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Antonio Lanzavecchia
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"Anticorpi più efficaci
di un vaccino, ma..."
ANDREA BERTAGNI


Prima che venga trovato un rimedio efficace per il nuovo coronavirus passeranno parecchi mesi. Per fortuna tutta la comunità scientifica e l’industria farmaceutica si sono mobilitate per trovare anticorpi e farmaci in grado di curare la malattia e un vaccino in grado di prevenire l’infezione". Antonio Lanzavecchia, immunologo, direttore dell’Istituto di ricerca in biomedicina (Irb) di Bellinzona, vorrebbe che il tempo corresse più velocemente. Perché conosce bene il coronavirus.
"Purtroppo si tratta di una storia già vista; in passato ci siamo confrontati con Sars e Mers che erano ben più letali, ma per questo più facili da contenere. Il Sars-coV-2, responsabile del Covid-19, è meno letale ma particolarmente insidioso perché si trasmette molto facilmente anche attraverso individui asintomatici".
Lanzavecchia, che nel 2003 ha sviluppato un metodo per isolare anticorpi monoclonali umani, prosegue: "Gli anticorpi sono un’arma particolarmente utile perché sono complementari rispetto ai vaccini. I vaccini funzionano perché inducono una risposta anticorpale persistente che protegge per anni ed eventualmente per tutta la vita. Tuttavia, l’efficacia dei vaccini può variare in funzione della frequenza di somministrazione e della risposta immunitaria del soggetto".
Quelli contro il morbillo, ad esempio, sono molto efficaci, mentre altri, come il vaccino influenzale, lo sono meno. "Inoltre - continua l’immunologo -  i vaccini funzionano solo se somministrati preventivamente, cioè settimane o mesi prima dell’incontro con il virus. Al contrario, gli anticorpi possono essere usati come terapia per curare individui già infetti".
Eclatante in questo senso è l’esempio dell’anticorpo mab114 contro il virus Ebola isolato nel laboratorio dell’Irb di Bellinzona e sviluppato dal National institute of health americano. "Il mab114 è stato testato su pazienti infetti da Ebola virus - specifica il direttore dell’Irb - e ha dimostrato una notevole efficacia portando la mortalità dal 70 per cento a meno del 10 per cento". Si tratta di una pietra miliare, secondo Lanzavecchia, perché è la prima volta che si dimostra che è possibile usare un anticorpo per sconfiggere un’infezione virale.
Ma non è tutto. Gli anticorpi, secondo Lanzavecchia, offrono anche un’altra opportunità terapeutica in quanto possono essere utilizzati per prevenire un’infezione, ad esempio negli individui debilitati o immunosoppressi che non rispondono ai vaccini. "Quando veniamo al mondo - precisa l’immunologo - siamo protetti per alcuni mesi dagli anticorpi materni che passano nel neonato attraverso la placenta. Allo stesso modo, oggi si pensa che sia possibile somministrare anticorpi contro il virus influenzale o altri virus respiratori all’inizio della stagione, in modo da ottenere una protezione per diversi mesi".
In questi anni il Ticino ha dato, con l’Irb, un contributo importante alla ricerca su virus, anticorpi e vaccini. Si pensi al virus Ebola. Un’epidemia, scoppiata nel 2014 in Africa occidentale, e considerata oggi la più grande e complessa mai esistita. Che proprio pochi giorni fa, dopo aver fatto migliaia di morti, è stata annientata definitivamente in Congo. Dove da un centro di cura nella città orientale di Beni è stato dimesso l’ultimo paziente. Guarito. Per sempre.
Lanzavecchia lascerà la direzione dell’isitituto il 1 luglio 2020. Al suo posto il Consiglio di fondazione dell’Irb e il Consiglio dell’Università della Svizzera italiana (Usi) hanno nominato quest’estate Davide Robbiani, professore ordinario presso la Facoltà di scienze biomediche dell’Usi. Tra pochi mesi l’immunologo lascerà dunque l’Irb, ma non la ricerca. Che continuerà a Humabs Biomed, una start-up company, sempre di Bellinzona, licenziataria di alcune invenzioni dell’Irb e ora integrata nell’azienda statunitense Vir Biotechnology Inc.
abertagni@caffe.ch
08.03.2020


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