Un successo diplomatico la visita di Bergoglio al Cairo
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Il Papa in Egitto
"unisce" le religioni


"Per Dio è meglio non credere che essere un falso credente, un ipocrita". Come al solito diretto e senza fronzoli, papa Francesco dopo la giornata di venerdì dedicata agli incontri istituzionali, ha concluso ieri, sabato, il suo viaggio apostolico in un Egitto "blindato" parlando della sincerità e della fede come dimensione umana. "Perché - ha detto il Pontefice durante la messa all’Air defense, lo stadio dell’aeronautica del Cairo - Dio guarda l’anima e il cuore e detesta l’ipocrisia". L’ultima giornata della visita è servita inoltre a Bergoglio per ribadire senza paura alcuni concetti che sono ormai diventati basilari nel suo percorso papale. E cioè, innanzitutto, il rispetto e il dialogo con tutte le fedi e contro i preconcetti. Un punto fermo, questo, testimoniato dall’incontro con il patriarca ortodosso Tawadros II e dall’abbraccio con il grande Imam dell’Università al-Azhar, lo sceicco Shaykh Ahmad Al-Tayeb, che ha accolto papa Francesco alla Conferenza internazionale per la pace. Al-Tayeb ha riconosciuto il grande lavoro di Bergoglio, che lo ha sempre chiamato "fratello", tanto che, nel suo discorso, ha detto: "Caro Papa, noi apprezziamo profondamente le sue dichiarazioni in supporto alla verità e alla difesa dell’Islam contro l’accusa di violenza e terrorismo". Bergoglio, dal canto suo, ha esortato gli uomini di buona volontà a "smascherare e isolare i violenti e la violenza che si traveste da sacralità". Non solo. Il Pontefice, prima di prendere in serata l’aereo che lo ha riportato in Vaticano, nel seminario maggiore copto ha criticato a fondo una serie di tentazioni. Bergoglio ne ha elencate sette, da sconfiggere se si vuole essere "seminatori di speranza e costruttori di ponti". E sono: "Lasciarsi trascinare e non guidare, lamentarsi continuamente, usare pettegolezzo e invidia, paragonarsi con gli altri, vivere nel faraonismo, nell’individualismo e camminare senza bussola e senza meta". Sempre attorno a questo concetto il Pontefice ha nuovamente spiegato: "Quando l’uomo tocca il fondo del fallimento e dell’incapacità, quando si spoglia dell’illusione di essere il migliore, di essere autosufficiente, di essere il centro del mondo, allora Dio gli tende la mano per trasformare la sua notte in alba, la sua afflizione in gioia, la sua morte in risurrezione".
Per quanto riguarda il dialogo delle religioni, papa Francesco nei diversi appuntamenti ha voluto parlare un po’ con tutte le guide spirituali presenti in Egitto. E con loro lanciare un chiaro messaggio contro il terrorismo e la violenza, altro tema che ha caratterizzato il forte impegno di Bergoglio in questa due giorni in Egitto. Venerdì al muro dei martiri nella chiesa di san Pietro, nel quartiere di al-Abassiya, dove lo scorso 11 dicembre in un attacco terroristico persero la vita 29 persone, Bergoglio aveva appunto condannato tutti gli estremismi. E poi alla messa allo stadio ha sottolineato in uno dei suoi passaggi che "la vera fede è quella che ci porta a proteggere i diritti degli altri, con la stessa forza e con lo stesso entusiasmo con cui difendiamo i nostri. In realtà, più si cresce nella fede e nella conoscenza, più si cresce nell’umiltà e nella consapevolezza di essere piccoli". Un discorso chiaro, insieme alla riaffermazione di un impegno particolarmente apprezzato dal patriarca Ibrahim Isaac Sidrak che a conclusione della messa, anche a nome dei 30mila fedeli presenti, ha espresso al Papa "l’immensa gratitudine e stima per aver accettato l’invito a visitare il nostro amato Paese".
Un successo diplomatico per Bergoglio se solo si pensa che le relazioni tra il Vaticano e l’università di al-Azhar, intendendo naturalmente l’intera comunità religiosa che ruota attorno a questa istituzione, erano congelate dal 2006 dopo una serie di incomprensioni con papa Ratzinger.
La visita di Francesco in Egitto, dunque, lascia "un’indicazione forte e univoca in tre ambiti",  ha scritto Giovanni Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano", come anticipa l’agenzia d’informazione religiosa Sir. "In quello politico - spiega Vian - per contrastare le guerre e il terrorismo che da troppo tempo devastano quest’area del mondo. Nella ricerca ostinata del dialogo con l’islam, contro la strumentalizzazione della religione ripetendo il no alla violenza. E infine nel cammino ecumenico, che avanza anche nella realtà tragica e dolorosa della persecuzione e del martirio di tanti cristiani uccisi senza distinzioni confessionali dal fanatismo dei fondamentalisti".
Resta, infine, un piccolo mistero a margine dell’incontro fra il Pontefice e il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi. Per alcuni giornali egiziani il Papa avrebbe parlato al presidente di Giulio Regeni, il ricercatore italiano trovato morto in Egitto. Ma sia la Santa Sede con il portavoce Vaticano Greg Burke, sia la presidenza egiziana con l’ambasciatore Alaa Youssef, hanno smentito la notizia.
30.04.2017


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