Dopo sessant'anni dai Patti la firma dei vetisette
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L'Unione Europea
è ripartita da Roma


Ventotene è lontana. Da Roma serve un’ora d’auto sino a Formia, e da qui quasi tre ore di traghetto. Eppure proprio all’isoletta dell’arcipelago delle Pontine, lì dove durante l’esilio gli antifascisti Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi pensarono per la prima volta a una Europa unita, hanno guardato i 27 capi di Stato dell’Unione che ieri, sabato, sono giunti a Roma per rinnovare i Trattati di Roma. Trattati che hanno compiuto 60 anni. Quel sogno comune di Spinelli e Rossi, quell’idea di creare un grande continente politico, per assicurare ai Paesi aderenti pace e prosperità, resta un obiettivo che il tempo ha sbiadito. "Dobbiamo ritrovare il coraggio e l’intelligenza dei padri fondatori", ha ribadito richiamando le origini di Ventotene il premier italiano Paolo Gentiloni mentre accoglieva i suoi colleghi che poi hanno attraversato la piazza del Campidogio progettata da Michelangelo per giungere nella sala Orazi e Curiazi e replicare quella firma. Allora, era il 25 marzo del 1957, l’istituzione della Comunità economica europea (Cee) aprì la strada al mercato europeo. Ma allora furono appena sei i Paesi aderenti: Francia, Germania Ovest, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. Ieri a Roma erano invece presenti in 27. Segno che un lungo cammino è stato fatto.
"Ma ci sarà anche un centenario dell’Unione", ha detto il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker che però non ha nascosto le difficoltà e gli strappi dolorosi, come quello del Regno Unito. "Solo rimanendo compatti saremo all’altezza delle sfide che ci attendono", ha aggiunto Juncker. La grande assente, infatti, è stata la premier britannica Teresa May che da mercoledì prossimo sarà impegnata nel lungo percorso della Brexit. Un percorso che molti leader di partiti europei di estrema destra e populisti vorrebbero imboccare. "I 27 devono dimostrare di essere leader di questa Europa", ha spiegato il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk. Il presidente italiano Sergio Mattarella, facendo anche lui gli onori di casa, ha invece voluto ribadire il senso, non soltanto simbolico, della nuova firma sul documento d’intenti che ha compiuto 60 anni: "L’Europa deve rivedere i trattati, bisogna iniziare una nuova fase costituente".
Perché alla fine l’obiettivo della cerimonia di ieri è proprio quello di rilanciare l’idea dell’Europa unita minacciata dalla nascita di decine di movimenti separatisti e minata dagli errori fatti in questi anni spesso affidando la politica europea ai burocrati di Bruxelles. "I padri fondatori - ha ribadito ancora Paolo Gentiloni - erano accomunati da una splendida ossessione: non dividere, ma unire. E cooperare insieme per il bene di tutti. E loro si trovarono a compiere la scelta più antica, quella tra il bene e il male. Dopo due guerre mondiali, che rappresentavano il male, scelsero il bene". Un altro italiano, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha lanciato un invito a superare lo scetticismo che ha portato a punte di rigetto come la Brexit. "Da quando è nata l’Unione europea il nostro prodotto interno lordo è cresciuto rispetto a quello americano, sono stati creati milioni di posti di lavoro. Ma dobbiamo completare questo grande cantiere e liberare il potenziale inespresso. Non siamo stanchi ma dobbiamo migliorare". Quasi tutti i leader europei hanno sottolineato la necessità di trovare strategie comuni contro il terrorismo e la politica d’accoglienza per governare le migrazioni. Tra le altre priorità, naturalmente, la crisi economica e l’occupazione.
Tra i presenti all’incontro per la firma del Trattato, naturalmente, la cancelliera tedesca Angela Merkel che giunta in Campidoglio ha incontrato Virginia Raggi con la fascia tricolore e evidentemente per evitare una gaffe le ha prima chiesto se fosse lei il sindaco e poi le ha domandato se poteva stringerle la mano.
La manifestazione romana si è svolta, soprattutto dopo quanto accaduto a Londra, in una città blindata. Chiusi musei e siti archeologici, a partire dal Colosseo, alcune strade storiche sono state inoltre murate con pannelli di metallo e grate. Quattro cortei autorizzati, proprio contro l’Europa, o meglio contro l’idea di Europa che è andata modellandosi in questi anni, sono partiti nel pomeriggio. Molta paura per il ritorno dei black bloc. Per questo sono stati schierati oltre cinquemila agenti fra polizia e carabinieri. Centinaia sono state le persone che sono state controllate, diversi i fermati. Molti pullman con manifestanti giunti da altre regioni italiane e dall’estero sono state bloccati ancora prima di raggiungere Roma.
26.03.2017


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