell’ex presidente plrt in Consiglio nazionale. "È stato l’allenamento più lungo della mia vita. Era freddino, ma Rocco aveva davvero il fuoco dentro e ho dovuto cercare di stare al suo ritmo. Però sono felice di averlo potuto accompagnare verso questo suo nuovo traguardo. Per me è un amico e un maestro, sono fiero di lui". Una felicità che va oltre la fatica, uno degli elementi base del ciclismo. "Andare in bicicletta insegna a soffrire e guardare sempre avanti. Ricordo una volta al Tour de France quando, in una tappa vinta da Claudio Chiappucci, persi un’ora e mezza a causa di un colpo di sole e rimasi fuori dal tempo massimo per soli trenta secondi, a due giorni dalla fine. Fu una tremenda delusione, ma sono queste le situazioni che ti spingono a migliorarti".
Gianetti conclude sottolineando che "negli sport di squadra puoi vincere o pareggiare o perdere, mentre nel ciclismo uno vince e in duecento perdono. Quindi, a meno che non ti chiami Peter Sagan, la vittoria è un’eccezione. Credo che questo aiuti a crescere, nello sport ma anche nella vita". astern@caffe.ch
08.04.2018


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