Lucio Presta
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'Pochi amici ma buoni
e per loro farei di tutto'
ALESSANDRA COMAZZI


È nato il giorno di San Valentino, Lucio Presta: il 14 febbraio 1960, a Cosenza. Ed è "Nato con la camicia": così si intitola il libro, appena uscito da Mondadori, scritto dall’agente degli artisti tra i più potenti nel mondo dello spettacolo. Non moltissimi nomi, nella sua agenzia chiamata Arcobaleno, ma sceltissimi e prima di tutto amici, "tutte persone con le quali potrei passare una vacanza in barca. Come d’altronde spesso accade". Lui lavora con e per: Roberto Benigni, Paolo Bonolis, Antonella Clerici, Lorella Cuccarini, Amadeus, Teo Mammucari, Marco Liorni, Rita Dalla Chiesa e pure Paola Perego, sua compagna da 22 anni, sua moglie da otto.
"Voglio subito dire che questa è la storia di Lucio. Del mio lavoro parlerò magari in un altro libro e quella sarà la storia di Presta. La vecchia zia che ricorda tutto della notte in cui nacqui sostiene che sono venuto al mondo coperto di un velo biancastro. ‘Sarà fortunato’, dissero le donne di casa, ma non mi sembra che possa dirsi fortuna perdere la propria madre ancora prima di averne succhiato per la prima volta il latte. La mamma volò in cielo quella stessa notte. Dopo il dolore, le lacrime, lo strazio della perdita, rimanemmo io e la mia sorellina, a colmare il vuoto lasciato da lei, a mitigare il dolore dell’assenza". È dunque un libro molto personale e particolare, questo, di un uomo di spettacolo che ha cominciato come ballerino, si è sposato tre volte, la sua seconda moglie e madre dei suoi figli è morta, e lui, in tv, conta di più, molto di più dei direttori di rete. Che passano, mentre Presta resta.
Felice posizione economica, pochissima vita sociale, molto alto, adesso grosso, un tempo ballerino e anche calciatore. "Mi chiamavano ‘fogliolina’, giocavo come mezzala, sono sempre un patito del calcio, tifo Roma ma il cuore palpita anche per il mio Cosenza. Inoltre sono un ottimo cuoco, mi esibisco per la gioia di Paola e dei miei. Vede, io non credo di essere presuntuoso, piuttosto consapevole. Riconosco tutti i miei difetti. E qualche pregio. So fare autocritica, so chiedere scusa, ho pochi amici, ma per quei pochi non mi butterei nel fuoco: di più".
Invece, e ne parla in "Nato con la camicia", il rapporto con suo padre è stato conflittuale: "Non ha mai accettato che mia madre fosse morta, anche se indirettamente, per causa mia. Forse a modo suo mi voleva bene. Per fortuna a un certo punto della mia vita ho incontrato don Bruno. Mio padre mi aveva mandato in collegio dai Salesiani, a La Spezia, a mille chilometri da casa, voleva che tra noi ci fosse anche la distanza fisica. Quel sacerdote mi ha fatto capire che cos’è l’amore di un padre. E infatti io più che religioso sono salesiano. È un modo di concepire la vita. E don Bruno, che a un certo punto si è innamorato e ha chiesto di essere ridotto allo stato laicale, è diventato il traduttore della Divina commedia francese e in inglese, per le tournée di Roberto Benigni". Già, Benigni. "La sua amicizia è una gioia. Ogni quindici giorni ci facciamo un pranzetto, lui e io, senza parlare di lavoro. A meno che non sia necessario. Come quando lui decise di entrare all’Ariston con un cavallo per commentare, al Festival di Sanremo 2011, i 150 anni dell’unità d’Italia. Quel cavallo a teatro non me lo potrò mai dimenticare. E nemmeno gli ascolti della serata, in tutto il mondo". Benigni, Bonolis, Clerici: tutte persone che hanno fatto tanta gavetta. Presta pensa che il male peggiore della tv di adesso sia "la popolarità immediata, quella che danno i reality, che peraltro sono lo specchio della società. Amo il mio lavoro, che non è ‘gestione dell’immagine’. Ho a che fare con degli artisti, io". Ma allora l’arte c’è anche in tv? "C’è, c’è".
18.08.2019


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