Tutti i Paesi europei che potrebbero uscire dall'Europa
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C'è il "rischio Eurexit",
le minacce dopo Londra
MAURO SPIGNESI


Dalla Brexit alla Nexit, sino all’Eurexit. Comunque la si voglia declinare questa voglia di sganciarsi dall’Europa sta contagiando sempre più Paesi. E il rischio, serio, è quello che alla fine l’Europa esca da se stessa. Perché se in Francia dovesse vincere Marine Le Pen, come avvertono diversi osservatori si aprirebbe un varco ben più vasto di quello provocato da Londra. Ma l’ultimo appello per  dire basta a Bruxelles arriva dal populista Geert Wilders, leader del Partito per la libertà che ha coniato la Nexit, l’uscita dell’Olanda che il 15 marzo va al voto. Anche la Danimarca è da tempo sotto pressione, mentre in Germania e Italia si fanno avanti con forza i movimenti nazionalisti. Come del resto in Austria dove nonostante la vittoria di Van Der Bellen c’è un forte sentimento antieuropeo.

La Gran Bretagna lo ha detto e lo ha fatto. Ha imboccato la strada solitaria, spezzando tutti i suoi legami con Bruxelles. Ora il rischio è che l’Europa esca da se stessa, che dopo Londra si assista a una sorta di Eurexit. "Anche se poi, storicamente, quando c’è un duro conflitto salta fuori un vero leader, capace di rimettere insieme le lacerazioni di questi anni e far riprendere la strada all’Europa. Non so chi sarà, ma per me se in Germania vincerà Martin Schulz, la situazione potrebbe cambiare perché finirà anche il tempo dell’austerità", spiega il professor Gianfranco Pasquino, politologo che ha appena dato alle stampe "L’Europa in trenta lezioni" (Utet editore), un saggio che ripercorre l’idea di Unione a sessant’anni dagli accordi di Roma che diedero vita, il 25 marzo 1957, al suo nucleo iniziale, ossia la Comunità economica.
Ma cosa è accaduto, insomma, in questi anni per temere addirittura la fine dell’Ue? "Il problema è che l’Unione europea - spiega Pasquino - ha viziato tanti. Da quando è nata c’è stata una buona crescita ovunque, c’è stata sicurezza, c’è stato benessere. Poi questa corsa che per molti evidentemente doveva proseguire all’infinito è stata spezzata dal terrorismo internazionale e dalla crisi provocata dalle banche americane. Ora Bruxelles si ritrova a fare i conti con una situazione che rischia di sfuggirle di mano e che ha colpito soprattutto quella generazione che nel 2004, quando tutto è cominciato, aveva 16 anni. Da qui sono partite le spinte populiste".
Buona parte della partita sulla Eurexit si gioca in Francia dove Marine Le Pen, leader del Fronte nazionale, non solo ha annunciato che, se vincerà le presidenziali, Parigi si scrollerà di dosso i vincoli imposti da Bruxelles, ma si è anche profilata come coordinatrice ditutti i movimenti antieuropeisti che sono nati in questi anni. "Potrebbe pur essere vero che questa voglia di uscire dall’Europa e riprendersi non solo la propria autonomia, ma la  sovranità nazionale si gioca sull’emotività e il risentimento. Ma se la Francia dovesse virare a destra sarebbero guai seri", avverte il professor Paolo Calzini, ricercatore  dell’Istituto affari internazionali e docente Senior presso la Johns Hopkins University. "Se l’Unione europea perdesse un altro Paese - aggiunge Calzini - sarebbe una catastrofe. Sarebbe una ritirata di portata storica". Per questo antieuropeismo di rottura, nota Calzini, servirebbe una terapia adeguata: "Anche se non credo che questa tendenza possa diffondersi e non è scontato, al di là dei proclami, che alla fine riesca ad attecchire in Francia. Marine Le Pen è molto abile, ma una cosa è annunciare l’uscita della Francia dall’Europa, un’altra è farlo". Non c’è dubbio però che un ulteriore sfilacciamento dell’Unione passi per la Francia e per le prossime elezioni presidenziali. "Ma se dovesse davvero vincere Le Pen - sottolinea Calzini - la falla che si aprirebbe in Francia rischierebbe seriamente di far affondare la nave di Bruxelles". Certo, siamo in un contesto molto problematico, con un clima esasperato dal populismo che sta emergendo in diversi Paesi. "Ma io credo - dice Calzini - che dopo l’uscita della Gran Bretagna, dal punto di vista economico e direi anche utilitaristico a chi è rimasto nell’Ue convenga restate dentro, perché ci sarà la corsa per occupare gli spazi lasciati liberi da Londra".
In Svizzera, intanto, ci si domanda che effetti ci saranno dopo la Brexit "Nella scala delle priorità dell’Ue, la Confederazione perderà terreno sicuramente-  spiega il professor Gilles Grin, della fondazione Jean Monnet di Losanna.  Perché la scelta di una Brexit "hard" prelude a trattative molto dure con la Londra".
Una cattiva notizia per Berna che si troverà di fronte interlocutori poco inclini a concessioni. "Anche perché - ricorda Grin - l’Ue sta vivendo un periodo non facile e con problemi molto importanti da risolvere. È in una fase di grave crisi e potrebbe addirittura tornare in voga un modello che pareva abbandonato per il futuro dell’Unione. Ossia l’Associazione europea di libero scambio, un modello accantonato e sovrastato da quello dell’Ue, più restrittivo per i suoi membri. Sono queste costrizioni che stanno causando problemi, perché la loro durezza stride con la debolezza delle istituzioni europee".
12.02.2017


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