Ernesto Preatoni
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"La mia vita divisa
tra banche e Borsa"
MAURO SPIGNESI


Ernesto Preatoni ripensa a come era selvaggio l’Egitto quando ci sbarcò per la prima volta nel novembre del 1991 mentre dalla vetrata del suo attico sul lungolago di Lugano filtrano gli ultimi raggi di sole di una giornata mite. Uno dei protagonisti del capitalismo italiano, imprenditore con interessi in mezzo mondo, da tempo ha scelto il Ticino come base. Attorno al grande divano del salotto saltella il cagnolino di famiglia. "I miei figli - racconta - frequentano qui la scuola, io vivo qui da tempo, prima a Montagnola e adesso in città. Un tempo avevo anche una fabbrica a Novazzano. Qui trovo una eccellente qualità della vita, servizi e sanità di ottimo livello". Preatoni, figlio di una panettiera e di un ufficiale che aveva combattuto la prima e la seconda guerra d’Africa, è nato 75 anni fa in un paesino lombardo, Garbagnate, ed è uno degli ultimi "self-made man".
"Ho cominciato come promotore finanziario e pian piano ho creato una prima società, poi una seconda e via via ho costruito il mio gruppo". Un impero articolato in diversi settori, dallo sviluppo immobiliare sino ai servizi turistici dal Medio Oriente ai Paesi baltici, passando per la Birmamia. Ma, soprattutto, Preatoni è l’uomo che si è inventato il sistema delle multiproprietà a Sharm El Sheikh, la località che ogni anno attira milioni di turisti. "Quando arrivai sul Mar Rosso non c’era nulla, solo vento e sole. Avevo investito in una impresa chimica vicino al Cairo e vidi questi luoghi che mi fecero scattare l’idea di costruire una zona di vacanza facilmente accessibile da ogni parte dell’Europa. Presi come testimonial Omar Sharif e riuscii a vendere subito le prime costruzioni". L’instabilità e le minacce di attentati sono lontani da Sharm El Sheikh. "Eppure - racconta Preatoni - c’è una sorta di limite psicologico che ci ha creato tante difficoltà, anche se ora siamo in forte ripresa".
Ma prima del turismo Ernesto Preatoni è stato uno dei protagonisti del capitalismo italiano e della Borsa. È stato uno dei primi a sfruttare la potenzialità dei fondi di investimento. Ha scalato Bi-Invest, la Banca popolare di Lecco e poi il Credito Bergamasco. "Ma molti pensano che dietro una grande fortuna ci debba essere per forza un crimine iniziale. Così mi sono messo a scrivere un libro per raccontare innanzitutto ai miei figli che non è così, che chi lavora duro e si pone obiettivi precisi arriva in alto onestamente", racconta Preatoni mentre tiene tra le mani il "Pioniere" (Il Sole 24 Ore Libri), il saggio-intervista sulla sua vita che attraversa mezzo secolo di storia. E dove racconta dell’incontro con Aldo Ravello, il decano fra gli operatori della Borsa di Milano, sino a Enrico Cuccia, il potente "banchiere dei banchieri".
Preatoni ancora oggi sorride e racconta nuovi aneddoti. "Spesso mi chiedono - dice l’imprenditore - la differenza tra il mio passato e il mio presente, tra l’Italia e la Svizzera. E allora io metto a confronto la vicenda di Swissair e quella dell’Alitalia. La prima sappiamo come è andata a finire, nella seconda lo Stato ha iniettato 8 miliardi e mezzo per tenere in vita artificialmente un’azienda senza futuro. Quanti posti di lavoro, mi chiedo, si potevano creare con tutti quei soldi? Ecco, la filosofia svizzera è basata sulla concretezza. In Italia, e l’ho raccontato anche recentemente alla tv nazionale, per fare impresa bisogna essere eroi. Non che non ci siano i talenti, ma le grandi individualità non hanno mai fatto sistema, in tutti i campi dell’economia".
Preatoni oggi resta ancora affascinato dal mondo della finanza. Sorride mostrando il suo tablet dove segue in tempo reale la Borsa. "La piazza finanziaria svizzera - dice - si sta reinventando dopo aver puntato per anni sulla gestione patrimoniale. Oggi i temi cruciali sono la compliance e la web reputation. Ma qui li sanno affrontare". Ah, l’ultimo libro di Preatoni si intitola "Non regalatemi una banca. Salvo che…"
mspignesi@caffe.ch
03.06.2018


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