Colin Farrell
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"Ero un bad boy
e oggi neanche fumo"
ROSELINA SALEMI


li ultimi due film, The Killing of a Sacred Deer e The Beguiled, erano andati a Cannes, cosa non frequente per un attore. Classe 1976, sangue irlandese, legatissimo a Dublino, Colin Farrell è un bad boy diventato good boy. Non a tutti riesce. È stato uno scavezzacollo e lo ammette, è andato in rehab, in riabilitazione, ha girato film discutibili (Alexander, tra i vari), blockbuster (Total recall, Animali fantastici e dove trovarli) e produzioni indipendenti (The Lobster), ha fatto una bella incursione televisiva con True Detective, ha avuto una tempestosa e disastrosa vita sentimentale. Due figli da due donne diverse, una causa con la ex Nicole Narrain, modella di Playboy, perché aveva commercializzato un video hard girato insieme, una lunga serie di fidanzate, tante, ma meno, giura, di quelle che gli sono state attribuite.
Adesso, superati i quaranta, è serissimo, anche se conserva quell’aura un po’ maledetta, quell’occhio acuto che obiettivamente piace, ed è addirittura elegante, una sorpresa dopo averlo visto in jeans stinti, sneakers, orecchini e capelli dritti, genere "out of the bed". "Dai - protesta - posso essere stato imprevedibile, ma mai davvero cattivo! Prima pensavo soltanto a divertirmi, in ogni modo possibile, alcol, droga, ragazze. Poi sono cresciuto, sono diventato padre, mi sono liberato, a fatica ok, delle cattive abitudini. Oggi neanche fumo più".
The Killing of a Sacred Deer, di Yorgos Lanthimos è un horror, protagonista Nicole Kidman, che flirta con il senso del destino e la maledizione, mentre The Beguiled (sempre con Kidman) è il remake femminile-femminista del controverso La notte brava del soldato Jonathan (1971) costruito su un leggendario Clint Eastwood ("ho visto tutti i suoi film e ho cercato di non confrontarmi con lui. Impossibile"). I suoi personaggi sono spesso inquieti e tormentati. Lo è il chirurgo di The Killing, chiamato a un terribile sacrificio, come il soldato ferito di The Beguiled, che durante la guerra di secessione entra in un collegio per signorine, semina lo scompiglio, le fa innamorare, le inganna e viene a sua volta ingannato. I ruoli cupi gli piacciono, perché, "sfortunatamente ci lega il dolore, non la gioia. Non tutti siamo felici, ma tutti conosciamo la sofferenza. Certo, non voglio fare solo film spacca-cuore, ma esplorare la dinamica delle emozioni".
Parlando del cinema parla anche si sé: "Ho attraversato periodi duri, ma da quando ho chiuso con alcol e abusi sono stabile e sereno. Mi concentro sul lavoro. I figli sono la mia priorità. Tento di essere severo ma non ci riesco. Non è facile essere un padre single, non si impara dai libri. Comunque - e la cosa potrà far sorridere, vista la mia fama - a un certo punto ho preso lezioni di yoga e molti miei atteggiamenti sono cambiati. Il successo è pericoloso e capisco chi fa teatro ogni tanto per ritrovare gli equilibri quotidiani. Da giovane, essere al centro dello star system, con la popolarità e tutto il resto, può diventare una trappola. Provi una falsa sensazione di onnipotenza, perdi il senso della realtà. Oggi mi sento immune dalle trappole del successo perché mi sono scottato varie volte. Vorrei soltanto far bene il mio mestiere. Immagino di invecchiare recitando in ruoli diversi, adatti all’età che avrò. Eppure mi sembra ieri quando ho cominciato…".
In The Beguiled, Farrell è il solo uomo in un cast al femminile, situazione non comune nel cinema hollywoodiano, ma l’ha vissuta con leggerezza e divertimento. "È stato un lungo, entusiasmante viaggio in una miriade di corsetti, pizzi e nastri e non mi sono sentito per niente a disagio, anzi. Sono cresciuto con mia madre e le mie due sorelle, Catherine e Claudine, forti, straordinarie, fantastiche, quindi è stato piacevole lavorare circondato da donne così creative e talentuose".
20.05.2018


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