Sergio Romano
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"Oggi all'Europa unita
non c'è più alternativa
GIUSEPPE ZOIS


È un uomo che ha sempre saputo pensare avanti. Visione lungimirante nell’analisi, Sergio Romano, classe 1929 e laurea in giurisprudenza, a 25 anni era già viceconsole a Innsbruck. Brillantissima la sua carriera in capitali come Londra, Parigi, Bruxelles, infine Mosca. Inevitabile un confronto fra due mondi, allora e oggi: "La grande autorevolezza dell’ambasciatore era legata alla lontananza e alla distanza dalla capitale e ci voleva molto tempo perché le istruzioni dalla capitale giungessero a destinazione e quindi questa figura godeva di una straordinaria autonomia. Adesso la comunicazione ha azzerato distanze e tempi. Con innegabile perdita di autorità".
Pericolosa per l’ex-ambasciatore la caduta di credito delle grandi istituzioni tradizionali: "Stiamo tornando a forme di nazionalismo".
Quando nel 1989 crolla il Muro di Berlino, Sergio Romano lascia la diplomazia ed entra nel giornalismo, diventando uno tra i più autorevoli commentatori italiani. D’obbligo, con lui, cominciare l’incontro dalla politica. Prima tappa l’Unione Europea a una settimana dal delicato voto di fine maggio. Si temeva per l’attacco sovranista. La "fortezza" di Bruxelles ha resistito, ma dovrà cambiare passo per affrontare il futuro. Dice Romano al Caffè: "Un problema che l’Ue deve affrontare è la eterogeneità della sua composizione. Quando nel 1957 nacque il Mercato Comune Europeo (Mec) i sei Paesi sottoscrittori erano molto uniti: avevano esperienze comuni - la seconda guerra mondiale che tutti avevano perduto - e buone ragioni per cercare intese e soluzioni con le quali scongiurare un ritorno al passato".
Oggi la situazione è completamente diversa: "I Paesi dell’Europa centrorientale si portano dietro dal passato responsabilità di eccessivo nazionalismo, poi però per molti anni sono stati satelliti di una potenza imperiale. Per loro, quindi, l’avvenire migliore è quello con cui si ritorna alla sovranità: noi siamo disposti a perderla, convinti che può provocare danni; loro invece pensano che la sovranità sia un obiettivo da riconquistare. Siamo nella stessa casa, ma abbiamo gusti e opinioni alquanto diverse".
Un grosso scoglio resta la Gran Bretagna con il tormentone Brexit. Ha vinto Farage, ma Londra dovrà far le valigie (forse a fine ottobre). Sergio Romano ricorda che "quando si formò il Mercato Comune, i britannici lo snobbarono: erano troppo orgogliosi e si consideravano ancora mentalmente, culturalmente, moralmente impero. Poi entrarono nell’Ue non per costruirla insieme agli altri, ma per rallentarne il processo di formazione. Non sarò io a versare lacrime per la sua uscita".
L’Ue, comunque, va consolidata non indebolita, su questo Romano è categorico: "Non vedo alternative. Da una parte gli Stati Uniti non possono più esercitare il ruolo che hanno fin qui avuto, dall’altra la Cina è un’incognita, un Paese straordinario, con potenzialità ammirevoli, ma anche con molti punti interrogativi". Molti dopo il 26 maggio hanno cantato vittoria, ora bisognerà fare i conti con gli scontenti. Bisognerà trovare una maggioranza non facile di 376 seggi (sui 751 del Parlamento).
D’obbligo un’incursione anche nel giornalismo, adesso che Sergio Romano fa l’editorialista per il "Corriere della Sera". C’è una rivoluzione copernicana in atto, le tirature calano ovunque, ma Romano non ha dubbi: "Il giornale cartaceo continua a svolgere una funzione, in cui incidono voci come la letteratura, l’attendibilità, il rapporto con il territorio. Anche la qualità della scrittura ha la sua importanza e quella della rete è quasi esilarante. Il giornale in mano e sotto gli occhi sa sollecitare meglio le riflessioni del lettore, che si sente compartecipe, mentre non si sente partner di un dialogo con la rete".
Orbán, Salvini, Le Pen, Farage, Trump: davanti a un orizzonte così carico di ombre, incertezze e rischi, c’è almeno un filo di speranza? Sergio Romano si impone l’ottimismo: "I leader del populismo internazionale falliranno sul terreno delle promesse fatte e non mantenute. C’è solo da attendere un soprassalto della ragione e del buonsenso".
02.06.2019


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