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Umberto Orsini
Immagini articolo
"Non amo ricordare
le mie tante donne"
MARINA CAPPA


Stamattina deve fare un massaggio. Un tempo la prima parte della giornata la impiegava correndo al parco e ripetendosi le battute che avrebbe recitato, adesso Umberto Orsini si prepara alla nuova stagione teatrale affidandosi a un massaggiatore e dedicandosi a qualche partita di tennis. Così da poter affrontare le fatiche della nuova stagione: il debutto a novembre, al Piccolo Teatro di Milano, del Nipote di Wittgenstein di Thomas Bernhard, la tournée, quindi la ripresa del Costruttore Solness di Ibsen, che in aprile ha portato in scena anche a Bellinzona.
Orsini ha 85 anni, ma la pensione - garantisce - può attendere. Lo spiega con quella sua voce profonda che, unita a un fisico tuttora in forma (e non solo per merito dei massaggi), lo ha reso inconfondibile. In teatro, ma anche al cinema per - fra gli altri - il Luchino Visconti della Caduta degli dei, uscito esattamente 50 anni fa. E in televisione, memorabile nella parte di Ivan nei Fratelli Karamazov.
Da quel giorno in cui partì da Novara diretto a Roma e all’Accademia teatrale, incontrando in treno Orson Welles che fumava il sigaro, molte cose sono certo cambiate. "Adesso per esempio che interpreto per la terza volta Il nipote di Wittgenstein mi accorgo di aver acquisito una nuova capacità di lasciarmi andare, e non solo nella recitazione. Anche nella vita credo di essere molto più ‘morbido’ -dice -. Questo l’ho realizzato quando, vedendo nascere il figlio di una mia amica, mi sono commosso; non l’avrei mai creduto". Non l’avrebbe creduto perché lui, che a lungo ha passato otto mesi all’anno in tournée per l’Italia e l’Europa, figli non ne ha mai voluti: "Non sono un uomo di famiglia. Come diceva il grande Gianni Santuccio, un attore dovrebbe essere orfano e sterile". E aggiunge, "ho preferito limitarmi alle responsabilità che riguardano solo me".
Niente matrimonio quindi, nonostante di donne ce ne siano state molte. Da Sylvia Kristel, con cui ha girato un paio di Emmanuelle, e che poi ha ritrovato con estrema tristezza povera e malata, a Ellen Kessler. Quando incontrò le gemelle dalle lunghe gambe, si informò su quale delle due fosse libera. Alice stava con Enrico Maria Salerno e Umberto amò Ellen. "Ma se oggi dovessi nominare una fra tutte quelle che ho amato, sarebbe Rossella Falck: abbiamo avuto un grande amore e poi siamo anche riusciti a diventare veri amici. Però, non amo molto ricordare le donne. Erano bellissime, oggi parliamo di 70-80enni e non è generoso". Meglio non guardare al passato, a quei baci rubati - uno da un compagno di giochi, uno da Virna Lisi, fra i tanti - e pensare a domani.
Orsini si accalora: "Il mio è un mestiere da cui non ti puoi ritirare, io sono una sorta di Robin Hood, rubo parole e pensieri a chi li ha scritti e li regalo allo spettatore". Per lui che spesso si è trovato a recitare in Ticino, il pubblico di Bellinzona è per esempio ottimo, mentre quello di Lugano assomiglia un po’ a una platea milanese "solo fatta di pensionati". Cinema e tv appartengono invece a un’altra categoria: "Se mi chiamano, chiedo cifre talmente alte che in genere finisce lì. A meno che la proposta mi interessi. Era successo con Miele di Valeria Golino, la parte (un uomo molto depresso che chiede l’eutanasia, ndr.), mi piaceva molto, ma poi Valeria ha preferito Carlo Cecchi, che è stato bravissimo".
Non è facile che un attore riconosca il valore di un altro. "Ma io so quanto valgo. Quando Luca Bernabei mi ha proposto un’audizione per la serie San Paolo gli ho detto: io provini non ne ho mai fatti, ma accetto. Però sappi che lo vincerò perché sono il più bravo". Così è andata. "Adesso però devo fare il mio massaggio. Voglio essere perfettamente in forma per lo spettacolo".
15.09.2019


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