La Repubblica tedesca e le sue influenze in Europa
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"Germania egemone
ma senza egemonia"
STEFANO VASTANO DA BERLINO


Dirige il ‘Cap’, laboratorio di politologia dell’università Maximilian a Monaco di Baviera. Dal 1987 al ’99 è stato coordinatore dei rapporti tra il governo tedesco e quello americano. Ha scritto dozzine di saggi sulla politica tedesca e sull’Europa: l’ultimo si intitola "Alla ricerca dell’anima europea". E al fondo dell’‘anima’ d’Europa e dei suoi conflitti sta, secondo Werner Weidenfeld, "il dilemma della Complessità". "Nell’era globale - dice il politologo - la realtà politica e culturale è articolata su vari piani. Purtroppo viviamo un deficit di teorie e spiegazioni plausibili, e i titoli sui giornali o le formulette demagogiche lasciano il tempo che trovano".
Per questo Weidenfeld non crede che le "metafore strette", come le chiama lui, di una ‘Kern-Europa’ - un nocciolo della Ue - o l’‘Europa a due velocità’ colgano il punto. " Il concetto di ‘Kern Europa’ è fuorviante e inattuale, incalza Weidenfeld, per capire la politica dell’Ue; meglio quello di ‘integrazione differenziata’ dei membri dell’Unione". Il perché è semplice. "Siamo realisti - spiega Weidenfeld - non si può pretendere che 27 Stati partecipino allo stesso tempo ed intensità a tutti i progetti ed iniziative". Piuttosto, vi sarà sempre un Gruppo che, per un certo periodo, affronta meglio alcune emergenze. Ad esempio, l’emigrazione. O i nodi della finanza. Le linee della difesa e di politica estera. Ma non certo un ‘nocciolo’ di Stati così omogenei - tipo: Germania più Benelux al centro del Continente - da imporsi sugli altri, più deboli e lenti, e su tutte le questioni. "La realtà è appunto più differenziata, continua Weidenfeld, e le formule del ‘nocciolo’ hanno lo svantaggio di dover definire chi, come e quanti Stati apparterrebbero  al cosiddetto ‘Kern’". Che senso ha allora parlare di una egemonia tedesca e della Kanzlerin Merkel sul resto della Ue? "Nessuno - risponde secco Weidenfeld -. L’immagine di un’Europa sotto il dominio tedesco è un incubo che non corrisponde alla realtà.
"Siamo seri: conosce forse qualche partito o politico qui in Germania che sogni un’Europa sotto il comando tedesco?". Forse, consiglia il politologo, dovremmo riflettere meglio sulle Immagini con cui dalla fine della guerra (e specie in tempi di crisi) pensiamo alla politica europea.
"Più che una reale egemonia tedesca, riassume Weidenfeld, dovremmo parlare di un predominio di certe Immagini nella nostra testa. Quella della Austerity dettata da Berlino a tutti gli altri, o la famosa Efficienza ed Ordine di stampo tedesco, e l’incubo infine di un Potere teutonico sull’Europa sono cliché dominanti dalla fine della guerra". E non appena l’Europa attraversa una crisi, ecco che la trappola dei soliti pregiudizi riscatta. Ma in realtà, pregiudizi a parte, il ruolo della Germania nella Ue non è nemmeno più (solo) quello di ‘locomotiva economica’.
"La Repubblica federale ha oggi un ruolo non più solo economico, ma anche di spinta culturale - spiega Weidenfeld- , dato che in Germania c’è la diffusa convinzione che l’Europa sia ‘conditio sine qua non’ del benessere tedesco".
L’Europa allora è più che altro "qualcosa come un valore culturale in Germania", dice Weidenfeld. Non è a caso, nell’era delle Fake news e dei populismi, ‘Time’ e ‘NyTimes’ vedono in Merkel la "Kanzlerin d’Europa". Altra ‘metafora’ che però non convince il politologo.
"Gli elogi della Merkel - conclude lui - sono complimenti, non analisi politiche. Nell’era della Complessità non c’è un politico, neanche la Kanzlerin, che da solo dipani le fila della realtà". Né una nazione o un ‘nocciolo’ che dominino l’Europa.
16.07.2017


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