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Luciano Canfora
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"Senza l'educazione
la democrazia è vuota"
GIANFRANCO QUAGLIA


Non usa perifrasi Luciano Canfora, filologo, storico, saggista e accademico italiano, lui che è padrone della lingua e della parola. E coglie l’attimo dell’attenzione che i lettori stanno rivolgendo a una delle sue più recenti opere letterarie di successo, "Fermare l’odio", per lanciare un appello a tutti, in particolare ai giovani, citando i Quaderni che Antonio Gramsci scrisse dal carcere. Una frecciata agli intellettuali, "i commessi del gruppo dominante senza i quali il gruppo non potrebbe esercitare il consenso". Non lesina neppure critiche ai giornalisti che a volte si fanno "commessi".
L’odio e i muri, l’antisemitismo, le scritte sulle abitazioni delle famiglie di origine ebrea. "Tra la fine del ‘900 e oggi - dice Canfora - si sono fatti passi indietro. Anche in Italia. Ciò che sembrava impensabile è diventato realtà: una spinta inneggiante a valori sconfitti. Il respingimento dell’altro e il sovranismo equivalgono a fascismo. Nel 1949 Concetto Marchesi, politico e latinista, diceva: le radici sono ancora turgide. Ecco, oggi come allora il fascismo non è morto, benché ai nostri giorni prima che sia un sussulto ce ne vuole. Se si dà l’allarme si corre il rischio di venire derisi".
Come è potuto accadere? Canfora parte dall’impoverimento del termine democrazia che "senza educazione è una scatola vuota. Le strutture educative non godono di buona salute, in Italia sono Cenerentola, al massimo una risposta maldestra al bisogno di cultura". Ma c’è qualcosa di ancora più sottile. E riprende: "Il discredito del sapere storico. La vecchia talpa della storia è l’alfabetizzazione. Tutti abbiamo bisogno di educazione, anche i ceti cosiddetti alti, anzi quelli di più. I pedagogisti oggi pensano che le date facciano male alla salute. Nozionismo uguale buonismo è un concetto inventato dai fascistoidi per deridere i buoni. In realtà è il rifiuto di fare i conti con il passato, in altre parole l’oblio". Un fiume in piena Canfora. "Prendiamo la Germania, grande Paese: per decenni ha messo il velo sul periodo nazista (c’era chi definiva Hitler un coetaneo di Bismark). Poi, con Willy Brandt, si è strappato quel velo e il Paese è diventato più consapevole, anche se sacche antiebraiche spingono molti ad andarsene. Da noi alcuni storici e osservatori sostengono che dopo Piazzale Loreto il fascismo non è più esistito. Ma si deve parlare di tanti fascismi: quello dei colonnelli greci, dei generali cileni, dei movimenti neonazisti americani supporter di Trump. Qual è il loro contenuto specifico? Sempre è peculiare la prevaricazione razziale, xenofobia e razzismo sono il germe sostanziale, ciò che i post-fascisti stessi hanno proclamato".
Si può invertire questa tendenza? "In Italia abbiamo un vasto dossier da esplorare, pensiamo solo all’applicazione delle leggi razziali. La scuola potrebbe fare molto, ma la storia del ‘900 è marginale nelle materie d’insegnamento. Bisognerebbe allungare il periodo scolastico se si vuole comprendere e studiare un intero secolo, ristrutturare tuto l’assetto. Nelle Università abbiamo ritenuto di allargare i freni, rendere il cammino stupidamente facile, inventare corsi post-universitari. Insomma, una situazione pessima sotto il profilo della qualità media". E Canfora non nasconde la propria preoccupazione. "Il liceo classico - prosegue - dovrebbe chiamarsi critico, perché è dalla critica che dovrebbe partire lo studio, occorre pensare con la propria testa. Forse prima di morire avrò la soddisfazione di assistere a un cambio di nome dei licei".
Tutti questi concetti hanno spinto a scrivere "Fermare l’odio". "Un libro - conclude - nato sotto la spinta vergognosa del blocco dei porti in Italia. E da una domanda: che fanno gli intellettuali?".
30.05.2020


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