La protesta popolare genera un altro sabato di violenza
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Scontri tra "gilet gialli"
e poliziotti a Parigi
ANDREA STERN


Scene di guerriglia nel centro di Parigi che ieri, per il secondo sabato consecutivo, è stato invaso dai cosiddetti "gilet gialli". Parecchie decine di migliaia di persone secondo gli organizzatori, 8mila secondo il ministero dell’Interno, sono tornate a manifestare la loro rabbia per l’aumento del prezzo dei carburanti deciso dal governo di Emmanuel Macron. 6,5 centesimi di euro in più per ogni litro di gasolio, 2,9 centesimi per la benzina, con effetto dal prossimo 1° gennaio. Aumenti moderati sopratutto se si considera che la Francia resti comunque uno dei Paesi europei con i prezzi più bassi. Ma la mossa del governo, giustificata con la volontà di incentivare l’acquisto di veicoli ecologici, si è rivelata essere la classica goccia che fa traboccare il vaso. La protesta di parte della popolazione francese contro "l’accanimento nei confronti degli automobilisti" è nata su internet e in breve tempo si è riversata sulle strade. Le manifestazioni dei "gilet gialli", così chiamati per il giubbotto che li accomuna, si protraggono ormai da una settimana e hanno già causato due morti, oltre al ferimento di centinaia di manifestanti e poliziotti.
L’epicentro degli scontri è stato ancora una volta Parigi, dove ieri è andato in scena l’atto secondo. Alle 14 si è tenuto un corteo autorizzato a Champ de Mars, nei pressi della Torre Eiffel. Ma già durante la mattinata parecchi "gilet gialli" avevano infranto il divieto di manifestare intimato dal prefetto di Parigi e avevano causato ingenti danni alle vetrine, alle pensiline e all’arredo urbano nelle vie del centro. Compresa quella che i francesi chiamano "la via più bella del mondo", l’avenue des Champs-Elysées. Ulteriori assembramenti sono stati registrati un po’ su tutto il territorio nazionale. Sempre al grido di "dimissioni per Macron".
Rispetto al sabato precedente, la partecipazione alle proteste è stata minore. Erano stati stimati 282mila "gilet gialli" per la prima tornata di proteste, ridotti a poche decine di migliaia per l’atto secondo. Ma nonostante il calo dei numeri, il movimento gode di un ampio sostegno popolare. Secondo un sondaggio realizzato dall'Istituto Odoxa per Le Figaro e France Info, il 77% dei francesi considera "legittimo" l’appello dei manifestanti a bloccare il centro di Parigi per far sentire le proprie ragioni. A far arrabbiare non è solo l’aumento del prezzo dei carburanti, ma più in generale la politica di Emmanuel Macron, ritenuta troppo compiacente nei confronti delle élites e poco comprensiva nei confronti delle esigenze della gente comune.
Ma Emmanuel Macron ha ribadito di non avere alcuna intenzione di rivedere la propria politica. Nonostante il protrarsi della mobilitazione, il presidente francese continua a fare orecchie da mercante alle richieste dei "gilet gialli". Come risposta, ieri ha schierato quasi tremila agenti per contenere i manifestanti. Non tanto la stragrande maggioranza di "gilet gialli" pacifici, ma soprattutto quel centinaio di "casseur" che hanno approfittato delle proteste per mettere a fuoco e fiamme la città. Alcuni hanno lanciato sbarre di ferro contro i poliziotti, altri hanno dato fuoco alle barricate, ai cassonetti e ad alcuni veicoli di cantiere. Agli atti di violenza gli agenti hanno risposto a colpi di manganelli e con il lancio di granate lacrimogene. Almeno otto persone sono state fermate e interrogate.
Dalle strade gli scontri si sono spostati anche nell’arena politica. Il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, ha apertamente accusato Marine Le Pen, leader del Rassemblement national, di aver "incitato ai disordini". Quest’ultima ha subito replicato definendo Castaner un disonesto. "La sua è una strumentalizzazione patetica - ha detto -, non ho mai chiamato alla violenza". Resta il fatto che la capofila dell’ultradestra vede di buon occhio l’insurrezione contro colui che l’ha sconfitta alle elezioni presidenziali. Un sostegno ai "gilet gialli" è giunto anche dall’estrema sinistra. Il leader di France Insoumise, Jean-Luc Melenchon. "Il governo vuol far credere che si tratta di gente di estrema destra e che sono poco numerosi - ha dichiarato -. Ma non è così, questa è la mobilitazione del popolo".
25.11.2018


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