Il presiddente catalano Puigdemont si ribella a Madrid
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"Faremo resistenza
ma sarà democratica"


Dopo il voto che ha sancito l’indipendenza della Catalogna, a Girona, roccaforte autonomista, dal palazzo municipale è stata tolta la bandiera spagnola e da allora continua a ondeggiare soltanto la "senyera" della neonata Repubblica catalana. E proprio da Girona, e con accanto la bandiera catalana ieri, il presidente (destituito insieme al suo governo) Carles Puigdemont, che domani, lunedì, rischia seriamente l’arresto per sedizione e ribellione, ha lanciato l’ennesimo messaggio di sfida a Madrid respingendo qualsiasi diktat. Lo ha fatto con un breve intervento sull’emittente regionale Tv3.  "In una società democratica - ha detto - sono i Parlamenti a scegliere i governi". E venerdì per Puigdemont "abbiamo vissuto una giornata storica. Ora la nostra volontà è continuare a lavorare per costruire un Paese libero. E il modo migliore di reagire per difendere le conquiste è una opposizione democratica all’articolo 155", cioè quello che ha sospeso l’autonomia e congelato i poteri del governo catalano. Puigdemont ha poi lanciato alla popolazione un appello alla calma: "Dobbiamo preservarci da repressione e minacce. Non vogliamo la ragione della forza".
Intanto Puigdemont non ha ancora convocato le elezioni per arrivare all’Assemblea costituente, come molti osservatori ipotizzavano. E mentre la Catalogna si organizza dopo lo strappo, Madrid tira dritta per la sua strada. Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, ha affidato alla vicepremier, Soraya Saenz de Santamaria, le funzioni e le competenze di presidente della Generalitat catalana dopo la destituzione di Puigdemont. La nomina è stata pubblicata ieri, sabato, sulla Gazzetta ufficiale (il Boletin Oficial del Estado). Il governo nazionale spagnolo ha poi destituito ufficialmente anche il capo dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, il maggiore Josep Luis Trapero, che è stato sostituito dal suo vice, il commissario Ferran Lopez. Trapero è accusato di "sedizione". Insieme a lui sono indagati per lo stesso reato i presidenti delle due principali organizzazioni indipendentiste, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, arrestati il 16 ottobre. Ma Trapero non è l’unico a essere sostituito. Anche 150 alti funzionari dell’amministrazione catalana non hanno più potere di firma, il loro ruolo è stato azzerato da Madrid.
Nel frattempo continuano a rincorrersi le voci su un possibile arresto del presidente Carles Puigdemont. Il ministero pubblico spagnolo ha aperto una inchiesta e secondo indiscrezioni pubblicate dal quotidiano catalano "Ara" domani, lunedì, la polizia potrebbe presentarsi a casa di Puigdemont e dei ministri  per dar seguito alla denuncia davanti al Tribunale supremo spagnolo per sedizione e ribellione. Se così fosse la situazione sarebbe ad altissimo rischio. I movimenti indipendentisti secondo radio e tv si stanno preparando a manifestazioni di piazza e interpreterebbero l’arresto di Puigdemont come una dichiarazione di guerra.
In tanti in queste ore stanno predicando la calma. Ma ormai la miccia è accesa. Molti esperti di questioni catalane, peraltro, hanno fatto notare che un eventuale arresto potrebbe spingere tanti, come è accaduto con le immagini dei poliziotti che picchiavano i manifestanti a Barcellona, a schierarsi con il fronte indipendentista spostando l’ago della bilancia in caso di elezioni anticipate. E a quel punto sarebbe davvero difficile per Madrid controllare la situazione.
29.10.2017


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